Jerome Powell, Presidente della Federal Reserve
Fonte: Bloomberg via Getty Images

Quella di ieri è stata una giornata importante per la politica monetaria.

Abbiamo infatti assistito alle conferenze stampa di Jerome Powell e Haruhiko Kuroda, rispettivamente a capo di Federal Reserve e Bank of Japan, i quali hanno fornito dettagli interessanti sulle loro prossime mosse.

Con questo articolo, dunque, proviamo a fare il punto della situazione.

Prove di tapering per la Fed.

Jerome Powell ha affermato che la banca centrale statunitense potrebbe cominciare a ridurre gli acquisti di asset già in novembre, in occasione della prossima riunione del board, e vederli completati per la metà del 2022.

Questa decisione, se dovesse effettivamente prodursi, sarà comunque slegata dall’eventuale rialzo dei tassi di interesse, al momento fermi all’intervallo 0-0.25%, per i quali occorrerà ancora attendere.

Ciò fa il paio con quanto asserito recentemente da Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, e con quanto auspicato in un recente articolo del sottoscritto, riguardo la necessità da parte dei banchieri centrali di far chiarezza sugli strumenti a propria disposizione, al fine di non offrire segnali fuorvianti agli investitori.

Riguardo le stime sull’inflazione, esse sono viste in rialzo per il 2022 (+2.2%, +0.1% rispetto a quanto stimato in giugno) e stabili per il 2023 (+2.2%).

A tal proposito, si continua a ritenere che gli aumenti registrati negli ultimi mesi siano transitori e che, una volta risolti i colli di bottiglia negli approvvigionamenti, essa ritornerà nel target.

Il tasso di disoccupazione è invece visto al 3.8% per il 2022 e al 3.5% nel 2023, nessuna novità, dunque, rispetto a quanto ipotizzato in giugno.

Infine, migliorano le stime sul PIL, con un +3.8% nel 2022 e +2.5% nel 2023, entrambi superiori alle precedenti proiezioni.

Questi ultimi mesi potrebbero essere decisivi per la riconferma di Powell alla guida della Fed, il cui mandato scade il prossimo febbraio. La sensazione è che Biden sia orientato a concedergli un secondo mandato.

Nessuna novità di sorta invece da parte di Bank of Japan.

Mentre, infatti, Federal Reserve e BCE sia avviano verso una normalizzazione, seppur lenta, delle rispettive politiche monetarie, Kuroda ritiene che per il Giappone sia ancora presto.

Qualche piccolo dettaglio è invece emerso sul piano relativo alla lotta ai cambiamenti climatici, annunciato nel precente meeting, tema che, al contrario della Federal Reserve, BCE e BOJ pare vogliano affrontare: i primi prestiti verranno erogati in dicembre.

Come ampiamente previsto, BoJ ha mantenuto il suo obiettivo di tasso di interesse a breve termine a -0,1% e quello per i rendimenti obbligazionari a 10 anni intorno allo 0%.

Debole crescita e bassa inflazione, problemi che attanagliano l’economia giapponese ben prima del proliferare della pandemia, suggeriscono che BoJ sarà in ritardo rispetto alle principali banche centrali nella riduzione degli stimoli monetari.

A tal proposito, Kuroda confida nella crescita di Stati Uniti e Cina, dunque sulle esportazioni, per rinvigorire l’economia giapponese, ancora alle prese con il calo dei consumi interni.

Per uscirne, l’arma sarà ancora il controllo della curva dei rendimenti: “I tassi di interesse rimarranno bassi, anche se la politica fiscale diventa più aggressiva“, ha affermato Kuroda in una recente intervista, spiegando che essi “possono fornire un ambiente positivo per rendere più efficace la politica fiscale“.

Tutto ciò in attesa di conoscere chi guiderà il Giappone nel prossimo futuro, dopo che il Premier uscente, Yoshihide Suga, ha annunciato di non volersi ricandidare a non appena un anno dalla sua nomina, conseguente alle dimissioni dello storico leader Shinzo Abe, dimessosi per motivi di salute.

Infine, ad entrambi i banchieri centrali è stato chiesto se e quali ripercussioni porterà la crisi del colosso immobiliare cinese Evergrande per le rispettive economie: risposta analoga, nessuna. L’ancora scarsa integrazione dell’economia cinese lascia intendere che essa possa restare circoscritta nei confini cinesi.

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