
Per la prima volta in oltre quattro anni, la banca centrale di Singapore (MAS) ha deciso di allentare la propria politica monetaria.
Era dal marzo del 2020, infatti, ossia dall’avvento della pandemia da Covid-19, che la massima autorità di politica monetaria della città-stato di Singapore non agiva in tal senso: dopo i cinque inasprimenti consecutivi dall’ottobre del 2021 a quello del 2022, resisi necessari per combattere la spirale inflazionistica, il MAS aveva finora optato per un atteggiamento attendista.
Prima di addentrarci nel tema, ritengo utile chiarire un aspetto a mio avviso fondamentale per la comprensione: a differenza di quanto previsto dalle principali banche centrali del mondo, il MAS (Monetary Authority of Singapore) ha come principale strumento a sua disposizione non il tasso di riferimento, bensì il tasso di cambio (S$NEER): è controllando le oscillazioni del dollaro di Singapore rispetto ad un paniere di valute corrispondente a quelle dei principali partner commerciali che il livello dei prezzi viene stabilizzato.
Nello specifico il suo controllo viene mantenuto all’interno di una banda, della quale viene regolata la pendenza, la variabile più soggetta a aggiustamenti, la centratura e, in casi remoti, vedi l’11 settembre o la crisi del 2008, l’ampiezza, senza però mai specificarne i dettagli, né del paniere, né della fascia e né il ritmo a cui la valuta si apprezza o deprezza, il MAS si limita a comunicare soltanto un eventuale cambiamento.

Come recita comunicato ufficiale, “Il MAS ha deciso in questa occasione di ridurre leggermente la pendenza della banda di politica S$NEER“, lasciando inalterati gli altri due parametri, centratura e ampiezza. “Questo aggiustamento misurato” – prosegue il comunicato – “è coerente con un percorso di apprezzamento modesto e graduale della fascia di politica S$NEER che garantirà la stabilità dei prezzi a medio termine.”
La decisione di attuare una politica monetaria espansiva e dare così nuovo slancio alla crescita, “vista” tra l’1 ed il 3%, in flessione rispetto al 4% osservato lo scorso anno, è stata resa possibile dalle ultime stime sul tasso di inflazione core, ossia quello che esclude i costi di trasporto privato su strada e sugli alloggi, in calo, tra l’1 ed il 2% nel 2025, rispetto a quelle di ottobre (1.5%-2.5%) e al dato del 2024 (2.7%) e del 2023 (4.2%).
Sebbene la città-stato di Singapore sia particolarmente dipendente dal commercio internazionale, in particolare da quello del sud-est asiatico, rendendola di fatto vulnerabile da qualsiasi shock globale, economico o geopolitico, stando alle dichiarazioni del MAS, non sembrerebbero esserci particolari timori riguardo i risvolti inflazionistici di una eventuale nuova guerra commerciale innescata da Trump; si ritiene infatti che un eventuale aumento dei prezzi delle importazioni dovrebbe essere compensato da un rallentamento del commercio globale, complici l’aumento del prezzo del petrolio e quello delle principali materie.
Riprendendo ancora il comunicato ufficiale, “La MAS monitorerà attentamente gli sviluppi economici globali e nazionali e rimarrà vigile sui rischi per l’inflazione e la crescita“, lo stesso farò io, continuando ad aggiornarvi su questo ed altri temi di politica monetaria che riterrò meritevoli della mia e della vostra attenzione.
Grazie per la lettura, al prossimo articolo.

