“The lady’s not for turning”.
Potrebbe essere sintetizzato con questo aforisma dell’ex Primo Ministro inglese, Margaret Thatcher, ripreso ieri in conferenza stampa da Christine Lagarde, quanto prodotto dal board della Banca Centrale Europea nel suo consueto meeting mensile.
La massima autorità di politica monetaria dell’Eurozona, seppur annunciando la volontà di rallentare il ritmo del suo programma di acquisti di emergenza pandemico (PEPP) per l’ultimo trimestre del 2021, ha chiarito che non si tratta di “tapering”.
La BCE, dunque, al contrario di quanto dichiarato dalla Federal Reserve statunitense e da Bank of England, convinte nel voler ridurre gli acquisti di asset già quest’anno, o delle banche centrali di Canada, Australia e Nuova Zelanda, che hanno già cominciato, non ha intenzione di terminare l’acquisto di obbligazioni, ma solo di ricalibrarlo.
I restanti 500 del mastodontico programma da 1,850 miliardi istituito dalla BCE lo scorso anno per combattere gli effetti della pandemia verranno spalmati ad un ritmo ridotto rispetto a quanto previsto nei precedenti due trimestri: dagli 80 miliardi al mese ad una cifra che andrà tra i 60 ed i 70 miliardi.
La decisione è frutto del forte rimbalzo della crescita e dell’inflazione registrata nella zona euro nell’ultimo trimestre, con l’aumento delle vaccinazioni che ha permesso l’allentamento delle restrizioni e ha stimolato l’attività di imprese e famiglie.
“Non siamo fuori pericolo, c’è ancora molta strada da fare” ha ammonito Lagarde, aggiungendo che vanno recuperati ancora due milioni di posti di lavoro per tornare ai livelli pre-pandemici e che la diffusione della variante delta potrebbe rallentare la ripresa.
Le nuove stime sull’inflazione, inoltre, conseguenza dei colli di bottiglia della catena di approvvigionamento, su tutti quella dei chip, sembrano confermare la transitorietà del fenomeno (2,2% per quest’anno, prima di tornare all’1,7% l’anno prossimo e all’1,5% nel 2023), le precauzioni prese con la nuova “Strategy Review” dovrebbero scongiurare prematuri ed intempestivi cambi di rotta. Buone notizie anche sul fronte della crescita: +5% per l’anno in corso, 4.6% per il prossimo e 2.1 per il 2023.
In generale, il nuovo quadro politico lascia presagire una politica monetaria più flessibile nell’area dell’euro per gli anni a venire, anche se, come al solito, non mancheranno le frecciatine dei falchi. A tal proposito, Robert Holzmann e Klaas Knot, rispettivamente Presidenti delle banche nazionali austriaca e olandese, hanno già avvertito sui rischi legati al mantenimento di una posizione eccessivamente accomodante.
Lo spartiacque potrebbe essere la riunione del prossimo 16 dicembre, nella quale il board della BCE deciderà quale sarà la strategia che l’Istituzione intenderà perseguire dopo la fine di marzo, l’iniziale scadenza fissata per il PEPP.
Infine, restano invariate le altre misure di politica monetaria:
- I tassi restano allo 0%, quello sui depositi a -0,5%.
- Gli acquisti relativi al programma App (il QE 2) continueranno ad un ritmo di 20 miliardi al mese.
- A dicembre sarà realizzata l’ultima asta di Tltro, le iniezioni di liquidità a lungo termine finalizzate al finanziamento delle imprese, e nella riunione di quel mesi sarà valutato se proporne di nuove.
Come asserito dal sottoscritto in un precedente articolo, è importante in questa fase che la politica monetaria faccia chiarezza sulle varie misure, emergenziali e non, intraprese nel recente passato, allo scopo di non compromettere la fiducia degli investitori.
Hai trovato interessante questo articolo?
Condividilo, lascia un like alla mia pagina Facebook o iscriviti alla newsletter in modo da non perderti le future pubblicazioni, grazie per la lettura!



