Quest’oggi, invece, ho intenzione di parlarvi di Hong Kong, per certi versi, anch’essa definibile città-stato, in quanto, sebbene faccia formalmente parte della Cina, detiene un alto grado di autonomia, sia sul piano legale che politico: “un Paese, due sistemi“.
Per la prima volta in oltre quattro anni, la banca centrale di Singapore (MAS) ha deciso di allentare la propria politica monetaria.
Era dal marzo del 2020, infatti, ossia dall’avvento della pandemia da Covid-19, che la massima autorità di politica monetaria della città-stato di Singapore non agiva in tal senso: dopo i cinque inasprimenti consecutivi dall’ottobre del 2021 a quello del 2022, resisi necessari per combattere la spirale inflazionistica, il MAS aveva finora optato per un atteggiamento attendista.
Sono mesi che ho voglia di scrivere un articolo sul Presidente argentino Javier Milei e il suo tentativo di resuscitare l’economia argentina. Sono mesi quindi che mi informo, anzi, a dirla tutta è ormai un anno – Milei è stato infatti eletto nel dicembre del 2023 – che raccolgo notizie, risfoglio i miei libri di macroeconomia, leggo e ascolto le opinioni di esperti da ogni parte del mondo.
Perché tutto questo tempo? Grossomodo, per due ordini di motivi.
Il primo era la necessità di eliminare tutte le sovrastrutture che caratterizzano l’azione dell’eccentrico Presidente argentino, sulle quali, ahimè, una buona parte della stampa generalista, soprattutto quella italiana, è ferma.
La scorsa settimana, pur monopolizzata dalle presidenziali americane e dalla netta affermazione di Donald Trump, ha visto andare in scena anche dal consueto meeting della Federal Reserve, che ha abbassato all’unanimità il livello dei tassi di un ulteriore quarto di punto, dopo il più consistente taglio di 50 punti base operato poco più di un mese fa, portandoli all’intervallo 4.5%-4.75%, confermando così gli sforzi della massima autorità di politica monetaria statunitense di mantenere l’espansione economica del Paese (+2.8% nei primi 9 mesi dell’anno) nonostante qualche lieve scricchiolio sul fronte occupazionale (solo +12mila posti di lavoro ad ottobre).
Pan Gongsheng, Governatore di People’s Bank of China.
L’avevo raccontato sia su queste pagine sia, personalmente, a diversi miei clienti: lo spartiacque per gli emergenti, in particolare gli asiatici, sarebbe stato il primo taglio dei tassi della Federal Reserve.
Con il taglio di 50 punti base della scorsa settimana, infatti, che ha portato il livello dei tassi al 4.75%-5%, le economie dei Paesi asiatici potranno finalmente ricominciare a essere attraenti nei confronti degli investitori internazionali e, se necessario, abbassare a loro volta i tassi per stimolare i consumi interni e, dunque, la crescita economica.
È stata la settimana della Fed: con il taglio di ben 50 punti base, nel gergo “jumbo cut”, annunciato lo scorso giovedì, Jerome Powellha dato il via ad una nuova fase per la politica monetaria a stelle e strisce.
Il livello dei tassi, ai massimi dal 2001, nel tentativo di combattere la spirale inflazionistica acuitasi nel post Covid, passa così dal 5,25%-5,5% al 4,75%-5%; come sono solito ricordare, la massima istituzione di politica monetaria statunitense, infatti, a differenza della BCE, non utilizza un valore puntuale, bensì un intervallo.