Tiriamo le somme, la Trumponomics ha funzionato?

Donald-Trump
Il Presidente americano Donald Trump in uno dei suoi comizi.

Tra pochi giorni, il prossimo 3 novembre, gli americani saranno chiamati ad eleggere il prossimo Presidente degli Stati Uniti d’America: la sfida è tra il repubblicano, nonché attuale inquilino alla Casa Bianca, Donald Trump, ed il democratico, ex vice di Barack Obama, Joe Biden.

Sebbene l’esito delle elezioni statunitensi sarà con ogni probabilità pesantemente influenzato dalle modalità con cui l’attuale amministrazione ha gestito la pandemia, dato che questo blog si prefigge di analizzare i fatti per lo più da un punto di vista macroeconomico, mettiamo per una volta da parte il Covid-19 e concentriamo la nostra attenzione esclusivamente sui risultati che l’amministrazione Trump ha raggiunto in tal senso, in altre parole, se il “Make America Great Again” ripetuto come un mantra nella precedente campagna elettorale ha ottenuto i risultati promessi.

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Target inflazionistico, la Fed rivede la propria strategia.

Jerome Powell, Presidente della Federal Reserve.
Jerome Powell, Presidente della Federal Reserve.

Un tasso di inflazione superiore al 2% non è più un tabù.

In estrema sintesi è quanto ha dichiarato ieri Jerome Powell, Presidente della Federal Reserve, durante il suo discorso nel tradizionale appuntamento di Jackson Hole, l’incontro che annualmente si tiene a fine estate tra i maggiori banchieri centrali del mondo, svoltosi stavolta, eccezionalmente, causa pandemia, in videoconferenza.

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Next Generation EU, l’Europa s’è desta.

L’accordo sul Next Generation EU – ex Recovery Fund – raggiunto nella mattinata di ieri dai 27 rappresenta un vero e proprio spartiacque per la storia dell’Unione Europea.

Questo perché, per la prima volta, l’UE, dopo una lunga ed estenuante trattativa, ha deciso di indebitarsi in maniera consistente per finanziare dei trasferimenti verso i propri stati membri, in particolare quelli più colpiti dalla pandemia da Covid-19.

Tv e giornali, con l’ormai detestabile, almeno dal mio punto di vista, linguaggio da stadio tanto in voga sui social, si sono immediatamente interrogati su quale Paese, partito o leader politico abbia vinto o perso questa partita, un approccio che sicuramente farà click e condivisioni, dunque soldi, ma che spoglia il dibattito dell’analisi seria di cui questo storico accordo necessiterebbe.

Sgombriamo dunque immediatamente il campo, non ci sono vincitori né vinti: l’accordo, come sempre accade, è frutto di diversi compromessi che questo articolo si prefigge di raccontare.

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Eurozona, Bulgaria e Croazia riaccendono la speranza.

Bulgaria-Croazia-Euro

La crisi del debito, prima, e quella da Covid-19, poi, hanno rappresentato un volàno importante per l’ascesa dei partiti euroscettici, sempre pronti a speculare sulle debolezze o sulle mancanze di un progetto, quello dei cosiddetti “Stati Uniti d’Europa”, ancora lontano dal suo completamento.

Ciò nonostante, mentre il Regno Unito si appresta a lasciare l’Unione Europea dopo 4 lunghi anni di tira e molla e i restanti Paesi membri cercano di trovare faticosamente la quadra sul Recovery Fund, Croazia e Bulgaria provano ad accendere una speranza sul futuro dell’Europa.

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Hong Kong, nuovo capitolo della guerra USA-Cina.

Dollaro di Hong Kong.

L’accordo raggiunto in gennaio tra Stati Uniti e Cina sembrava aver messo fine alla guerra commerciale tra le due superpotenze lasciando presagire un periodo di prosperità per l’economia mondiale.

L’avvento del coronavirus, i silenzi della Cina in tal senso e l’incapacità dell’amministrazione statunitense di fronteggiarlo, hanno scombussolato la tregua raggiunta, esacerbando ancor di più i già difficili rapporti tra Pechino e Washington. L’ultimo capitolo di questa nuova guerra fredda attiene alle recenti mosse da parte della Cina di limitare le libertà politiche dell’ex colonia britannica di Hong Kong, sollevando le critiche quasi unanimi della comunità internazionale.

Diverse le opzioni al vaglio della Casa Bianca, dalla messa al bando della famosa app video cinese Tik Tok, alla negazione dei visti per le centinaia di migliaia di studenti cinese che ogni anno si iscrivono presso i college statunitensi, sino ad un attacco allo status di Hong Kong come hub finanziario globale.

Ed è proprio di questa ultima eventualità che vorrei parlarvi in questo articolo.

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