Haruhiko Kuroda
Haruhiko Kuroda, Governatore di Bank of Japan.

La riunione del board di Bank of Japan di questo mese era particolarmente attesa dagli osservatori internazionali. Il governatore Haruhiko Kuroda, infatti, lo scorso dicembre aveva annunciato per marzo una review dei suoi strumenti, allo scopo di renderli più flessibili e dunque più efficaci nell’affrontare gli effetti della pandemia da coronavirus sull’economia nipponica.

In generale, quanto viene disposto dalla Banca centrale del Paese del Sol Levante è particolarmente interessante perché, storicamente, ciò ispira quanto sarà poi deciso dalle omologhe Federal Reserve e Banca Centrale Europea.

Vediamo allora insieme quali cambiamenti sono stati apportati e quali obiettivi BoJ auspica possano essere raggiunti.

Ampliamento della banda di oscillazione dei rendimenti a lungo termine.

BoJ ha annunciato un ampliamento della banda di oscillazione dei rendimenti a lungo termine intorno al target, portandola dal precedente 0.20% allo 0.25%. Tale regola, è stato chiarito, non verrà però applicata con rigidità e in via automatica ogni qual volta i tassi si sposteranno al di sotto della banda. In altre parole, il tasso di rendimento dei titoli di Stato decennali giapponesi viene mantenuto artificialmente allo 0% nell’ambito della strategia di controllo della curva dei rendimenti (yield curve control) ma gli viene data maggior libertà di oscillare.

Abbandono della guidance sull’acquisto di ETF al ritmo annuo di 6 trilioni di yen.

BoJ ha poi annunciato che gli acquisti di ETF (exchange-traded fund), ossia di fondi passivi che replicano fedelmente un indice di riferimento, non saranno più ancorati al ritmo, precedentemente previsto, di 6 trilioni di yen all’anno ma disposti in maniera flessibile, collegati all’esclusivamente all’indice Topix (Tokyo stock Price IndeX) ed entro un tetto di 12 trilioni di yen. Particolarmente interessante è il passaggio al più ampio indice Topix dal precedente Nikkei 225, mossa che ha l’obiettivo di scongiurare la possibilità che BoJ detenga troppe azioni di poche società.

Infine, il tasso di riferimento a breve termine resta invariato a -0.1%.

Gli accorgimenti apportati non cambiano l’obiettivo che BoJ punta a perseguire, ossia il raggiungimento del target inflazionistico del 2%, ma mirano a renderlo più sostenibile.

La necessità di creare uno spazio di respiro extra per gestire lo stimolo monetario, che la pandemia ha probabilmente costretto ad ampliare in durata rispetto alle precedenti previsioni, si era reso evidente già alla fine dello scorso anno, quando i prezzi sono scesi ad un ritmo mai così veloce in dieci anni e con BoJ diventata il più grande detentore di azioni e obbligazioni giapponesi.

“La BOJ sta cercando di trovare un equilibrio su una corda molto tesa tra gli effetti collaterali e la necessità di continuare ad allentarsi”, ha dichiarato Tetsufumi Yamakawa, capo della ricerca economica giapponese presso Barclays PLC ed ex funzionario della BOJ.

Tale revisione, votata ad ampia maggioranza (8-1), segna l’ultima iterazione del massiccio programma di stimolo lanciato nell’aprile 2013, quando l’allora primo ministro Shinzo Abe, nominò Kuroda governatore di Bank oj Japan.

Inizialmente, la BoJ si era impegnata ad acquistare 50 trilioni di yen in titoli di Stato ogni anno, cifra poi aumentata a 80 trilioni l’anno successivo. Nel 2016, la coraggiosa svolta: acquisti illimitati per mantenere il tasso di rendimento dei titoli del tesoro decennali intorno allo zero.

Nonostante uno stimolo monetario senza precedenti, il Giappone ha faticato a raggiungere il target inflazionistico, soprattutto dopo che il Governo ha aumentato l’imposta sui consumi nel 2014 e nel 2019.

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