La pandemia ha avuto – e sta tutt’ora avendo – un impatto devastante sulle nostre vite.
Sebbene essa sia ascrivibile ad uno shock simmetrico – a differenza delle ultime crisi essa ha riguardato l’intero Pianeta – le conseguenze, soprattutto sul piano economico, sono state diverse, le disuguaglianze sono aumentate.
Anche da questa crisi, insomma, ne sono derivati vincitori e vinti.
L’ha fatto di nuovo. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, a soli quattro mesi dalla nomina di Naci Agbal a presidente della Banca Centrale turca, cambia ancora, decidendo di affidare la guida della massima autorità di politica monetaria del Paese a Sahap Kavcioglu, economista ed ex deputato del suo partito, AKP (Adalet ve Kalkinma Partisi – Partito per la Giustizia e lo Sviluppo in turco).
La riunione del board di Bank of Japan di questo mese era particolarmente attesa dagli osservatori internazionali. Il governatore Haruhiko Kuroda, infatti, lo scorso dicembre aveva annunciato per marzo una review dei suoi strumenti, allo scopo di renderli più flessibili e dunque più efficaci nell’affrontare gli effetti della pandemia da coronavirus sull’economia nipponica.
In generale, quanto viene disposto dalla Banca centrale del Paese del Sol Levante è particolarmente interessante perché, storicamente, ciò ispira quanto sarà poi deciso dalle omologhe Federal Reserve e Banca Centrale Europea.
Vediamo allora insieme quali cambiamenti sono stati apportati e quali obiettivi BoJ auspica possano essere raggiunti.
Sparisce il solito tavolo, al suo posto un podio. Christine Lagarde, Presidente della BCE.
“Il mantenimento di condizioni finanziarie favorevoli durante il periodo della pandemia rimane essenziale.”
Basterebbe questa frase, pronunciata da Christine Lagarde nel discorso di apertura della conferenza stampa, per sintetizzarne il contenuto della consueta riunione mensile del board della Banca Centrale Europea tenutasi ieri.
Per oltre un decennio i banchieri centrali hanno dovuto misurarsi con la scarsa efficacia dei propri strumenti nel riportare il tasso di inflazione sui livelli target – Curva di Phillips non più valida?, trappola della liquidità? la dottrina si sta ancora interrogando – condizione che li aveva spinti a sollecitare una maggiore spesa pubblica (Ricorderete l’editoriale di Mario Draghi sul Financial Times dello scorso marzo).
Il 2020 avrebbe dovuto essere l’anno di un ritorno prepotente della politica fiscale, la quale avrebbe di fatto sancito la fine del monetarismo “puro”, quello che vede la quantità di moneta in circolazione come unica variabile capace di influenzare il tasso di inflazione.
Il rendimento dei Titoli di Stato dell’Eurozona sembrano troppo stabili nell’ultimo periodo.
Nel mio ultimo articolo concernente la riunione del board della Banca Centrale Europea di gennaio, avevo fatto un cenno all’eventualità, auspicata dal Presidente della Banca di Spagna, Pablo Hernández de Cos, di valutare il controllo della curva dei rendimenti dei titoli del Tesoro dell’area euro, allo scopo di evitare una nuova esplosione degli spread tra le economie più forti e quelle più deboli in un modo probabilmente ancor più efficace e meno dispendioso di quanto osservato con lo strumento del quantitative easing.