Christine Lagarde
Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea.

Nella giornata di ieri si è tenuto il primo meeting dell’anno della Banca Centrale Europea. Sebbene non vi sia stata alcuna novità di sorta, ritengo opportuno, dato che siamo ad inizio anno. fare il punto sulla situazione.

Cominciamo col dire che, nella consueta conferenza stampa, il Presidente della massima autorità di politica monetaria dell’Eurozona, Christine Lagarde, ha chiarito che, quanto annunciato soltanto il mese scorso, si dimostrerà sufficiente per portare l’economia europea fuori dalla crisi.

In sintesi, dunque:

  • Viene confermato il programma di acquisti pandemici (PEPP) da 1,85 trilioni di euro che durerà sino a marzo 2022 e, in ogni caso, finché l’Istituzione non riterrà conclusa la fase critica legata alla pandemia. Anche in questa occasione Christine Lagarde ha tenuto a sottolineare come l’ipotesi che non tutta la dotazione sarà utilizzata è reale, tanto da farlo sembrare una concessione ai falchi, le cui rimostranze, dopo la gaffe di un anno fa, dove l’ex Presidente del Fondo Monetario Internazionale dichiarò “Non siamo qui per ridurre gli spread”, complice lo scoppio della pandemia e dunque la necessità da parte dell’Istituzione di intervenire prepotentemente, erano state messe un po’ all’angolo. Chissà, di certo, all’orizzonte non vi è alcuna ipotesi di monetizzare il debito, nonostante su questo aspetto si sia pronunciato favorevolmente persino il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. Nel contempo Christine Lagarde ha chiarito anche che, se necessario, la BCE è pronta a ricalibrare la dotazione, allo scopo di preservare le favorevoli condizioni di finanziamento che contribuiscono a contrastare lo shock negativo sul profilo dell’inflazione. A tal proposito, il Consiglio direttivo continuerà a reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PEPP almeno sino alla fine del 2023 e, in ogni caso, la futura riduzione del portafoglio di tale strumento (tapering) verrà gestita con l’obiettivo di evitare interferenze con l’adeguato orientamento della strategia di politica monetaria; in altre parole, la deroga al principio del capital key, ossia all’acquisto di titoli del debito pubblico sul mercato secondario dei Paesi membri in proporzione alla quota di capitale della BCE detenuta da ciascuno di essi, non durerà per sempre. Anche in questo caso la sensazione è che Christine Lagarde abbia provato a mantenere un certo equilibrio tra le posizioni dei falchi e quelle delle colombe, un atteggiamento da politico più che da tecnico.
  • Prosegue il QE da 20 miliardi di euro al mese inaugurato dal suo predecessore Draghi.
  • Confermati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi, rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%.
  • Le banche potranno ottenere finanziamenti a lungo termine a tassi fino a -1% fino a metà 2022.
  • Proseguono gli sforzi da parte dell’Istituzione nel fornire abbondante liquidità ad imprese e famiglie, attraverso le operazioni di rifinanziamento di lungo termine (Tltro).

Se da un lato, infatti, il rallentamento delle prospettive di crescita dell’Eurozona, a causa dei nuovi lockdown imposti da diversi Paesi europei per arginare il diffondersi della pandemia, si prolungherà anche nel primo trimestre del 2021, vi sono alcuni aspetti positivi, quali il lancio della campagna vaccinale, l’approvazione da parte della Commissione europea del Next Generation EU, il travagliato ma finalmente conclusosi passaggio di consegne alla Casa Bianca e l’accordo raggiunto in extremis su Brexit, lasciano ben sperare per il prosieguo dell’anno, con le proiezioni di crescita per l’area euro per il 2021 in linea con quanto previsto 6 settimane fa, ossia al 3.9%.

Sul fronte inflazione, invece, i risultati restano estremamente deludenti, con un -0.3% fatto registrare in dicembre. Nei primi mesi del 2021, secondo Lagarde, essa dovrebbe ritornare su territori positivi, soprattutto grazie alla fine della riduzione temporanea dell’IVA in Germania (l’aliquota standard ritorna dal 16% al 19% e quella ridotta dal 7% al 5%). Ciò nonostante, il livello dei prezzi in Eurozona rimane molto al di sotto del livello target, a causa di una domanda ed un mercato del lavoro ancora deboli e dell’apprezzamento dell’euro sui mercati internazionali. Il Consiglio direttivo, come è logico che sia, si è detto “pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito, in linea con il suo impegno alla simmetria.”

Nessuna novità sulla parte dell’incontro che sarebbe stata dedicata all’attesa Strategy Review, annunciata ormai un anno fa da Christine Lagarde, concernente probabilmente la modifica dell’obiettivo di inflazione – come fatto da Jerome Powell lo scorso aprile – e sulle modalità con cui la BCE intende agire per fare la propria parte nell’affrontare la questione del cambiamento climatico.

Riguardo infine le domande poste dai giornalisti, sono due i temi che hanno catturato la mia attenzione.

Il primo riguarda l’ipotesi del lancio dell’euro digitale, su cui Chistine Lagarde è stata piuttosto lapidaria, dichiarando che non c’è alcuna novità all’orizzonte e che, anzi, su tale tema, occorrerà attendere diversi anni. La seconda attiene alla curva dei rendimenti, il cui controllo, seguendo la strada tracciata da Bank of Japan e Reverse Bank of Australia, secondo il Presidente della Banca di Spagna, Pablo Hernández de Cos, andrebbe valutato. In realtà, secondo illustri osservatori, ciò starebbe già avvenendo.

Lagarde ha preferito deviare la risposta, consapevole di essere su un terreno minato, in quanto il controllo dei rendimenti, non soltanto esula dal mandato imposto dai Trattati, ma sarebbe anche piuttosto complesso da attuare in un’unione valutaria ancora lontana dal suo pieno compimento. Sorprende che non ci sia stata alcuna domanda sull’Italia, bloccata per l’ennesima volta dalla storica instabilità politica e da un piano sul Recovery Fund ancora del tutto deficitario, nonostante il nostro Paese sarà quello che otterrà la più ampia porzione degli aiuti.

Hai trovato interessante quest’articolo?

Condividilo e non dimenticare di iscriverti alla newsletter o di mettere un like alla mia pagina Facebook, in modo da restare sempre aggiornato sulle future pubblicazioni, grazie!