Naci Agbal, nuovo Governatore della Banca Centrale turca. Credits: Bloomberg

È notizia di queste ore la rimozione del Governatore della Banca Centrale turca, Murat Uysal, ad opera del Presidente Recep Tayyip Erdogan; a succedergli sarà Naci Agbal, suo ex ministro delle finanze fino al 2018.

Finisce così, a poco più di un anno dalla nomina – avvenuta nel luglio dello scorso anno – l’avventura di Murat Uysal alla guida della massima autorità di politica monetaria turca.

Paga, a detta del Presidente, lo scarso sostegno alla valuta locale, la lira turca, in calo quest’anno di oltre il 30% rispetto al dollaro – la peggiore performance tra i Paesi emergenti – e l’incapacità di frenare l’inflazione, schizzata all’11.89% rispetto all’obiettivo fissato del 5%. Ciò va probabilmente a sommarsi ad un certo nervosismo da parte di Ergodan per l’esito delle elezioni americane, dato che i rapporti con Joe Biden, ormai prossimo alla vittoria, non saranno così idilliaci come quelli osservati in questi anni con il suo predecessore Trump.

Fonte: Bloomberg

Motivazioni analoghe a quelle che lo scorso anno portarono al licenziamento di Murat Cetinkaya e che, se la situazione economica della Turchia non dovesse migliorare, scommetto porteranno tra qualche tempo al licenziamento dello stesso Agbal.

Alla base c’è un misunderstanding piuttosto grave. Erdogan, in contrasto con quanto afferma la teoria economica, persiste nella convinzione che un alto costo dell’indebitamento, quindi un alto livello dei tassi, generi un incremento dell’inflazione. La maggior parte dei banchieri centrali di tutto il mondo ritiene che sia vero esattamente il contrario.

Eppure, nella sua breve esperienza, Uysal aveva operato ben 9 tagli al costo del denaro per complessivi 1.575 punti base, lasciando i costi di indebitamento aggiustati per l’inflazione tra i più bassi al mondo. Ciò ha senz’altro aiutato il Governo Erdogan nel suo piano di supporto all’economia del Paese da 740 miliardi di dollari durante la pandemia da coronavirus ma ha, inevitabilmente, avuto ripercussioni inflazionistiche, concretizzatesi nel minimo storico del cambio con il dollaro toccato ieri a 8,5793.

I tentativi di arginare il crollo della lira turca, senza poter agire sul tasso ufficiale per non innervosire ulteriormente Erdogan, si sono rivelati fallimentari, attirando le ire degli investitori e non evitandogli il licenziamento.

L’indipendenza della politica monetaria da quella fiscale, uno dei capisaldi della moderna dottrina economica, continua ad essere indigesto alle democrazie illiberali e non solo a quelle, basti ricordare gli attacchi dell’ormai ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Janet Yellen prima e a Jerome Powell poi.

Hai trovato interessante quest’articolo? L’invito, come sempre, è iscrivervi alla newsletter del sito in modo da restare informati sulle future pubblicazioni, grazie per la lettura!