I casi Huarong e Evergrande, la Cina spaventa il mondo.

All’inizio dello scorso anno, poco prima che la pandemia si abbattesse sull’Occidente, con questo articolo dal titolo “E’ possibile evitare la prossima crisi economica?”, avevo ipotizzato che l’elevato rapporto tra debito privato e prodotto interno lordo registrato in diversi Paesi del mondo, in molti casi superiore a quello statunitense, potesse portare ad un epicentro diverso per la prossima crisi economica.

Gli avvenimenti di questi giorni suggeriscono che questo epicentro possa essere la Cina.

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La BCE ricalibra il suo arsenale.

Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea.

The lady’s not for turning”.

Potrebbe essere sintetizzato con questo aforisma dell’ex Primo Ministro inglese, Margaret Thatcher, ripreso ieri in conferenza stampa da Christine Lagarde, quanto prodotto dal board della Banca Centrale Europea nel suo consueto meeting mensile.

La massima autorità di politica monetaria dell’Eurozona, seppur annunciando la volontà di rallentare il ritmo del suo programma di acquisti di emergenza pandemico (PEPP) per l’ultimo trimestre del 2021, ha chiarito che non si tratta di tapering.

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Bitcoin, è la volta di Cuba.

Alcuni mesi fa avevamo parlato di El Salvador, il primo Paese al mondo a dare corso legale ai bitcoin.

È di questa settimana la notizia secondo cui anche Cuba si appresta ad abbracciare le criptovalute. Giovedì scorso, infatti, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del Paese centroamericano la risoluzione 215, la quale afferma che la banca centrale stabilirà nuove regole su come gestire le valute digitali e che, per operare nel settore, sarà necessario l’ottenimento di un’apposita licenza.

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QE, occorre fare chiarezza.

La valle Jackson Hole, nel Wyoming, che ogni anno, da quasi quaranta, ospita i più importanti banchieri centrali del mondo.

L’ultimo decennio è stata particolarmente complicato per la politica monetaria.

La crisi finanziaria prima, quella del debito poi, infine quella legata al coronavirus, hanno generato un inquietante senso di impotenza tra i banchieri centrali, i cui strumenti si sono dimostrati inefficaci nel ricondurre le rispettive economie sul sentiero della crescita.

Un tempo era l’impossibilità di riportare il tasso di inflazione al livello target, ora, quello di impedire che esso venga di slancio superato, nonostante i correttivi recentemente annunciati.

Una rincorsa che ha portato politiche convenzionali, quali il tasso di riferimento, e politiche non convenzionali, su tutte il quantitative easing (QE), a sovrapporsi, tanto da rendere difficile per gli investitori carpire quali saranno le future strategie di politica monetaria.

Per tali ragioni, credo sia arrivato il momento da parte dei banchieri centrali di far chiarezza sulle varie misure, in particolare su quando ciascuna di essa debba essere utilizzata e su quando, invece, sia auspicabile un periodo di assestamento.

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Afghanistan, la crisi economica incombe.

Il popolo afghano in fuga da Kabul. Fonte: AP

Le notizie che giungono da Kabul sono drammatiche.

Il sottoscritto, come immagino gran parte di voi, ne segue con ansia gli sviluppi, provando a maturare un pensiero che sia scevro da qualsiasi condizionamento politico.

Non è facile. Non lo sarebbe in generale, non lo è tantomeno in questa specifica circostanza: è troppa la distanza che ci separa dall’Afghanistan, e con distanza non mi riferisco certo a quella chilometrica.

Dunque, anziché avventurarmi in quelle che sarebbero certamente opinabili e sommari punti di vista, discutibili invasioni di campo che non aggiungerebbero nulla a quanto è possibile leggere o ascoltare altrove, preferisco restare fedele ai temi di cui questo blog si occupa, anche perché, una volta che i talebani avranno cristallizzato il loro dominio sul Paese, concludendo così la “fase militare”, il popolo afghano sarà chiamato ad affrontare una fase che si preannuncia altrettanto drammatica e probabilmente ben più duratura, quella di una crisi economica.

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Climate change, il ruolo della politica monetaria.

Quello tra politica monetaria e lotta al cambiamento climatico è uno strano rapporto, anzi, per certi versi, un non rapporto: perché mai una banca centrale, le cui mansioni – stabilità monetaria e finanziaria – sono espressamente circoscritte al mandato che l’ha istituita e i cui vertici neppure sono eletti, bensì nominati, dovrebbe interessarsi a temi che attengono la sfera decisionale politica?

Il rischio di un’invasione di campo è evidente.

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