Dopo oltre un decennio di risultati inconsistenti, dove i principali banchieri centrali si erano lanciati, invano, nell’utilizzo di (quasi) ogni strumento a propria disposizione – convenzionale e non – per uscire dalla preoccupante spirale deflazionistica, ecco che i primi segnali di una crescita dei prezzi erano cominciati a far capolino un po’ in tutto il mondo.
Il grafico di Bloomberg riassume la politica monetaria turca degli ultimi anni.
La Banca Centrale turca continua ad essere ostaggio delle teorie “tragi-economiche” del Presidente Recep Tayyip Erdogan.
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È di ieri, infatti, la notizia di un nuovo taglio dei tassi di ulteriori 200 punti base operato dal banchiere centrale Sahap Kavcioglu sotto la pressione del suo “datore di lavoro”, che porta il tasso di riferimento al 16%.
Sì, perché da alcuni giorni il Paese sudamericano ha deciso di lanciare una nuova versione della sua valuta, il bolivar, che per l’occasione guadagna l’appellativo di “digitale”.
Si tratta dell’ennesimo tentativo da parte del Presidente Maduro di arginare la drammatica svalutazione della valuta venezuelana, che ha portato negli ultimi anni sempre più residenti ad adottare il dollaro statunitense per i propri acquisti.
Essere Governatore della Banca Centrale turca continua ad essere un mestiere complicatissimo.
La scorsa settimana il Governatore Sahap Kavciogluha annunciato un’ulteriore riduzione dei tassi, nell’ordine di 100 punti base, portando il tasso ufficiale di riferimento al 18%.
Norges Bank è la prima grande banca centrale ad aumentare i tassi di interesse nel post pandemia: nella riunione del board tenutasi ieri, il Governatore Oystein Olsen ha annunciato l’aumento di un quarto di punto percentuale (da zero a +0,25%) lasciando intendere la volontà di un ulteriore aumento entro la fine dell’anno.
Jerome Powell, Presidente della Federal Reserve Fonte: Bloomberg via Getty Images
Quella di ieri è stata una giornata importante per la politica monetaria.
Abbiamo infatti assistito alle conferenze stampa di Jerome Powell e Haruhiko Kuroda, rispettivamente a capo di Federal Reserve e Bank of Japan, i quali hanno fornito dettagli interessanti sulle loro prossime mosse.
Con questo articolo, dunque, proviamo a fare il punto della situazione.