Bitcoin, El Salvador primo Paese ad adottarli.

da | Giu 26, 2021 | Politica economica | 1 commento

Nayib Bukele, Presidente di El Salvador. Credit: El País

Il prossimo 7 settembre, nello Stato di El Salvador entrerà in vigore una legge, approvata a larga maggioranza lo scorso 8 giugno, che renderà obbligatoria l’accettazione di bitcoin come mezzo di pagamento.

El Salvador sarà dunque il primo Paese al mondo a dare corso legale ai bitcoin.

La famosa criptovaluta affiancherà il dollaro, il quale, almeno per il momento, resterà l’unica valuta ufficiale per pagare stipendi e pensioni, oltre che per redigere i bilanci delle aziende, mentre il valore dei prodotti e dei servizi commercializzati nel Paese potrà essere espresso in entrambe le valute. Allo scopo di incentivarne la diffusione, ad ogni cittadino che userà l’app dello Stato, denominata “Chivo”, che in inglese dovrebbe tradursi come “cool”, otterrà in regalo l’equivalente di 30 dollari in bitcoin.

Nayib Bukele, Presidente di El Salvador, ha presentato l’iniziativa come un modo per superare uno dei limiti ricorrenti nelle economie in via di sviluppo, quello dell’assenza di un sistema bancario capillare in grado di supportare la crescita economica, nonché una soluzione al problema delle alte commissioni che gli intermediari finanziari addebitano alle commesse degli emigrati: si stima che un quarto della popolazione salvadoregna viva negli Stati Uniti e invii ogni anno in patria una somma tra i 4.5 e i 6 miliardi di dollari.

Si tratta di un primo passo, l’obiettivo è quello di rendere il Paese una sorta di paradiso per società ed investitori attivi nel business delle criptovalute.

Al fine di avere un quadro più chiaro della questione è bene ricordare che El Salvador non ha una propria valuta, da circa vent’anni la moneta utilizzata è il dollaro statunitense, dunque, questa mossa può essere vista anche come un tentativo di emanciparsi dagli odiati Stati Uniti. Nel corso dell’evento di presentazione non sono infatti mancati attacchi al modus operandi delle banche centrali, le quali, secondo la retorica dei fautori del bitcoin, minacciano la stabilità monetaria globale.

È sempre curioso osservare le soluzioni fantasiose perseguite dai leader di Paesi finanziariamente falliti per discolparsi – spesso con successo – agli occhi dell’opinione pubblica degli errori che hanno portato alla fame la propria gente, qualcosa di simile era successo per esempio anche in Venezuela con il lancio del Petro, la prima valuta digitale.

Questi balzi in avanti nell’adozione di strumenti di cui non si ha ancora piena consapevolezza rischiano di minare ulteriormente lo stato di salute già di per sé precario di certe economie, nel caso specifico, non si capisce come l’introduzione di un mezzo di pagamento estremamente volatile qual è il bitcoin possa aiutare il Paese a risollevarsi.

Sono di questo avviso praticamente tutte le Istituzioni internazionali: un portavoce del Fondo Monetario Internazionale, a cui El Salvador deve 296 milioni di dollari entro il 2025, ha dichiarato che l’adozione del bitcoin come valuta legale “solleva una serie di questioni macroeconomiche, finanziarie e legali che richiedono un’analisi molto attenta”, mentre la Banca Mondiale, impegnata ad offrire sostegno ai Paesi in difficoltà, si è rifiutata di assistere El Salvador nell’implementazione del bitcoin come valuta legale.

È chiaro che la cosiddetta “dollar weaponization”, ossia l’utilizzo da parte degli Stati Uniti del potere del dollaro sui mercati internazionali come arma di pressione verso i Paesi che non si allineano alla politica internazionale di Washington, rappresenta un problema di non poco conto e che, tra l’altro, vede ben poche differenze sia che alla Casa Bianca sieda un esponente repubblicano che democratico, com’è chiaro anche che il tentativo di uscire dall’influenza della valuta statunitense, spostando le proprie riserve su altre valute, come per esempio sta provando a fare la Russia, si scontra con il controllo da parte degli americani del sistema SWIFT, che di fatto non impedisce la possibilità di subire sanzioni anche se non si utilizza il dollaro, ciò nonostante, strategie meno folkloristiche sarebbero auspicabili.

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