Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea.

Nella giornata di giovedì, la Presidente Christine Lagarde ha presentato la Strategy Review della Banca Centrale Europea, ossia quel documento che prova a ridefinire il ruolo e gli obiettivi della massima istituzione di politica monetaria dell’Eurozona, la prima dal 2003.

Revisione durata ben 18 mesi, Christine Lagarde ne aveva infatti discusso per la prima volta durante il suo discorso di insediamento, nel 2019: ad ogni conferenza stampa una domanda sul tema non era mai mancata, alle quali l’ex Presidente del Fondo Monetario Internazionale aveva sempre risposto con frasi del tipo “Ci stiamo lavorando”.

Ora che tale revisione si è finalmente conclusa, proviamo ad analizzarla insieme.

Innanzitutto, sintetizziamo i punti principali:

  • Cambia l’obiettivo di inflazione, che dal criptico “below, but close to 2%” diventa semplicemente “2%”.
  • Maggiore elasticità: la BCE tollererà un periodo transitorio in cui l’inflazione è moderatamente al di sopra dell’obiettivo.
  • Nella misurazione del tasso di inflazione, il Consiglio direttivo raccomanda l’inclusione degli alloggi occupati dai proprietari (Bloomberg Economics stima in tal senso un differenziale di 0,1-0,2 punti percentuali), sebbene si ritenga che l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IACP) resti l’indicatore più appropriato per valutare la stabilità dei prezzi.
  • Il tema del “Climate Change” entrerà nelle future discussioni di politica monetaria, in termini di valutazione del rischio, quadro delle garanzie e acquisti di attività del settore privato.

La parola chiave di questa “Review”, concordata all’unanimità, soprattutto in relazione ai primi due punti, è senza dubbio “discrezionalità”: la BCE sembra finalmente volersi spogliare dalle rigidità insite dall’essere stata concepita su base Bundesbank, ossia di quell’avversione all’inflazione che ha da sempre caratterizzato il modello tedesco, abbracciando così quanto già posto in essere, seppur con alcuni distinguo, tra le altre, da Federal Reserve e Bank of Japan.

Si tratta di un’evoluzione cominciata, se vogliamo, ben prima dell’era Lagarde, in particolare dal famoso “Whatever it takes” di Mario Draghi del 2012, ossia dalla presa di coscienza che quanto concepito dai Trattati, teoricamente perfetto, si sia in realtà rivelato del tutto fallace, non all’altezza delle sfide che la BCE si è trovata ad affrontare: la Crisi del debito prima, quella da Covid-19 poi.

Facendo un breve excursus storico, nel luglio del 2008, ossia due mesi prima del crollo di Lehman Brothers, l’allora Presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, complice l’aumento dei prezzo del petrolio e dei generi alimentari, si vide “costretto” ad alzare i tassi. La stessa Lagarde, nel marzo del 2020, con la pandemia che cominciava a produrre i primi drammatici effetti sul nostro Paese, dichiarò “Non siamo qui per ridurre gli spread”, prima della clamorosa marcia indietro e l’introduzione del PEPP (Pandemic emergency purchase programme).

In futuro servirà maggior pragmatismo, forse è per questo che, per la prima volta, è stato scelto un politico, e non un tecnico, a guidare la BCE. Dopo l’esordio stentato, Lagarde sembra aver imboccato la strada giusta.

Ed è proprio l’eventualità di dover attuare politiche restrittive troppo in fretta – essere dunque chiamata ad alzare i tassi prima della fine della pandemia, complice un tasso di inflazione prossimo al precedente target del “below, but close to 2%”con il rischio di soffocare la ripresa economica, ad aver spinto Christine Lagarde ad accelerare sulla “Strategy Review”.

In estrema sintesi, l’esito della revisione della strategia della Banca centrale europea indica una tendenza più espansiva per la politica monetaria, la quale rende di fatto “convenzionale” ciò che un tempo veniva definito “non convenzionale”, lasciando maggior libertà alla BCE, soprattutto nel breve periodo, di alimentare espansioni o rispondere ad improvvise sollecitazioni. Sempre facendo riferimento al passato, trascorsero sei lunghi anni prima che la BCE emulasse la Federal Reserve nell’introduzione di una misura di alleggerimento monetario (Quantitative easing).

Al 2% viene inoltre aggiunto l’aggettivo “simmetrico, non vi è dunque solo un tetto massimo – che poi massimo non è, dato che, come spiegato da Lagarde, uno stimolo monetario “particolarmente forte” potrebbe “implicare un periodo transitorio in cui l’inflazione è moderatamente al di sopra dell’obiettivo“- ma anche minimo: un accorgimento anch’esso figlio “della pratica”, dato che negli ultimi anni l’Eurozona, e non solo, si è trovata a combattere non con l’eccessiva pressione dei prezzi ma con il suo esatto opposto, la deflazione. “È importante che le basse aspettative sulle prospettive dei prezzi non si consolidino” ha affermato Lagarde.

A quanti hanno provato a ricercare analogie verso la revisione prodotta dalla Federal Reserve lo scorso anno, la quale, ricordiamolo, ha fissato un obiettivo “medio” del 2%, il che significa che consentirà all’inflazione di superare il picco durante una ripresa economica per compensare le carenze passate, Lagarde ha prontamente chiarito che “No, nel caso della BCE, non vi alcun target medio“. Si tratta di una differenza sostanziale, che rende la strategia della BCE meno aggressiva rispetto a quanto sarà perseguito oltreoceano.

Ciò nonostante, il Presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, colui il quale, secondo le previsioni, avrebbe dovuto succedere a Draghi nel ruolo di Presidente della BCE, ha manifestato dubbi sui comportamenti di “azzardo morale” che questa maggiore discrezionalità nella determinazione delle scelte di politica monetaria potrebbe innescare nelle politiche di bilancio dei Paesi dell’area euro. Del resto, le regidità con cui era stata concepita l’architettura della BCE miravano proprio a rendere l’Istituzione coerente, del tutto indipendente dalla politica.

Per avere un quadro più chiaro servirà aspettare, il passaggio da dogmi quantitativi ad espressioni letterali implica questo, occorrerà uno sforzo sotto il profilo interpretativo; a tal proposito, la BCE ha annunciato la volontà di fare la sua parte, attuando cambiamenti nella sua strategia di comunicazione, allo scopo di rendere le dichiarazioni introduttive “più brevi e nitide“.

Ne avremo una prima dimostrazione già dalla prossima riunione del board, in programma tra poco più di dieci giorni, il 22 luglio.

Infine, Lagarde ha dichiarato che il Consiglio direttivo dell’Istituto intende valutare periodicamente la propria strategia: già fissata la prossima revisione, prevista per il 2025.

Il mondo corre veloce, non aspetteremo dunque altri 18 anni per una nuova “Strategy Review”.

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