Mentre le principali banche centrali d’Occidente sono ormai avviate verso un incremento del ritmo con cui inaspriranno le rispettive politiche monetarie – a tal proposito, la prossima settimana la Federal Reserve statunitense dovrebbe annunciare un aumento dei tassi di mezzo punto base – per contrastare la spirale inflazionistica, conseguenza dello shock pandemico prima e di quello derivante dal conflitto in Ucraina poi, Bank of Japan pare ancorata nel mantenere una posizione accomodante, la stessa che ha contraddistinto la sua azione da ormai due decenni.
La sede centrale della BCE a Francoforte sul Meno, in Germania.
Dal meeting della BCE andato in scena ieri non sono emerse novità di rilievo.
Infatti, quanto deciso in precedenza, ossia la promessa di porre fine agli acquisti netti di obbligazioni nel corso del terzo trimestre e, “qualche tempo dopo”, quella di una prima stretta monetaria da oltre un decennio, presumibilmente entro la fine dell’anno – sempre che la situazione in Ucraina non dovesse acuirsi – restano valide.
Jon Cunliffe, vice governatore di Bank of England.
Nella giornata di ieri Bank of England ha annunciato un’ulteriore stretta – la terza consecutiva – della propria politica monetaria, portando il tasso di riferimento allo 0.75%, ossia ai livelli pre-pandemici.
Si tratta del più rapido inasprimento dal 1997, anno in cui la massima autorità di politica monetaria del Regno Unito ottenne l’indipendenza dalla politica.
Nel consueto incontro del board della Federal Reserve, il primo in presenza dall’inizio della pandemia, il Presidente Jerome Powell ha annunciato il primo innalzamento dei tassi, nell’ordine di un quarto di punto, dal 2018, delineando, nel complesso, un’accelerazione verso la normalizzazione della politica monetaria statunitense.
Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale europea.
Nei manuali di macroeconomia, quando si fa riferimento ad uno shock esogeno, gli esempi proposti sono essenzialmente due: una pandemia e una guerra.
È incredibile come questi esempi, spesso concepiti come delle iperboli, si siano verificati entrambi ed in un lasso di tempo così breve.
Quindi, alle difficoltà affrontate dai banchieri centrali sul da farsi, ossia sulla scelta tra il cominciare il processo di normalizzazione della politica monetaria subito, con il rischio che le strozzature nelle catene di approvvigionamento soffochino la debole crescita economica, e l’attendere ancora un po’ in modo che essa possa rinforzarsi, ecco aggiungersi la variabile “guerra” e le sanzioni che ne stanno derivando.
La crisi ucraina sta riportando le criptovalute alla funzione per le quali erano state create: quella di mezzo di pagamento, con l’obiettivo, per certi versi utopico, di sostituirsi alle tradizionali valute.