La Banca Centrale russa in soccorso del rublo.

Elvira Nabiullina, Governatore della Banca Centrale russa.

La Banca Centrale Russa ha appena annunciato un aumento dei tassi dal 9.5% al 20% nel tentativo di sostenere l’economia del Paese dalle impressionanti sanzioni, stimate in 1.5 trilioni di dollari, imposte dall’Occidente e che hanno coinvolto la stessa Istituzione. Si tratta della più imponente misura messa in atto dalla massima istituzione di politica monetaria russa da quasi due decenni.

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Vi spiego cos’è lo SWIFT.

Manifestanti ucraini chiedono l’estromissione della Russia dal sistema SWIFT.
(Photo by JOHN MACDOUGALL/AFP via Getty Images)

Lo SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunications) è un sistema di messaggistica istantaneo, utilizzato da banche ed altri istituti finanziari di tutto il mondo per inviare e ricevere informazioni in modo accurato, rapido e sicuro.

La gran parte delle istruzioni per il trasferimento di denaro nel mondo avvengono proprio mediante tale sistema: più di 11.000 istituzioni in 200 Paesi nel mondo utilizzano il sistema SWIFT, quasi 40 milioni di transazioni al giorno avvengono tramite tale piattaforma, ad una crescita annua costante.

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Turchia, inflazione alle stelle!

Mentre i maggiori banchieri centrali del mondo si interrogano sull’entità e sulle tempistiche con cui attuare una serie di strette monetarie con l’obiettivo di combattere la preoccupante spirale inflazionistica, c’è un Paese ai confini dell’Unione Europea, la Turchia, un tempo persino candidata all’ingresso in quella che è l’area di libero scambio più ricca del mondo, che sta adottando politiche monetarie assolutamente agli antipodi, e con risultati, come vedremo, assolutamente deficitari.

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Bank of England, nuova stretta.

Oltre al meeting della BCE, giovedì è stato anche il giorno della riunione del board di Bank of England.

Il Governatore Mark Bailey ha annunciato il secondo aumento consecutivo dei tassi di interesse nell’ordine di un quarto di punto, aggiungendo che ve ne saranno di ulteriori nei mesi a seguire: se le previsioni dovessero essere confermate, ciò porterà la massima istituzione di politica monetaria del Regno Unito a realizzare il più rapido inasprimento della sua azione sin dalla sua indipendenza, avvenuta nel 1997.

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Eurozona, i nodi vengono al pettine (di nuovo).

Una pensierosa Christine Lagarde.

La situazione si fa sempre più complessa.

Potrebbe essere così sintetizzato l’esito della riunione del board della BCE andata in scena ieri.

Sebbene la massima istituzione di politica monetaria dell’Eurozona abbia confermato le decisioni prese in dicembre, di seguito riportate, dalla conferenza stampa della Presidente Christine Lagarde sono emersi degli spunti che lasciano presagire un aumento dei tassi già quest’anno,

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Inflazione, la Fed a briglie sciolte!

In dicembre, il dato sull’occupazione, ancora distante dal livello del pre-pandemia, aveva suggerito cautela: l’inflazione sarebbe stato sì un problema da affrontare, in quanto già allora non ritenuta più transitoria e ben oltre il livello target, ma non da aggredire.

L’aggettivo “forte” utilizzato ieri da Jerome Powell, chairman della Federal Reserve, nel definire il mercato lavoro è stato probabilmente la chiave del cambio di passo annunciato ieri, dunque, quel “livello coerente” ipotizzato in dicembre, condizione essenziale per l’inizio della normalizzazione della politica monetaria statunitense, appare raggiunto o, quantomeno, prossimo all’essere raggiunto.

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