Le nuove banconote e monete del Bolivar digitale

Torniamo a parlare di Venezuela.

Sì, perché da alcuni giorni il Paese sudamericano ha deciso di lanciare una nuova versione della sua valuta, il bolivar, che per l’occasione guadagna l’appellativo di “digitale”.

Si tratta dell’ennesimo tentativo da parte del Presidente Maduro di arginare la drammatica svalutazione della valuta venezuelana, che ha portato negli ultimi anni sempre più residenti ad adottare il dollaro statunitense per i propri acquisti.

Si stima, infatti, che circa due terzi delle transazioni al dettaglio avvengano mediante la valuta statunitense, e questo dato potrebbe essere ancora superiore se non ci fosse l’obbligo di utilizzo del bolivar in alcuni ambiti, quali per esempio l’acquisto di gas sovvenzionato dal Governo.

La soluzione ideata dal Governo è curiosa: rimuovere sei zeri dal cosiddetto “bolivar sovrano”, messo in circolazione soltanto tre anni fa. Soluzione peraltro non nuova, dato che dal 2008 si sono susseguiti già ben due cambi di valuta, con relativo abbassamento di otto zeri.

Volendo fare un esempio, la più grande banconota avente corso legale in Venezuela, un milione di bolivar – circa 0,20 euro – verrà sostituita da una moneta da un bolivar.

Oltre alla sostituzione di banconote e monete, sarà necessario aggiornare alla nuova denominazione i conti corrente bancari. Di sicuro ne trarranno giovamento le transazioni con moneta elettronica, dato che le tante cifre coinvolte – ora l’inflazione, secondo l’indice Cafe Con Leche di Bloomberg, è stimata al 2.146%, nel 2019 si era arrivati persino al 300.000% – rendevano spesso necessari più passaggi per un’unica transazione: non ci stavano tutti quegli zero sui POS! Sempre che essi funzionino: molte regioni sono afflitte da regolari blackout elettrici che influiscono sulle comunicazioni.

Ritenere che questo escamotage numerico possa invertire la rotta fa sorridere, anzi, per la verità intristisce: quello che un tempo era tra i Paesi più ricchi del Sud America, soprattutto grazie ai suoi ingenti giacimenti petroliferi, ridotto alla fame dalle politiche economiche disastrose di un Governo che, anziché assumersi le proprie responsabilità, continua ad inveire contro nemici esteri immaginari, su tutti gli odiati Stati Uniti.

Intanto siamo ad otto anni consecutivi di contrazione economica, si stima che il 76.6% della popolazione viva in condizioni di estrema povertà; 5 milioni di persone, da allora, hanno lasciato il Paese in cerca di una vita migliore, e pensare che qualche populista nostrano, su tutti Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle, anzi ex, vedeva il Venezuela come un modello da seguire. Chissà se qualcuno chiederà mai conto delle tante fandonie diffuse in questi anni.

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