Bank of Japan, fine di un’era.

da | Mar 19, 2024 | Politica economica

Kazuo Ueda, Governatore di Bank of Japan.

L’ultima riunione del board di Bank of Japan, conclusasi nella prima mattinata italiana e culminata con le dichiarazioni alla stampa del Governatore Kazuo Ueda, sancisce un passaggio storico per la massima autorità di politica monetaria del Giappone e per l’intera economia del Sol Levante, un passaggio atteso sin dalla sua nomina, avvenuta ormai un anno fa.

Le decisioni.

Termina infatti l’era dei tassi zero, che tornano in territorio positivo (0%-0.1%) – non accadeva dal 2016, mentre per l’ultimo rialzo dei tassi bisogna tornare indietro addirittura al 2007 – e di tutta una serie di politiche non convenzionali, inaugurate dal suo predecessore, Haruhiko Kuroda, che hanno ispirato il mondo intero nella lotta alla deflazione, condizione che il popolo nipponico aveva conosciuto ben prima di noi occidentali. Si ricordi il Quantitative easing nel 2013, il cosiddetto “bazooka”, adoperato successivamente da Draghi per arrestare la “Crisi dei debiti Sovrani” in Eurozona, e il controllo della curva dei rendimenti (YCC), che prevedeva il mantenimento dei rendimenti di titoli di stato giapponesi (JGB) a dieci anni intorno allo 0%.

Viene inoltre annunciata la fine degli acquisti di ETF e dei fondi comuni di investimento immobiliare (J-REIT) –  cominciata nel 2010, avevano portato BoJ a diventare il più grande detentore di titoli azionari giapponesi, con un ammontare, rispettivamente, di 37 trilioni di yen per i primi e 650 miliardi per i secondi – misure che miravano a sostenere la Borsa di Tokyo e che il rally di questi ultimi mesi ha reso non più necessarie, non quella dei poc’anzi citati JGB, un chiaro segnale ai mercati sull’intenzione di mantenere una politica monetaria accomodante.

Nessuna corsa al rialzo.

Sì, perché non ci sarà una corsa al rialzo dei tassi, alla stregua di quanto prodotto da Federal Reserve e BCE negli ultimi due anni – anche in questo caso, non ce n’è la necessità – dato che il tasso di inflazione in Giappone non ha mai raggiunto i livelli preoccupanti osservati in Occidente, anzi, ci si potrebbe quasi spingere a dichiarare che siano state le storture nella catena degli approvvigionamenti generati dalla pandemia da Covid-19 e la guerra in Ucraina ad aver salvato il Giappone dalla deflazione, molto più delle politiche monetarie. Che l’inflazione sia sotto controllo lo si deduce anche dal più grande aumento salariale degli ultimi 33 anni ottenuto di recente dai sindacati, con le maggiori aziende del Paese, tra cui Toyota, che hanno accettato un aumento del salari del 5.28%.

La forward guidance perduta.

In un recente articolo avevo parlato di un nuovo inizio per il Giappone, ecco, le decisioni di BoJ poc’anzi descritte sembrerebbero avvalorare questa tesi, resta a mio avviso un’unica, ingombrante, perplessità: Kazuo Ueda ha dichiarato che d’ora in avanti potrà impostare le decisioni di politica monetaria come qualsiasi altro banchiere centrale, il che lascerebbe intendere l’abbandono anche da parte di BoJ della cosiddetta forward guidance, ossia la volontà di non fornire più ai mercati una visione su quali saranno le sue prossime mosse, quello che di recente la stampa generalista ha definito “navigare a vista“. Come insegna però il Modello Barro-Gordon, la credibilità è un aspetto fondamentale per un banchiere centrale, senza, i futuri annunci rischiano di perdere di efficacia inscenando nuove tendenze inflazionistiche, in molti sembrano averlo dimenticato.

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