Janet Yellen e Haruhiko Kuroda caricatura

Una simpatica caricatura del Presidente della Fed, Janet Yellen, e del Governatore di Bank of Japan, Haruhiko Kuroda.

 

Quella di mercoledì è stata una giornata importante per chi si occupa di politica monetaria, si attendevano infatti le decisioni di Federal Reserve e Bank of Japan, proviamo ad analizzarle insieme.

Su quanto deciso dalla Federal Reserve, in realtà c’è ben poco da dire, se non il fatto che il presidente, Janet Yellen, seppur incalzata da alcuni esponenti del board, nello specifico, quelli di Kansas City, Cleveland e Boston, ha optato per un ulteriore rinvio al tanto atteso rialzo dei tassi che, secondo le previsioni, dovrebbe comunque avvenire entro la fine dell’anno. La Yellen, durante la conferenza stampa, ha spiegato che sebbene le condizioni dell’economia statunitense siano soddisfacenti – la Fed ha rivisto al ribasso quelle per quest’anno, dal 2 all’1.8%, invariate per l’anno successivo (2%) –  è preferibile attendere ancora un po’, ricordando che la banca centrale americana è meglio attrezzata nel rispondere a minacce inflazionistiche, rispetto a quelle derivanti da un calo dell’output. Riguardo invece le frizioni di cui accennavo poc’anzi, la numero 1 della Federal Reserve ha dribblato la domanda con un “È bene che la Banca centrale non soffra di patologie da pensiero di gruppo”.

Grafico evoluzione tassi americani dal 2008 al 2016

Evoluzione dei tassi americani dal 1 Gennaio 2006 al 21 settembre 2016. Fonte: Il Sole 24 Ore.

In sintesi, possiamo concludere che la Federal Reserve, dopo il prudente innalzamento avvenuto lo scorso dicembre (vedi grafico), continua a navigare un po’ a vista – situazione che perdurerà probabilmente sino alle elezioni del nuovo Presidente – denunciando, però, in questo modo, qualche crepa dal punto di vista della credibilità.

 

Passiamo adesso alle decisioni di Bank of Japan.

La BoJ negli ultimi anni ha spesso assolto al ruolo di precorritrice delle cosiddette politiche non convenzionali, ispirando, a più riprese, i banchieri centrali di tutto il mondo.

Dopo il QQE (allentamento quantitativo e qualitativo) introdotto nella primavera del 2003 e il “QQE con tassi di interesse negativi” del gennaio 2016, il governatore Kuroda ha dato il via alla fase 3 del suo piano, quella che è stata ribattezzata QQE with Yield Curve Control, ossia un quantitative e qualitative con l’aggiunta del controllo della curva dei rendimenti, smentendo così quanto ipotizzato dal quotidiano Nikkei, pronto a scommettere su un ulteriore abbassamento dei tassi, già negativi a -0.1%.

Grafico sul rendimento dei titoli di stato giapponesi

Rendimento dei titoli giapponesi a 10 anni. Fonte: Il Sole 24 Ore.




Con questa nuova mossa il target primario della Boj vira da un’espansione a ritmo fisso della base monetaria al controllo dei tassi di mercato, attraverso una procedura più flessibile di acquisto dei titoli di Stato, con l’obiettivo di pilotare l’intera curva dei tassi su un arco decennale ad un rendimento intorno allo zero.

Riguardo i titoli ultralong, ossia quelli con durata superiore ai dieci anni, il Governatore Kuroda ha optato per l’eliminazione della forchetta dei titoli acquistabili, allungata a 7-12 anni nel dicembre 2015. Da questo taglio troveranno giovamento banche, assicurazioni e fondi pensione, che potranno beneficiare in questo modo di tassi nuovamente positivi, dopo che l’introduzione in febbraio dei tassi sottozero. Altre due operazioni sono state inoltre predisposte: acquisti a tasso designato e offerte di fondi a tasso fisso fino a dieci anni.

Nessun cambiamento, invece, sulla crescita della base monetaria, che continuerà al ritmo di 80mila miliardi di yen l’anno; tale valore potrà variare soltanto in lieve misura, allo scopo di controllare l’andamento dei tassi a breve e lungo termine.

La banca centrale giapponese, inoltre, si è impegnata a sostenere politiche espansive fino a quando i prezzi al consumo non supereranno – prima si parlava di raggiungimento, non di superamento – il target del 2% in modo stabile, affermazione altisonante dato che tale obiettivo risulta ancora assai lontano e che, anzi, in questi mesi, si è prefigurato un nuovo spettro deflazione.

Infine, si registra un cambiamento anche per la Borsa: vengono riservati 2700 miliardi di yen per l’acquisto di Etf (Exchange-traded fund) – strumenti finanziari assimilabili ai fondi comuni di investimento ma a gestione passiva in quanto replicano perfettamente l’andamento di un indice o un paniere di indici – sull’indice generale Topix, a scapito di quelli presenti sui due indici Nikkei.

Insomma, il governatore Kuroda, rispetto al passato, ha operato in maniera chirurgica, cercando di smussare qua e là le criticità emerse, dimostrando, semmai ce ne fosse ancora bisogno, l’estrema versatilità degli strumenti a sua disposizione, niente a che vedere con i tanti paletti imposti a Draghi. Inoltre, a differenza di quanto detto in precedenza per la Fed, la Banca centrale giapponese dimostra di seguire uno schema coerente e ben delineato, è sì cambiato il target di riferimento, non però la natura estremamente espansiva della sua azione.

Sull’esito di tali misure, trattandosi ancora una volta di provvedimenti senza precedenti, appare complicato e prematuro esprimere un parere: per il momento sento di sposare la causa della fetta di analisti che ritiene che la precedente idea dei tassi negativi sia stata un passo falso e che le nuove soluzioni adottate, descritte in questo articolo, siano il frutto della difficoltà di incrementare ulteriormente l’acquisto di titoli*.

 

*Bank of Japan detiene già il 40% dei titoli del Tesoro.

Janet Yellen e Haruhiko Kuroda caricatura