È cominciato da pochi giorni, il primo luglio, il semestre di presidenza del Consiglio europeo della Germania.

Sebbene si tratti di un compito per lo più formale, la turnazione di sei mesi in sei mesi alla guida del Consiglio non affida al Paese che ne beneficia chissà quale ruolo o potere, è chiaro che quando essa viene ricoperta da uno degli Stati leader, vi è la possibilità e, nel caso della Germania, direi quasi la responsabilità, di provare ad incidere sulle future scelte che le Istituzioni europee saranno chiamate a prendere nei mesi a seguire.

La Cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Angela Merkel, che nel 2021 concluderà il suo mandato e, come annunciato alcuni mesi fa, chiuderà così la sua lunga esperienza politica – è Cancelliera dal 2005 – ha davanti a sé un’ultima opportunità per lasciare il segno e consegnare ai posteri un’Europa più coesa.

Odiata dai populisti di tutta Europa, additata di aver utilizzato l’euro per stritolare le economie degli altri Stati membri, criticata dagli europeisti per il suo essere talvolta eccessivamente prudente e pragmatica, poco sognatrice, Angela Merkel, negli ultimi anni, è stato l’unico leader europeo capace di sopravvivere a due crisi economiche, una crisi migratoria, gestire i mai facili rapporti con la Russia, le pretese egemoniche della Cina e tenere testa al peggior Presidente della storia americana, la cui incompetenza, esasperata da un forte egocentrismo, ha rischiato di minare profondamente gli equilibri geopolitici che perdurano dalla fine della seconda guerra mondiale. Tutto ciò senza dimenticare la questione Brexit, sulla quale, seppur non con un ruolo diretto, la Germania, da Paese leader, dovrà far sentire la propria voce.

Ma andiamo con ordine, cercando di analizzare con cura ciascuno dei temi menzionati.

Covid-19. In occasione del vertice in programma il 17-18 luglio, La Cancelliera tedesca avrà un ruolo chiave nel vincere le ultime resistenze dei Paesi cosiddetti frugali riguardo il Recovery Fund, il pacchetto di misure da ben 750 miliardi di euro che, insieme agli sforzi compiuti dalla BCE e la caduta delle condizionalità sul MES, avranno il compito di resuscitare l’economia europea devastata dalla pandemia. In questa battaglia la Germania potrà contare sul forte sostegno della Francia, il cui Presidente Emmanuel Macron, uscito piuttosto malconcio dalle ultime elezioni municipali, ha sempre manifestato un forte spirito europeista, convinto che un’Europa forte sia una condizione imprescindibile per il futuro del mondo. Molto meno sull’appoggio dell’Italia, il Paese, insieme alla Spagna, più colpito dalla pandemia e dunque più ansioso di ricevere sostegno, la cui storica instabilità politica, però, acuita dall’avvento dei populismi, non permette alla terza economia dell’UE di andare al di là di sterili e vacui dibattiti ideologici, condite da frequenti quanto riprovevoli passerelle del suo narciso Presidente del Consiglio: una seconda ondata del virus potrebbe arrivare in settembre e qui si dibatte ancora sull’utilizzo del MES per potenziare il nostro sistema sanitario.

Geopolitica. Trattare con Trump o aspettare l’esito delle elezioni di novembre, con la speranza che lo sfidante Joe Biden prenda il posto dell’attuale inquilino della Casa Bianca? Questo il tema su cui si interrogano i leader europei, Merkel su tutti. The Donald si è dimostrato un leader del tutto inaffidabile: dalla marcia indietro sul clima, su cui l’Europa, in particolare la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nonostante le difficoltà economiche dovute alla pandemia, ha deciso di investire tanto, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, alle prese di posizioni forti sulle politiche commerciali, con l’incognita di nuovi dazi sempre all’orizzonte per tenere fede al suo strampalato slogan del Make America Great Again; non dimentichiamo poi le sue ingerenze su Brexit o il disastro compiuto nella gestione della pandemia, etichettata tycoon come una semplice influenza e che, oltre a quasi 3 milioni di contagi e 130mila morti, ha reso necessario il perdurare della chiusura dei confini europei ai cittadini statunitensi, con pesanti ripercussioni sul fronte turistico anche per il nostro Paese. Anche con la Cina il fronte resta aperto. I silenzi sul proliferare della pandemia sono andati ad aggiungersi alle perplessità riguardo l’utilizzo da parte degli Stati europei della tecnologia 5G di Huawei, già al centro di una pesante disputa con l’Amministrazione americana, preoccupata per il rischio spionaggio. Altra minaccia alla coesione europea deriva dai pesanti investimenti cinesi legati alla “Nuova via della seta“, i quali hanno catturato l’attenzione di diversi Paesi europei, Italia su tutti, indispettendo Berlino e Bruxelles, dimostrando – mi duole dirlo – quanto il nostro Governo sia poco credibile sul piano internazionale.

Brexit. Nonostante, come detto, la Merkel non avrà, almeno formalmente, un ruolo di primo piano sulle trattative che porteranno a Brexit, è chiaro che la Germania cercherà in tutti i modi di mettere a repentaglio il mercato unico europeo, facendo il possibile per raggiungere un accordo commerciale con il Regno Unito entro la fine dell’anno.

Politica interna. Nei pensieri della Cancelliera tedesca non ci sarà solo l’impegno nel lasciare una traccia indelebile nel futuro dell’Eurozona, lo scandalo Wirecard, infatti, società che si occupava di pagamenti digitali, ha incrinato, come del resto già accaduto precedentemente con Volkswagen e Deutsche Bank, la credibilità della tanto decantata efficienza tedesca, dimostrando che crepe, seppur ben nascoste, sono presenti anche in Germania.

Insomma, saranno sei mesi impegnativi per Angela Merkel, nonostante ciò, mi sento di dire che siamo nelle migliori mani possibili.

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