Sono oltre 90 le Banche Centrali ad aver attuato almeno una stretta monetaria da inizio anno.
Quella che si avvia alla conclusione è stata una settimana densa di appuntamenti per chi, come me, segue la politica monetaria.
Sono stati davvero molti, infatti, i banchieri centrali intervenuti nell’ennesima puntata di quella che ormai potremmo definire una serie di successo, dal titolo “Lotta all’inflazione”, serie che, stando alle previsioni, dovrebbe andare avanti ancora per un bel po’.
Sì, perché nonostante i repentini, nonché ricorrenti, aumenti dei tassi, in gran parte del mondo il fantasma inflazione non sembra svanire, mentre il rischio recessione si fa sempre più reale.
Christine Lagarde, Presidente della Banca centrale Europea.
La Banca Centrale Europea, riunitasi ieri per il consueto meeting mensile, ha annunciato un aumento dei tassi di ben 75 punti base. Ciò assume una rilevanza storica: mai, prima d’ora, la massima istituzione di politica monetaria dell’Area Euro era intervenuta con così tanto vigore.
I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali salgono dunque all’1.25%.
Bank of England getta il cuore oltre l’ostacolo e annuncia una coraggiosa stretta di 50 punti base, portando il livello dei tassi all’1.75%, il livello massimo dalla crisi del 2008.
Come previsto, ieri la Federal Reserve statunitense ha annunciato una ulteriore stretta di 75 punti base, portando i tassi nell’intervallo 2.25%-2.50% (a tal proposito, ricordiamo che, a differenza della BCE, la Fed non utilizza un valore puntuale, bensì un intervallo).
La riunione del board della Banca Centrale Europea andata in scena ieri è stata caratterizzata da due importanti annunci: l’aumento dei tassi dello 0.50%, che riportano il costo del denaro in Eurozona su territori positivi, e la presentazione del tanto chiacchierato “Scudo anti-spread”, ribattezzato TPI, acronimo di Transmission Protection Instrument.
Quella che sta per concludersi è stata una settimana piuttosto movimentata per la politica monetaria.
Se da un lato Federal Reserve e Bank of England proseguono a colpi di strette monetaria il loro disperato, ma quantomeno coerente, inseguimento all’inflazione, dall’altro c’è chi, come Swiss National Bank, lo fa a sorpresa, come vedremo, non certo una novità per l’Istituzione svizzera. Eppoi ci sono Banca Centrale Europea e Bank of Japan, con la prima che, al di là dei buoni propositi e della riunione di emergenza andata in scena questa settimana, prova per il momento a sedare i mercati limitandosi a fare la voce grossa, e la seconda che, invece, continua a temporeggiare, quasi incredula di osservare un tasso di inflazione stabilmente su territori positivi.