Dal grafico è possibile osservare la modesta quantità di titoli di Stato cinesi e indiani detenuta da investitori esteri rispetto a quella degli Stati Uniti. Fonte:Bloomberg.
È un periodo positivo per l’economia mondiale, sia per i Paesi sviluppati che per quelli in via di sviluppo. Ma è proprio in questi periodi di quiete che è necessario non abbassare la guardia, individuare le criticità che emergono di volta in volta e provare a porvi rimedio prima che esse possano ripercuotersi sull’economia mondiale. (altro…)
La vignetta di Satoshi Kambayashi per l’Economist esprime al meglio l’attuale scenario alla vigilia dell’inizio dei negoziati per la Brexit.
Ci siamo, lunedì 19 cominciano ufficialmente i negoziati su Brexit.
Al di là della difficoltà di un accordo che non ha precedenti nella storia, vi sono 3 problematiche a tener principalmente banco. Prima di analizzarle, rivolgiamo per un attimo l’attenzione a come le due parti in causa, Regno Unito ed Unione Europea, ci arrivano. (altro…)
Prosegue senza intoppi il processo di normalizzazione della politica monetaria negli Stati Uniti.
A differenza dello scorso anno, infatti, quando la Governatrice della Fed, Janet Yellen, era stata costretta a rivedere i suoi piani – rimandando tutto al 2017 – gli incoraggianti dati macroeconomici dell’economia statunitense hanno permesso il secondo rialzo dei tassi – il primo era avvenuto il 15 marzo scorso – dei tre previsti per quest’anno. (altro…)
Teppo Koivisto, Capo del Dipartimento del Tesoro finlandese.
Draghi è stato chiaro, salvo nuovi scossoni, il quantitative easing a breve finirà, per la precisione il 31 dicembre 2017.
Ricordiamo a chi mastica poco tali argomenti cos’è il quantitative easing.
Il quantitative easing, o misura di alleggerimento monetario, consiste nell’acquisto sul mercato secondario da parte della Banca Centrale Europea di titoli di Stato dei Paesi membri dell’Eurozona allo scopo di abbassare gli spread e di riportare il tasso di inflazione all’obiettivo prefissato del 2%. (altro…)
Theresa May – Premier insignito di portare il Regno Unito fuori dall’UE dopo la dimissioni del suo predecessore Cameron – sembrava aver finalmente sistemato tutto, riuscendo persino ad invocare l’Art. 50 del Trattato di Lisbona nei termini auspicati; le occorreva un ultimo passo – in realtà neppure troppo dovuto – quello di ottenere una maggior legittimazione popolare, a suo dire necessaria per affrontare con maggior autorevolezza i negoziati per la Brexit con l’UE. (altro…)