Teppo Koivisto - Finland

Teppo Koivisto, Capo del Dipartimento del Tesoro finlandese.

Draghi è stato chiaro, salvo nuovi scossoni, il quantitative easing a breve finirà, per la precisione il 31 dicembre 2017.

Ricordiamo a chi mastica poco tali argomenti cos’è il quantitative easing.

Il quantitative easing, o misura di alleggerimento monetario, consiste nell’acquisto sul mercato secondario da parte della Banca Centrale Europea di titoli di Stato dei Paesi membri dell’Eurozona allo scopo di abbassare gli spread e di riportare il tasso di inflazione all’obiettivo prefissato del 2%.

In parole povere, la BCE, con modalità che per semplicità di esposizione non riporto, acquista tali titoli stampando nuova moneta, per la precisione al ritmo di 60 miliardi al mese.

Come ricorderete, l’introduzione di tale misura, essendo per certi versi al limite con quanto previsto dallo statuto della BCE – la monetizzazione del debito, ossia l’acquisto da parte della Banca Centrale del debito di un Paese è vietata dai Trattati – non era stata accolta di buon grado dai Paesi del nord Europa – Germania e Finlandia su tutti – in quanto considerata un aiuto a noi, Paesi mediterranei spendaccioni.

Attenzione però, dei circa 2300 miliardi di euro immessi in questi anni sul mercato hanno beneficiato tutti.

Non scordiamo infatti che i 60 miliardi al mese vengono ripartiti tra i Paesi membri in ragione del capitale della BCE detenuto da ciascuna banca centrale nazionale e quindi per il 25.6% dalla Germania, 20.1% dalla Francia, 17.5% dall’Italia e via di seguito.

Al di là di questa doverosa precisazione, Draghi ha a più riprese difeso tale decisione ribadendo l’assoluta indipendenza della BCE dalla politica – prevista dai Trattati – giustificando la mossa, per altro attuata anche dai colleghi Yellen e Kuroda, rispettivamente governatori di Federal Reserve e Bank of Japan, con la necessità di riportare il tasso di inflazione al livello obiettivo – anche questo previsto dai Trattati – unico e vero obiettivo della BCE.

Come detto in apertura, il QE non durerà per sempre, presto finirà e, se i Paesi con i conti in disordine non avranno beneficiato di tale condizione per mettere mano alle riforme a più riprese consigliate dal numero 1 dell’Eurotower, o non si saranno fatti passi avanti verso l’unione fiscale con l’introduzione, per esempio, degli eurobond, il rischio di una ricaduta nella spirale degli spread appare reale.




Questo problema non pare però averlo la Finlandia.

La repubblica scandinava, tra i principali oppositori della politica ultra-espansiva di Draghi, sembra essere già pronta alla fine del QE, anzi, sta operando come se esso si fosse già concluso.

Seppur oggi la BCE detenga circa un quarto del loro debito pubblico, il Tesoro finlandese non ne ha approfittato, come alcuni avrebbero gradito, per estenderne la scadenza e quindi spuntare tassi di interesse ancora inferiori.

Ciò nonostante, la maturità media del debito pubblico finlandese è aumentata dai 4 anni del 2010 ai 6 attuali mentre la più lunga scadenza prevista rimane a 30 anni.

L’idea di fondo del Tesoro finlandese, per bocca del suo stesso capo, Teppo Koivisto, è stato evitare che il QE producesse effetti eccessivamente distorsivi sull’economia finlandese, preferendo mantenere un rapporto franco con gli investitori internazionali e mettendo a punto profili di liquidità e maturità sostenibili, insomma, evitare di mascherare quelli che sono i problemi cronici dell’economia finlandese, ossia un basso tasso di crescita da circa un decennio, frutto soprattutto della dipartita di Nokia, una popolazione che invecchia rapidamente e un mercato del lavoro ancora troppo rigido.

Dunque, la trasparenza sembra essere uno dei punti di forza della Finlandia, la quale, seppur lo scorso anno abbia dovuto rinunciare alla tripla A, continua a detenere un rating molto alto:

  • Standard & Poor’s: AA+
  • Moody’s: Aaa
  • Fitch: AA+

Intanto la Finlandia ha completato circa il 44% del suo obiettivo annuale di immettere sul mercato titoli a lungo termine per un ammontare complessivo di 17 miliardi di euro e sta progettando il lancio di un nuovo bond a 10 anni in euro per la seconda metà del 2017, oltre alle due aste già previste; inoltre, Il Tesoro sta valutando anche di emettere sul mercato un bond espresso in dollaro.

L’accesso ai mercati internazionali, soprattutto per un’economia quale quella finlandese, la quale può contare su una popolazione modesta, poco più di 5 milioni di abitanti, è di importanza vitale, così come lo è la serietà nel rapporto con gli investitori.

Dai Paesi scandinavi abbiamo ancora molto da imparare…

 

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