Il Venezuela è in default.

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Credit: Milano Finanza.

Poco meno di un anno fa, mentre provavo a mettere giù la mia proposta di abolizione del contante, ho approfondito alcuni tentativi fatti nel mondo, nello specifico, quello ambizioso messo in atto in India dal Premier Narendra Modi, al fine di dare slancio alla crescita indiana, e quello, molto più populista e prettamente incentrato al mantenimento del potere, del Presidente Nicolàs Maduro.

Nel corso dell’articolo “Stretta al contante, ci prova anche il Venezuela” avevo ampiamente sottolineato la condizione di estrema crisi in cui versava l’economia sudamericana, per anni, da molti – anche da parte di certa politica italiana particolarmente in auge in questo momento, su tutti uno degli esponenti di punta del Movimento 5 Stelle, l’On. Alessandro Di Battista – presa a modello come esempio da seguire, l’ultimo baluardo di quel sistema ad economia pianificata che il capitalismo aveva contribuito a spazzar via. (altro…)

Le agenzie di rating: affidabili o no?

Fitch-Mody's-Standard & Poor's

L’ultima relazione sull’Italia da parte di Standard and Poor’s che, per la prima volta in quindici anni, ha rivisto al rialzo il rating del nostro Paese, riporta in auge la disputa sull’attendibilità di tali agenzie, sul cui operato si è lungamente discusso, tanto per la crisi dei mutui subprime, con il fallimento di Lehman Brothers, quanto per quella del debito dei Paesi dell’Eurozona, senza dimenticare i meno recenti casi Orange County, Enron e, guardando in casa nostra, Parmalat.
Nei casi citati, e in tanti altri, le agenzie di rating hanno dimostrato di essere tutt’altro che infallibili, eppure, i mercati, oltre che i media, sembrano continuare a riporre in esse estrema fiducia: un downgrade o un upgrade di un’ente governativo o un’azienda non passa inosservato, scatenando, rispettivamente ondate di vendite o acquisti.
Sorge dunque spontanea una domanda: di tali agenzie ci si può fidare?

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Jerome Powell nuovo Governatore della Fed.

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Jerome Powell, nuovo Governatore della Federal Reserve.

Donald Trump ha deciso: sarà Jerome Powell il successore di Janet Yellen alla Presidenza della Federal Reserve.

Il cambio di vertice alla guida della Fed, alla luce delle tante critiche mosse dal tycoon durante la campagna elettorale, era pressoché scontato, nonostante, l’essere divenuto Presidente sembrava (altro…)

Rialzo dei tassi, Bank of England rompe gli indugi.

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Il Governatore di Bank of England, Mark Carney.

Erano trascorsi ben dieci anni dall’ultimo rialzo dei tassi operato da Bank of England. Era infatti il luglio del 2007 quando BoE decise di portare il costo del denaro al 5.75%.

Da allora, allo scopo di fronteggiare la più grande crisi economica dal ’29, una serie di tagli si erano susseguiti, culminati con l’ultimo, quello che aveva portato i tassi allo 0.25%, del 4 agosto del 2016, reso necessario l’indomani della Brexit. (altro…)

QE, Draghi allenta il bazooka.

Mario Draghi

Il Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi.


La giornata di ieri è stata importante per l’Eurozona.

Mario Draghi, infatti, ha mosso i primi, seppur timidi, passi verso la normalizzazione della politica monetaria nell’area euro, portando da 60 a 30 miliardi gli acquisti mensili dei titoli del debito pubblico dei Paesi membri dell’Unione, ciò che abbiamo imparato a conoscere come quantitative easing. (altro…)

I rischi dell’euro forte sul piano di rientro dal QE.

primo piano Mario Draghi, con sfondo euro sfuocato

Mario Draghi, Governatore della Banca Centrale Europea.

L’ultimo board della BCE, tenutosi lo scorso 7 settembre, non ha prodotto alcuna indicazione di rilievo sulla strategia di rientro di Francoforte dal quantitative easing, rinviando tutto al prossimo incontro, fissato per il 25-26 ottobre.

I motivi di tale rinvio risiedono essenzialmente in un rallentamento dell’inflazione (1.3% in agosto) che, nel caso di una stretta monetaria, potrebbe ulteriormente arrestarsi, rischiando così di minare l’incoraggiante crescita fatta registrare dall’Eurozona nell’ultimo periodo, per la quale Draghi ha rivisto in rialzo le stime per il 2017 dall’1.9 al 2.2%.

Per tali ragioni avevo preferito non scrivere un nuovo articolo sul tema.

Un passaggio di Draghi nel corso della conferenza stampa, quello relativo ai rischi di un euro forte, mi ha però fatto cambiare idea, invogliandomi nell’approfondire tale tematica.

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