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Il Governatore di Bank of England, Mark Carney.

Erano trascorsi ben dieci anni dall’ultimo rialzo dei tassi operato da Bank of England. Era infatti il luglio del 2007 quando BoE decise di portare il costo del denaro al 5.75%.

Da allora, allo scopo di fronteggiare la più grande crisi economica dal ’29, una serie di tagli si erano susseguiti, culminati con l’ultimo, quello che aveva portato i tassi allo 0.25%, del 4 agosto del 2016, reso necessario l’indomani della Brexit.

Oggi, una prima, lieve, inversione di tendenza, con il board di BoE che si espresso con 7 voti contro 2 per riportare i tassi su di 25 punti base, allo 0.5%, mentre, restano Inalterati i programmi di acquisto di obbligazioni sovrane e corporate.

La causa? Un tasso di inflazione rilevato di un punto sopra il target, al 3%.

Diversi osservatori internazionali sostengono però che la mossa operata da Mark Carney sia stata avventata, in quanto l’alta inflazione derivi soprattutto dalla svalutazione della sterlina sui mercati internazionali a seguito della Brexit, non certo per un aumento dei salari, i quali continuano ad essere bassi.

Ci si troverebbe dunque di fronte al fenomeno dell’inflazione importata, ossia di un’inflazione figlia dell’aumento del costo in valuta delle importazioni provenienti dall’estero, che si ripercuote sui beni prodotti con materie prime importate.

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L’andamento storico dei tassi nel Regno Unito.                         Fonte: Bank of England.

Ciò nonostante, l’idea di fondo alla base di questa decisione descrive il timore che l’uscita del Regno Unito dalla UE, fissata, ricordiamolo, per il il marzo del 2018, comporterà un calo del potenziale di crescita dell’economia di Sua Maestà, ossia che sarà più bassa la velocità alla quale il PIL potrà crescere senza generare eccessiva inflazione, con la necessità, dunque, di tassi più alti per sostenerla.

Stanti tali condizioni, non sembrano prefigurarsi ulteriori strette nel breve periodo.

Quella di oggi, potrebbe essere vista come un mero contentino dato ai mercati dopo che, troppe volte, Bank of England aveva disatteso le aspettative da essa stessa generate.




Pressoché confermate le stime di crescita, che passano dall’1,7% all’1,6% per il 2017 e restano all’1,6 e 1,7% rispettivamente per il 2018 e 2019. L’inflazione, che dovrebbe toccare un picco oltre il 3% a ottobre, rientrerà al 2,2% nell’arco dei prossimi tre anni.

Finché non si delineerà un chiaro programma su Brexit, si continuerà a navigare a vista.