Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea.
“We are not to close spreads”
“Extraordinary times require extraordinary action.”
Se non ne fossimo a conoscenza, mai immagineremmo che queste due frasi siano state pronunciate dalla stessa persona, il Presidente della BCE, Christine Lagarde, per altro a distanza di meno di una settimana l’una dall’altra.
La Federal Reserve sta mostrando un interventismo senza precedenti nel contrastare gli effetti negativi del coronavirus sull’economia statunitense, il quale rischia di mettere fine al suo record di sempre di ben 11 anni di crescita ininterrotta.
Nel giro di una settimana, infatti, sono stati ben due gli interventi al tasso ufficiale di sconto apportati dal Presidente Jerome Powell, per un taglio complessivo di un punto percentuale pieno, i quali hanno portato il costo del denaro all’intervallo 0-0.25% – ricordiamo che la Fed, a differenza della BCE che usa un valore puntuale, indica un intervallo – corrispondente al livello più basso raggiunto durante la crisi finanziaria del 2008 e mantenuto fino a dicembre 2015.
Il Presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde.
Vi dico la verità. Avevo evitato di scrivere sui provvedimenti improvvisi di contrasto al coronavirus intrapresi da Federal Reserve e Bank of England, preferendo attendere quanto la Banca Centrale Europea avrebbe deciso in modo da offrire una panoramica complessiva e, a mio avviso, più corretta della situazione. Ritengo infatti che uno shock di tali proporzioni, per essere contrastato al meglio, necessiterebbe di un coordinamento delle politiche monetarie, coordinamento che, allo stato attuale, non sembra esserci.
Su Bank of Japan, la cui prossima riunione del board è fissata per il 18 e 19 marzo, avrei probabilmente dedicato un articolo a sé, dato che, se è vero che è la Fed a dettare la linea della politica monetaria mondiale, è vero anche che è dal Sol Levante che arrivano spesso le maggiori sorprese, si può dire con molta tranquillità che il laboratorio della politica monetaria mondiale abbia sede a Tokyo.
Il disastro però combinato ieri da Christine Lagarde ha un po’ scompaginato i miei piani, impossibile non dedicare un intero articolo a quanto accaduto ieri.
Il timore che il coronavirus possa trasformarsi nella prima pandemia dell’era della globalizzazione e minacciare così la crescita dell’economia globale comincia a farsi strada tra gli osservatori.
Con un bilancio di oltre 3.000 vittime e 80.000 casi registrati ufficialmente,
Kantanka Mensah, una dei modelli prodotti dall’azienda automobilistica ghanese.
Spesso è lo sviluppo di un singolo Paese a trainare la crescita di un’intera area geografica.
È accaduto con il Regno Unito per l’Europa durante la rivoluzione industriale, con il Giappone per il continente asiatico nel secondo dopoguerra e potrebbe essere adesso il caso del Ghana per l’Africa Occidentale.