Coronavirus, la marcia indietro di Christine Lagarde.

da | Mar 19, 2020 | Coronavirus, Politica economica | 0 commenti

Christine-Lagarde-ECB-President
Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea.

“We are not to close spreads”

“Extraordinary times require extraordinary action.”

Se non ne fossimo a conoscenza, mai immagineremmo che queste due frasi siano state pronunciate dalla stessa persona, il Presidente della BCE, Christine Lagarde, per altro a distanza di meno di una settimana l’una dall’altra.

A mio avviso sono tre le considerazioni da fare di fronte ad un così repentino cambio di visione:

  1. Le critiche piovute a tutti i livelli verso la Presidente Lagarde hanno costretto ad una repentina marcia indietro dell’Istituzione da lei presieduta, minacciando, come mai era avvenuto nella sua storia, la sua irriducibile indipendenza dalla politica, condizione imprescindibile, secondo la più recente dottrina, per un corretto esercizio delle sue funzioni.
  2. I rischi e le conseguenze legati al coronavirus erano stati sottovalutati dall’Istituzione di Francoforte, così come in precedenza avvenuto dai Capi di Stato e di Governo di tutto il mondo, Italia compresa. Lo shock, infatti, all’inizio, si è diffuso in maniera asimmetrica, solo adesso i partner europei si stanno realmente capacitando di quanto complessa sia la situazione che l’Italia si è ritrovata ad affrontare.
  3. Al netto delle improvvide dichiarazioni di Lagarde della scorsa settimana, su cui persino sul sito ufficiale dell’Istituzione è stata inserita una nota di chiarificazione, è importante chiarire che i provvedimenti adottati, come spiegato nel mio precedente articolo, andavano nella giusta direzione. Ciò che era mancato era una presa di posizione netta, un qualcosa che spazzasse via ogni dubbio sulla volontà della BCE di mettere al sicuro l’Eurozona, qualcosa di simile alla celebre frase pronunciata dall’ex Presidente Draghi durante la crisi del debito sovrano: “Whatever it takes and believe me it will be enough”.

Nella riunione emergenziale del board, tenutasi ieri sera in conference call, questa presa di posizione netta è finalmente arrivata e ha portato con sé misure ancor più forti, di seguito riportate.

Un nuovo programma di alleggerimento monetario (Quantitative easing) da ben 750 miliardi di euro, per l’occasione ribattezzato PEPP (Pandemic emergency purchase programme). Esso coinvolgerà acquisti di titoli del settore pubblico e privato, compresi i commercial paper – una novità presa dalla Fed – ossia le cambiali con cui si finanziano molte imprese, sia i titoli del debito pubblico greco, in precedenza esclusi perché non godevano del rating minimo fissato in BBB- (“investment grade“), ed avrà natura temporanea, ossia fino a quando l’emergenza coronavirus non sarà terminata ma in ogni caso non prima della fine dell’anno. Inoltre, come già preannunciato da Philip Lane, capo economista della BCE, il nuovo QE sarà più flessibile, sia perché non è stata stabilito un tetto mensile di acquisti, sia perché esso potrà deviare dalla capital key, ossia dalla regola secondo la quale gli acquisti di titoli di Stato avvengono in proporzione alla quota di capitale della BCE detenuta da ciascun Stato membro, dunque, in ordine, Germania (21.4%), Francia (16.6%), Italia (13.8%) e via via tutti gli altri. In altre parole, la BCE avrà piena discrezionalità sul proprio intervento: se lo spread tra Bund e BTP dovesse raggiungere vette preoccupanti, l’Istituzione che ha sede a Francoforte correrà in soccorso dell’Italia. Anche in questo caso, dunque, una decisa marcia indietro rispetto a quanto detto una settimana fa da Lagarde, la quale, ad esplicita domanda di un giornalista sulle richieste italiane, nello specifico del Ministro delle Finanze, Gualtieri, di sostenere con adeguati provvedimenti il piano italiano da 25 miliardi di euro ribattezzato “Cura Italia”, aveva glissato, asserendo che le misure adottate avrebbero certamente aiutato anche l’Italia, come a dire che non era compito della BCE occuparsi dei singoli Stati.

Il cambio di passo lo si avverte con decisione anche dalla nota diffusa dall’Istituzione a ridosso della mezzanotte, dalla quale si legge che il consiglio direttivo della BCE “è impegnato a svolgere il proprio ruolo nel supportare tutti i cittadini dell’area dell’euro in questo periodo estremamente impegnativo”. Essa “garantirà che tutti i settori dell’economia possano beneficiare di condizioni di finanziamento di sostegno che consentano loro di assorbire questo shock. Questo vale anche per famiglie, aziende, banche e governi”. Ancora “Il consiglio direttivo farà tutto il necessario nel suo mandato”. L’organo decisionale “è pienamente preparato ad aumentare le dimensioni dei suoi programmi di acquisto di attivi e ad adeguarne la composizione, per quanto necessario e per tutto il tempo necessario. Esplorerà tutte le opzioni e tutte le contingenze per sostenere l’economia attraverso questo shock”. Infine, “nella misura in cui alcuni limiti autoimposti potrebbero ostacolare le azioni che la Bce è tenuta ad adottare per adempiere al proprio mandato, il consiglio direttivo prenderà in considerazione di rivederli nella misura necessaria a rendere la sua azione proporzionata ai rischi che affrontiamo”. Questo perché, “la Bce non tollererà alcun rischio per la regolare trasmissione della sua politica monetaria in tutte le giurisdizioni dell’area dell’euro”.

Questa sequela di parole lascia intendere che, se necessario, la BCE è pronta ad utilizzare persino l’OMT (Outright Monetary Transactions), il programma, progettato durante la crisi del debito del nel 2012, che consiste nella possibilità di acquisto diretto – non dunque sul mercato secondario come nel caso del QE – da parte dell’Istituzione di titoli di Stato a beve termine emessi dai Paesi dell’Eurozona “in difficoltà grave e conclamata”. 

Tirando le somme, la BCE, seppur in ritardo, ha fatto ciò che doveva. Le critiche, anche stavolta, certamente non mancheranno, in particolare sulla questione discrezionalità di acquisti dei titoli del debito pubblico, attraverso la quale, finanziando di fatto i singoli Paesi, l’Istituzione violerebbe il diritto dell’Unione Europea. Già in passato le misure straordinarie messe in piedi da Draghi avevano fatto storcere il naso a Berlino, a tal proposito, una sentenza della corte costituzionale tedesca circa la legalità del QE dovrebbe arrivare nel giro di qualche settimana.

Ma, come finalmente dichiarato da Lagarde “Periodi straordinari richiedono un’azione straordinaria”, senza solidarietà l’Europa muore, è bene che anche i falchi più agguerriti se ne facciano una ragione.

Ora la palla passa ai Governi, chi ha margini di spesa, avvii decise politiche fiscali espansive, chi non ne ha, utilizzi con giudizio le risorse a disposizione.

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