Il 2024 sarà un anno da ricordare per Bank of Japan.
Dopo fine dell’era dei tassi zero, tornati su territorio positivo (0%-0.1%) lo scorso marzo – non accadeva dal 2016 – e coincisa anche con il primo rialzo – in questo caso bisognava tornare indietro addirittura al 2007 – ecco a sorpresa una nuova stretta monetaria da parte di Kazuo Ueda, attuale Governatore di BoJ, che porta il tasso di interesse overnight non garantito allo 0,25%.
Questa settimana Riksbank ha tagliato per la prima volta il livello dei tassi in otto anni, portandoli dal 4 al 3.75%, nel tentativo di dare respiro all’economia svedese, in affanno nell’ultimo periodo.
Il generale inasprimento delle politiche monetarie delle maggiori economie del pianeta, resosi necessario dalla preoccupante spirale inflazionistica post-covid, aveva fatto particolarmente male all’economia svedese, in particolare nel settore immobiliare, a causa dell’elevata percentuale di mutui a tasso fisso di breve termine, che aveva costretto i cittadini svedesi a rifinanziarsi a tassi sensibilmente più elevati di quanto fatto in precedenza. Ne avevo parlato circa un anno fa in questo articolo.
Il 2024 avrebbe dovuto sancire la normalizzazione della politica monetaria mondiale.
La rincorsa sfrenata per riportare il tasso di inflazione nei rispettivi livelli target, dopo che per mesi la gran parte degli addetti ai lavori, a cominciare dai banchieri centrali, erano rimasti impassibili alla crescita generale del livello dei prezzi osservata nel post Covid, etichettandola come “transitoria”, avrebbe dovuto infatti subire un arresto: Federal Reserve e BCE erano ormai pronte a tagliare più volte i tassi nel corso dell’anno pur di dare nuovo slancio alla ripresa, diradando così le nubi di una recessione imminente.
L’ultima riunione del board di Bank of Japan, conclusasi nella prima mattinata italiana e culminata con le dichiarazioni alla stampa del Governatore Kazuo Ueda, sancisce un passaggio storico per la massima autorità di politica monetaria del Giappone e per l’intera economia del Sol Levante, un passaggio atteso sin dalla sua nomina, avvenuta ormai un anno fa.
Il ringgit è in difficoltà. La valuta malese è ai minimi dai tempi della “crisi delle tigre asiatiche” della fine degli anni ’90.
Nonostante l’impegno dichiarato da parte della banca centrale locale, la Bank Negara Malaysia, a vendere alcune delle riserve detenute in dollari e le buone prospettive di crescita per quest’anno della Malesia e dell’intera area ASEAN (Association of South-East Asian Nations), il ringgit continua ad essere debole,
Lo scorso giovedì l’indice Nikkei 225ha chiuso a 39.098 punti, superando il massimo storico fatto registrare ben 34 anni fa.
Era infatti dal 29 dicembre 1989 che l’indice che contiene le 225 aziende a maggior capitalizzazione del Paese non si spingeva così in alto – allora chiuse a 38.915,87 – un attimo prima dello scoppio della bolla economica che mise fine alle velleità giapponesi di diventare la prima economia mondiale, inaugurando quelli che gli storici hanno definito i “decenni perduti” del Giappone.