
Il 2024 sarà un anno da ricordare per Bank of Japan.
Dopo fine dell’era dei tassi zero, tornati su territorio positivo (0%-0.1%) lo scorso marzo – non accadeva dal 2016 – e coincisa anche con il primo rialzo – in questo caso bisognava tornare indietro addirittura al 2007 – ecco a sorpresa una nuova stretta monetaria da parte di Kazuo Ueda, attuale Governatore di BoJ, che porta il tasso di interesse overnight non garantito allo 0,25%.

Con esso arriva anche l’annuncio – questo sì previsto dagli analisti – di un piano di riduzione (tightening) dell’enorme mole di debito pubblico accumulato (576 trilioni di yen, il 53% del debito totale emesso dal Governo) nell’ambito del programma di “quantitative easing” lanciato nel 2013 dal suo predecessore Haruhiko Kuroda, che consisterà nel dimezzamento degli acquisti mensili di obbligazioni governative (JGB) dagli attuali 6 trilioni di yen a 3 entro il primo trimestre del 2026.
Tali mosse segnalano, da un lato, una crescente fiducia, probabilmente eccessiva, circa la ripresa dell’economia interna dovuta all’aumento salariale record del 3.56% concordato a marzo da diverse grandi aziende giapponesi, su tutte Toyota, ed i sindacati, che dovrebbe dare i primi frutti a settembre, dall’altro, la necessità di sostenere lo yen dopo i presunti (e falliti?) interventi sul mercato valutario dell’11 e 12 luglio.
È ciò che si augurano anche i cittadini giapponesi, i quali negli ultimi due anni hanno dovuto affrontare un costante declino del proprio potere d’acquisto, con il tasso di inflazione che ha costantemente superato quello di crescita dei loro salari.
A farne le spese anche l’intera economia giapponese, la quale, nonostante la crescita delle esportazioni dovuta allo yen debole, si è contratta due volte negli ultimi tre trimestri.
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