Un rider di Deliveroo.
Nella foto un rider di Deliveroo.

Deliveroo (Roofoods Ltd.) è una società britannica di consegna di cibo a domicilio, fondata a Londra nel 2013 da Will Shu e Greg Orlowski, operante in molti Paesi del mondo, tra cui l’Italia.

L’ascesa del food delivery, resa ancor più prorompente dalla pandemia, aveva convinto il management a quotare la società in borsa, avvenuta, lo scorso 31 marzo presso la borsa di Londra.

Quella che avrebbe potuto essere l’ennesima storia di successo di una startup tecnologica si è invece rivelato un enorme flop (-26%, con 2 miliardi di sterline cancellati dalla sua capitalizzazione di mercato di apertura fissata a 7.6 miliardi di sterline), secondo un banchiere occupatosi della quotazione “La peggiore IPO della storia di Londra”.

Con questo articolo proviamo quindi ad analizzare quanto accaduto.

Vi sono a mio avviso due macro ragioni per spiegare il fallimento dell’IPO (Initial public offering) di Deliveroo, la prima attiene al modello di business, la seconda riguarda motivazioni più tecniche.

Cominciamo con l’analisi del modello di business.

Come detto in apertura, è indubbio che la pandemia abbia offerto un’opportunità di crescita incredibile per le aziende operanti nel settore della consegna di cibo a domicilio. Con il proliferare delle zone rosse e, dunque, la chiusura dei ristoranti, quella di ordinare cibo a domicilio o presso il luogo di lavoro, più che una scelta, è diventata una necessità.

Un settore sì in forte espansione ma in molti casi ancora avaro di profitti: Deliveroo, per esempio, nel 2020 ha generato perdite per 224 milioni di sterline. Si tratta di una circostanza assai frequente nel caso delle startup, le quali hanno spesso bisogno di anni prima di raccogliere i frutti dei loro sforzi.

Con le campagne vaccinali che sembrano finalmente essere decollate, la luce in fondo al tunnel comincia a vedersi e, seppur alcune delle abitudini adottate nel corso della pandemia resteranno, è lecito credere che le persone ritorneranno in massa nei ristoranti e, dunque, la vorticosa ascesa del settore del food delivery dovrebbe placarsi.

A ciò vanno ad aggiungersi le crescenti rivendicazioni contrattuali e salariali dei lavoratori del settore, quei riders che recenti sentenze vorrebbero inquadrati come lavoratori dipendenti e non più come autonomi, da cui deriverebbe una crescita sensibile dei costi per le aziende che in questi anni hanno beneficiato della cosiddetta gig economy; e se il tuo business già si poggia su margini di guadagno piuttosto esigui, è chiaro che il problema comincia a farsi importante.

In sintesi, forse, se Deliveroo avesse anticipato la sua quotazione di qualche mese, ci saremmo trovati di fronte ad un’IPO di successo.

Motivazioni più tecniche.

Secondo gli analisti, ci sarebbero delle ulteriori motivazioni, più strettamente tecniche, legate al fallimento dell’IPO di Deliveroo.

Innanzitutto la richiesta del co-fondatore, nonché CEO dell’azienda, Will Shu, di strutturare la quotazione in modo da consentirgli di mantenere il dominio assoluto sulla compagnia per i prossimi tre anni, pur possedendo soltanto una frazione delle azioni. Ciò è possibile grazie all’emissione di azioni denominate “dual-class”, grazie alle quali Shu ha un potere di voto venti volte superiore a quello di qualsiasi altro azionista.

Si tratta di un’ipotesi assai ricorrente nelle quotazioni attinenti startup operanti nella Silicon Valley e quotatesi a New York – i fondatori di Google e Facebook, per esempio, ne hanno usufruito – molto meno in Europa, tanto che, in virtù di questa restrizione, a Deliveroo non è stato concesso di entrare nel listino più importante della Borsa di Londra, il FTSE 100.

Ciò fa sorgere anche degli interrogativi sulla necessità da parte del Governo inglese di riformare le regole di quotazione e rilanciare così la Borsa di Londra, settore, quello degli strumenti finanziari, tra i più colpiti dalla Brexit e che rischia pian piano di rendere marginale quella che un tempo era il maggior mercato finanziario d’Europa e tra i più importanti del mondo.

Il fallimento dell’IPO di Deliveroo potrebbe infatti spingere altri imprenditori britannici a seguire l’esempio di Cazoo, un portale inglese per la vendita di auto usate, che ha scelto la Borsa di New York per la sua prossima quotazione, servendosi di Dan Och Ajax I, una SPAC (Special Purpose Acquisition Company), ossia di una società che non ha una propria operatività sul mercato ma che nasce al solo scopo di raccogliere capitali immettendo sul mercato azioni tramite IPO con l’obiettivo della successiva integrazione/fusione con una società operativa sul mercato.

Eppure, il Primo Ministro Boris Johnson ed il Cancelliere dello Scacchiere, l’equivalente del nostro Ministro dell’Economia, Rishi Sunak, si erano particolarmente esposti sul tema, quest’ultimo aveva parlato di Deliveroo come “Una storia di successo genuinamente britannica”, un’ulteriore prova, dopo il successo della campagna vaccinale del Regno Unito, della bontà della scelta di lasciare l’Unione Europea.

Vi sono poi i soliti “cattivoni” degli hedge fund, anche stavolta accusati di aver venduto allo scoperto, strategia, come già chiarito nel mio articolo sul caso Gamestop, non solo lecita ma anche particolarmente rischiosa.

Infine, vi sarebbe una motivazione tecnica legata alla tempistica della quotazione, dato che i gestori di fondi tendono a evitare di assumere nuove posizioni prima della fine di un trimestre perché devono produrre rapporti trimestrali sulla performance.

Probabilmente quanto detto sinora ci racconta soltanto metà della storia, a motivazioni legate al modello di business o squisitamente tecniche andrebbero sommate ragioni culturali, probabilmente in Europa c’è un approccio più prudente verso le startup tecnologiche, un’avversione al rischio maggiore rispetto a quanto si osserva negli Stati Uniti.

Infine, è bene ricordare che un’IPO difficile non è la fine del mondo, la storia della finanza è piena di esempi di società riuscite a risollevarsi, basti pensare a Facebook o, restando nel settore del food, Ocado, spetterà al management di Deliveroo convincere gli investitori di essersi sbagliati.

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