GameStop-WallStreetBets

La scorsa settimana è stata contrassegnata dall’improvvisa ascesa borsistica di alcune aziende i cui business erano caratterizzati da un elevato short interest, ossia da scarse prospettive future, su tutte GameStop Corp., che ha visto il valore delle proprie azioni impennarsi in poco meno di un mese del 1.600%, frutto del passaparola sul canale “WallStreetBets” del social network Reddit, causando enormi perdite tra gli hedge fund, in particolare di Melvin Capital Management, che avevano scommesso al ribasso sulla famosa azienda statunitense specializzata nella vendita retail di videogiochi, da tempo in difficoltà a causa della forte crescita del mercato digitale, acuito dalla pandemia, e che rischia seriamente di ripercorrere il triste destino toccato a Blockbuster, la storica catena di vendita e noleggio di dvd spazzata via dai servizi streaming quali Netflix.

Secondo la narrazione dei media generalisti abbiamo assistito all’ennesimo capitolo della guerra tra popolo ed élite, alla vendetta dei piccoli risparmiatori sugli squali di Wall Street, le cose però sono più complesse di così e in questo articolo proverò a spiegarlo.

Innanzitutto fissiamo i concetti, cosa si intende per vendita allo scoperto, nel gergo finanziario “shortare”?

Gli investitori che vogliono scommettere sul deprezzamento di un’azione – perché ritengono che essa abbia un valore superiore alle sue prospettive economiche, o anche nell’ottica di una asset allocation tattica, ossia di breve o brevissimo periodo – prendono a prestito tali azioni dai broker e le vendono sul mercato con l’aspettativa che il loro prezzo scenda in maniera tale da poterle ricomprare, e restituirle così al broker – che a sua volta le girerà al proprietario che è un investitore strutturalmente lungo, ossia che le tiene stabilmente in portafoglio – incassando la differenza.

Chi shorta ha quindi il problema di essere obbligato a ricomprarsi le azioni, indipendentemente dal prezzo che esse assumeranno. Se infatti il prezzo del titolo su cui si è scommesso salirà anziché scendere, se cioè le previsioni dell’investitore si riveleranno errate, esso si esporrà ad una perdita potenzialmente illimitata, non quindi circoscritta al valore dell’azione come nel caso di un comune azionista. Tale situazione può ulteriormente peggiorare nel caso in cui l’azienda presa di mira abbia un flottante, ossia azioni disponibili alla negoziazione, esiguo: la scarsità guida il prezzo al rialzo (short squeeze).

Chi attua questa pratica commette un reato? In realtà no. Per quanto nella narrazione comune shortare sia visto come un’azione deprecabile, esso non è altro che il frutto di una valutazione delle prospettive di crescita di un’azienda basata sull’analisi dei fondamentali, ossia dei bilanci dell’azienda in questione, che, per quanto descritto finora, espone l’investitore che la pratica a forti rischi. Inoltre, almeno in via teorica, tale attività fornisce al mercato un servizio di liquidità, in quanto funge da riequilibratore alla tendenza esplosiva del titolo. A tutto ciò va aggiunto un ulteriore tassello: chi shorta, oltre a sopportare il rischio di dover riacquistare ad un prezzo maggiore le azioni che ha ceduto, sarà anche chiamato a corrispondere  un’integrazione via via crescente alla “Cassa di compensazione e garanzia”, ossia alla società consortile presente nei mercati regolamentati che si occupa della solvibilità degli operatori finanziari.

Questo è ciò che fanno gli hedge fund, nel caso specifico, ciò che ha fatto Melvin Capital Management.

Quando un titolo azionario cresce?

Dall’altro lato, per spingere il mercato al rialzo, si possono seguire due strade: l’acquisto di azioni o di opzioni su azioni. Queste ultime danno il diritto, e non l’obbligo, di acquistare (call) o vendere (put) una sottostante (nello specifico un’azione). Se un trader acquista un’opzione che dà diritto all’acquisto di un’azione che ritiene abbia un prezzo gonfiato rispetto all’attuale valore di mercato (prezzo di esercizio), si determina un’opzione cosiddetta “deep out of the money”, ossia che il suo prezzo di esercizio è molto distante rispetto a quello corrente di mercato e intuitivamente questa opzione costa meno. Il dealer, colui il quale ha venduto l’opzione, alla fine dovrà ricomprarsi una parte di queste azioni per pareggiare (coprire) la propria posizione e ciò spinge a sua volta il prezzo al rialzo: quante più azioni si sono comprate, quindi quanto più il dealer è costretto a ricomprare azioni, tanto più il prezzo di esse tenderà a salire. Ciò viene definito “short squeeze da opzioni” o, più propriamente, “gamma squeeze“, ossia quanto varia il prezzo dell’azione rispetto al variare del prezzo dell’opzione avente come sottostante quell’azione.

Questo invece è ciò che hanno fatto i piccoli investitori riunitisi su Reddit.

A prevalere nello scontro è stata l’azione rialzista coordinata dai piccoli risparmiatori su Reddit che ha generato l’esplosione del titolo GameStop, dai 12-13 dollari di dicembre al picco di 483 dollari di qualche giorno fa, portando il valore di capitalizzazione della società a ben 34 miliardi di dollari, con Melvin Capital Management costretta a subire perdite per 4.5 miliardi di dollari (-53%), nonostante l’iniezione di liquidità di ben 2.75 miliardi di dollari da parte di Point72 Asset Management e Citadel, due hedge fund accorsi in suo sostegno.

L’andamento del titolo GameStop nell’ultimo mese. Fonte: Bloomberg

In realtà, il danno per Melvin Capital Management sarebbe potuto essere ancora maggiore se il broker Robinhood, la famosa app di trading a commissioni zero che, consentendo la compravendita frazionale di azioni, anche potendo beneficiare dell’effetto leva, ha permesso a tanti piccoli risparmiatori di prender parte alle contrattazioni a Wall Street, non avesse ad un certo punto limitato gli acquisti del titolo GameStop e di altre società quali AMC, BlackBerry e Nokia, tutte caratterizzate, come spiegato in apertura, da un declino del loro modello di business, attirando le ire bipartisan del Congresso statunitense, dal trumpiano Ted Cruz alla socialista Alexandria Ocasio-Cortez, tutti convinti dell’esistenza di un conflitto di interesse tra la società e gli hedge fund.

Ciò è tutto da dimostrare. Se è vero che Robinhood riesce ad offrire commissioni zero grazie alla vendita degli “order flow”, ossia dei flussi di ordini degli investitori, ai Market Maker, avvalorando il famoso claim “Se un prodotto è gratis, allora il prodotto sei tu”, è vero anche che la crescente richiesta di titoli è coincisa con una crescente richiesta di liquidità da parte delle casse di compensazione e garanzia chiamate a garantire la solvibilità degli operatori, liquidità di cui Robinhood era sprovvista, trovandosi così costretta a limitare gli acquisti, consentendo agli shortisti di ridurre indirettamente le perdite.

A mio avviso, più che parlare di vendetta dei piccoli risparmiatori sugli squali di Wall Street, sarebbe opportuno mettere la discussione su un altro piano, ossia, quanto vale GameStop? Di certo non le cifre frutto del vorticoso passaparola su Reddit, il quale pare abbia avuto degli effetti persino oltreoceano, con investitori costretti a disinvestire da titoli liquidi per coprirsi da eventuali esplosioni di quotazioni di aziende con elevato short interest.

Quando tale follia speculativa si assesterà o, quantomeno, quando gli investitori istituzionali saranno riusciti ad attuare i dovuti correttivi all’insorgere di nuovi passaparola sulla rete, per esempio attraverso l’ausilio dell’intelligenza artificiale, le quotazioni azionarie torneranno a rispecchiare l’andamento dei fondamentali e titoli come GameStop subiranno un tracollo senza precedenti, trascinando con sé tanti ignari risparmiatori che in questo momento credono di essere diventati i nuovi Warren Buffet.

Per favore, usciamo dalla logica populista del farsi giustizia da soli e lasciamo che ad occuparsene siano gli enti preposti, nel caso degli Stati Uniti la SEC (Securities and Exchange Commission).

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