Da bambini, quando i nostri genitori volevano impedirci di fare qualcosa, per metterci paura, ci raccontavano che sarebbe arrivato il lupo cattivo o l’uomo nero, oggi, quando il Governo vuole suscitare un effetto analogo su noi cittadini, tira fuori l’ipotesi di una patrimoniale.

Ogni qual volta la sostenibilità del nostro enorme debito pubblico comincia a preoccupare, ecco che una certa parte politica, quella sinistra che, almeno a parole, dice di essere dalla parte degli ultimi, ricicla la proposta di introdurre una patrimoniale, infervorando le destre, da sempre ancorate allo slogan del “Basta mettere le mani nelle tasche degli italiani”.

Assistiamo insomma al solito, vacuo ed inutile dibattito ideologico che spacca in due il Paese, nello specifico, tra chi demonizza la ricchezza privata e chi la difende strenuamente, esattamente ciò di cui non avremmo bisogno in questa delicata fase storica, dove la pandemia ha raso al suolo gran parte delle nostre certezze e aspettative future. Dico questo perché, la storia degli ultimi anni parla chiaro, che al Governo ci sia il centrodestra, il centrosinistra o il M5S, il quale ha sempre rivendicato con forza di non essere né di destra, né di sinistra, l’azione dell’Esecutivo, nella sostanza, non cambia: aumento sconsiderato della spesa pubblica, spesso improduttiva, in cambio del consenso, con tanti saluti alle indicazioni fornite dagli organismi internazionali e alle nuove generazioni, che saranno costrette a sobbarcarsi il macigno dell’enorme debito accumulato.

Un modo di far politica bieco, miope, irresponsabile.

Dicevo, quando le acque cominciano ad agitarsi, ecco che si ricomincia a parlare di patrimoniale, “Chi ha di più, dia di più” e, mai come in questo periodo, un invito ad una maggiore solidarietà potrebbe avere un senso.


La proposta. (Fonte: La Repubblica).

L’emendamento degli Onorevoli Fratoianni (Liberi e Uguali) e Orfini (Partito Democratico) prevede per tutti l’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti bancari e sui conti di deposito titoli e l’istituzione di un’imposta sostitutiva sui grandi patrimoni di almeno 500 mila euro “derivante dalla somma delle attività mobiliari ed immobiliari al netto delle passività finanziarie possedute in Italia e all’estero”: il prelievo parte dallo 0,2% per i patrimoni tra 500mila euro e un milione, sale allo 0,5 tra uno e 5 milioni, all’1 percento tra i 5 e i 50  milioni e al 2 percento oltre i 50 milioni di euro. Per il solo 2021 si prevede che per chi ha base imponibile superiore a un miliardo l’aliquota sia del 3%. Si prevede anche che chi abbia “immobili, investimenti ovvero altre attività di natura finanziaria, suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia” abbia l’obbligo di dichiararli pena “una sanzione amministrativa pecuniaria che va dal 3 per cento al 15 per cento dell’importo non dichiarato”.


Dico potrebbe perché, se si osserva al modo in cui il Governo, dall’inizio della pandemia, ha dilapidato ben 105 miliardi di euro – tutti in deficit, tra sussidi a pioggia e bonus pensati male e realizzati peggio, dunque senza sortire gli effetti mirabolanti annunciati nelle innumerevoli dirette Facebook del nostro Premier – si comprende bene come, prima di azzannare il risparmio privato, sarebbe auspicabile una presa di coscienza sull’incapacità (o scarsa volontà?) della politica di fare il bene di noi cittadini.

Anziché, infatti, dar vita all’ennesimo provvedimento atto a tamponare una condizione di emergenza, attingendo risorse da coloro i quali, già pagano un livello di tassazione tra i più alti d’Europa, alla luce dell’enorme evasione fiscale, stimata in oltre 100 miliardi di euro l’anno, non sarebbe il caso di agire con progettualità, mettendo finalmente mano ad una seria riforma fiscale che preveda la graduale abolizione del contante? Perché, ad uno Stato incapace ed inefficiente devono costantemente sopperire i cittadini onesti? Perché la ricchezza in Italia è così osteggiata, per non dire demonizzata? Non lo comprendo.

All’Italia non occorre l’ennesimo provvedimento slogan del capo popolo di turno, all’Italia serve un sistema fiscale più equo, in cui sia difficile e soprattutto svantaggioso evadere, un sistema che contempli una maggiore progressività, uno spostamento della tassazione dal lavoro al capitale, una riforma del catasto e, ovviamente, meno burocrazia.

È ora di smetterla con le patrimoniali e gli aumenti delle accise sui carburanti, che l’Esecutivo si assuma l’onere, e non solo l’onore, di governare, se ha paura di farlo, smetta di tirare a campare e si faccia da parte come auspicato dal sottoscritto, lasciando il passo ad un Governo sostenuto dall’intero arco costituzionale e presieduto da una personalità di ben altro spessore, Mario Draghi.

Altrimenti, lo Stato continuerà ad elargire sussidi non ai più poveri, ma ai più furbi, e a tassare non i più ricchi, ma i più onesti.

Hai trovato interessante quest’articolo?

Condividilo e non dimenticare di iscriverti alla newsletter o di mettere un like alla mia pagina Facebook, in modo da restare sempre aggiornato sulle future pubblicazioni, grazie!