Contante protetto e non abolito

Il mondo va veloce, sempre più veloce. Tanti oggetti, una volta visti come indispensabili, ora sono diventati così obsoleti che il solo ripensarli tra le nostre mani ci strappa persino un sorriso.

Non è il caso del denaro, inteso come monete e banconote. Seppur, infatti, anche in questo campo siano stati fatti passi da gigante con l’introduzione dei pagamenti elettronici, ormai possibili persino mediante l’uso dello smartphone, continuiamo per qualche ragione ad essere affezionati al contante.

In Europa, infatti, circa il 60% delle transazioni avviene mediante l’uso del contante. Le performance migliori tra i grandi Paesi sono fatte registrare da Francia (44.1%) e Regno Unito (45.3%), in media la Germania (60.8%), mentre nettamente sopra la media risultano essere Spagna (74.2%) e Italia (82%). Infine, i greci sembrano avere una sorta di repulsione ai pagamenti elettronici: il 96.6% dei pagamenti in terra ellenica avviene infatti mediante l’uso del contante.

Per converso, uscendo per un attimo dall’area euro, si osserva il caso della Svezia, la cui propensione all’uso dei pagamenti elettronici ha superato l’80%; il Paese scandinavo, dunque, sia avvia a diventare il primo Paese cashless.

Un altro dato interessante da osservare è quello dei limiti al suo utilizzo.

Come probabilmente sapete, in Europa non esiste un limite univoco all’uso del contante, ogni Paese ha facoltà di fissarne uno.

La situazione è piuttosto variegata: si va dai 1000 euro di Francia e Portogallo ai 3000 euro di Belgio e Italia – soglia innalzata nella precedente legge di bilancio (prima era fissata a 1000 euro) – passando per i 2500 della Spagna; in altri 11 Paesi, invece, tra cui la Germania, non esiste alcun limite.

Eppure, per tutta una serie di ragioni che troverete di seguito, credo sia arrivato il momento di rinunciarci.

1. Lotta all’evasione.

Uno dei principali problemi italiani è rappresentato dall’enorme evasione fiscale. Sostituire il contante con pagamenti elettronici, dunque tracciabili, ridurrebbe all’osso l’evasione. Nel contempo, questo consentirebbe un reale abbassamento della tassazione e il vecchio e sempre in voga claim “Pagare tutti, pagare meno” smetterebbe di essere un mero spot elettorale.

In aggiunta, la burocrazia, altro male di questo Paese, verrebbe drasticamente abbattuta. Basta scontrini fiscali, prezzi che divergono a seconda del si voglia o no la fattura, improbabili detrazioni da inserire nelle dichiarazioni dei redditi, modelli ISEE fallaci e quant’altro, tutto già previsto alla fonte, contenuto nei pagamenti elettronici, con il risultato di avere un welfare più equo, realmente al servizio di chi ne ha bisogno. Infine, la famosa spending review, spesso tirata in ballo in questi anni difficili ma mai davvero realizzata, troverebbe finalmente compimento, con l’Esecutivo finalmente in grado di bilanciare, attraverso lo strumento degli ammortizzatori sociali, gli ovvi scompensi che una revisione della spesa comporta nel breve periodo. Da una lotta così ferrea all’evasione potrebbero nascere nuove forme di baratto, la cui entità, però, a mio avviso avrebbe dimensioni pur sempre marginali.




2. Duro colpo a criminalità e terrorismo.

Le banconote, soprattutto quelle di taglio elevato, rappresentano uno strumento assai utile per le mafie. Infatti, grazie ad esse, è molto facile spostare grossi capitali passando inosservati, non è un caso che il Governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, si sia detto propenso a ritirare dal mercato le banconote da 500 euro, seguendo quanto ipotizzato da Janet Yellen, governatrice della Fed, per quelle da 100 dollari negli USA. Senza la possibilità di scambiare denaro contante le criminalità riceverebbero un durissimo colpo: come pagherebbero e venderebbero droga ed armi? Come riscuoterebbero il pizzo? Come riciclerebbero denaro sporco? Sarebbero probabilmente costrette a tornare al baratto – con tutti i limiti che lo contraddistingue, non è certo un caso se, quando gli scambi hanno raggiunto una notevole entità, al fine di agevolarli, venne creata la moneta – o utilizzare valute estere, ipotesi che affronterò successivamente, quando discuterò circa la realizzazione del piano.

3. Trasmissione della politica monetaria più efficace.

Da un’eliminazione del contante troverebbe giovamento anche la BCE. In situazione di crisi economica, come quella che stiamo vivendo in questi anni, con la BCE impegnata nella sua risoluzione attraverso una misura di alleggerimento monetario (Quantitative easing), il rischio tesaurizzazione – ossia mettere il denaro sotto al materasso – legato ad un abbassamento dei tassi molto al di sotto dello zero, non sussisterebbe più. Si riuscirebbe, inoltre, ad avere una visione più chiara della quantità di denaro circolante in Europa – non scordiamo il ruolo di valuta internazionale dell’euro – insomma, la capacità della BCE di trasmissione della politica monetaria, ora indiretta in quanto legata all’aggregato monetario M3, sarebbe molto più efficace, comportando una rinuncia della politica fiscale molto più indolore, adempiendo così in toto ad uno dei dogmi su cui la BCE venne costituita, quello della supremazia della politica monetaria su quella fiscale, quest’ultima considerata dai monetaristi inefficiente, in quanto l’inflazione, secondo tale scuola di pensiero, sarebbe un fenomeno esclusivamente monetario e che quindi, variazioni della base monetaria non determinerebbero una crescita dell’output, ma solo dell’inflazione.

4. Completa digitalizzazione del sistema bancario.

L’eliminazione del contante fungerebbe anche da incentivo alla completa digitalizzazione del sistema bancario. Uno dei principali problemi delle banche italiane e non solo, infatti, attiene al costo dell’eccessivo numero di filiali dislocate sul territorio. Certo, una loro riduzione avrebbe degli effetti sul piano occupazionale, ciò però è insito al processo inarrestabile portato dall’evoluzione tecnologica, starà alla politica trovare i correttivi necessari alla risoluzione di tale problema, per altro comune in molteplici settori economici.

5. Azzeramento del costo di produzione del denaro.

Sono lontani i tempi in cui le monete erano effettivamente d’oro o d’argento così come è lontana l’epoca del gold standard, fatto sta che produrre, anzi, coniare denaro ha un costo, un costo che è via via decrescente al valore intrinseco del denaro ma che, nel caso di abolizione del contante, verrebbe di fatto azzerato. Anche in questo caso, starà alla politica trovare una soluzione per chi è occupato in questo settore.

6. Questione igienica: i soldi sono sporchi.

Si stima che sulle banconote possano annidarsi oltre 3mila tipi di batteri, incluse alcune specie resistenti agli antibiotici. “Le specie più abbondanti identificate sui soldi sono i batteri che causano l’acne, seguiti dalla flora batterica normalmente presente sulla pelle. Ma è stata riscontrata anche la presenza di specie di stafilococchi patogeni e di batteri associati all’ulcera gastrica, alla polmonite e alle intossicazioni alimentari. I ricercatori hanno anche individuato DNA di geni che conferiscono resistenza agli antibiotici, come quelli del temibile Staphylococcus aureus resistente alla meticillina. Non è mancato all’appello (in piccolissime quantità) neppure l’antrace, un batterio comune nella terra, e sulle mani di chi la maneggia.” [Fonte: Focus]

Insomma, almeno teoricamente, maneggiare banconote potrebbe diventare una fonte di contagio e diffusione di eventuali epidemie.

7. Calo dei furti.

Un’abolizione del contante determinerebbe una diminuzione delle rapine, con buona pace dei tanti anziani rapinati ed aggrediti in strada. Certo, il rischio di reati informatici resterebbe vivo, anzi, potrebbe amplificarsi, ma si tratta di un rischio certamente inferiore rispetto al passato e che, ad ogni modo, non prevede violenza fisica sulle vittime.

Qualcuno a questo punto obietterà: ma la privacy?

Beh, barattare parte della propria privacy con gli innumerevoli vantaggi enunciati sinora credo sia sacrosanto, a meno che non siate dei criminali. Eppoi, non scordiamo che siamo nell’era dei social media, la rete è già piena di nostri dati sensibili senza che neppure riusciamo a rendercene conto.

Altra obiezione piuttosto comune attiene alla presunta incapacità degli anziani di maneggiare le nuove tecnologie: balle! I miei nonni, ed immagino anche i vostri, hanno imparato ad utilizzare gli euro molto prima di tanti cinquantenni; un famoso proverbio napoletano recita “e sord fann veni a vist e cecat'”, ossia “i soldi fanno rivedere persino i ciechi”, l’utilizzo di una carta mediante un codice è persino più semplice di dover districarsi tra le tante monete metalliche (8) utilizzate con la nostra attuale valuta.




Come realizzare questo ambizioso progetto?

Quando si parla di pagamenti elettronici il primo appunto che immediatamente viene fatto è legato al costo delle commissioni, troppo elevato per i sostenitori del contante. Vero, esse andrebbero abolite del tutto e, la sola adozione totale di tale strumento, non farebbe che abbassarle drasticamente.

La mia idea è sostituire su base europea il proprio documento di riconoscimento con una carta provvista di chip oltre che, chiaramente, di foto e dati personali. Ai minori ne andrebbe fornita una con limiti di spesa imposti dai propri genitori, ai turisti una con scadenza temporale, più basica, da affiancare al passaporto, da ottenere in aeroporto, nelle strutture oggi adibite al cambio banconote.

Si può immaginare che, alla stregua di quanto avviene con le monete, un lato sia uguale per tutti i Paesi membri mentre l’altro presenti l’effige della banca di cui siamo clienti.

E per chi non dispone di un conto corrente? Dovrà farlo e dovrà essere gratuito per quanto concerne le operazioni base. Il vantaggio per le banche sarà non trovarsi mai in crisi di liquidità dato che la tesaurizzazione del contante non sarà più una scelta possibile.

E le attività commerciali? Chi dovrebbe farsi carico delle spese relative agli strumenti atti alla ricezione del pagamento, leggasi POS e quant’altro? Ovviamente lo Stato.

Tralasciando il fatto che moltissime attività già ne possiedono uno – dal 1 gennaio 2016, infatti, vi è l’obbligo di accettare pagamenti di qualsiasi entità mediante tale strumento – la spesa per le casse dell’Erario, rapportata agli enormi benefici dalla lotta all’evasione fiscale, stimata in alcune centinaia di miliardi di euro, sarebbe infinitesimale.

 

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Riguardo le tempistiche.

Utilizzare l’arma della sorpresa, come avvenuto in circostanza analoghe in India o Venezuela, del tipo, Draghi al prossimo board della BCE fissa una scadenza piuttosto prossima entro la quale i cittadini dovranno depositare tutti i propri contanti presso la propria banca, pena la messa fuori legge delle banconote, appare un’ipotesi che, se da un lato consentirebbe di stanare un bel po’ di evasori, dall’altro comporterebbe disagi logistici e organizzativi non trascurabili.

Occorre del tempo oltre che una certa gradualità. Per cominciare, anziché provvedere ad un abbandono immediato di tutto il contante in circolazione, si potrebbe optare per  messa fuori legge delle banconote con valore più alto, direi da quella da cinquanta euro in su. Nel frattempo, le altre, ossia quelle da 5, 10 e 20 euro, andrebbero sostituite con con monete metalliche, in modo da rendere più ingombrante il trasporto, incentivando così il pagamento mediante carta anche per importi inferiori.

La questione gradualità sarebbe anche un deterrente agli attacchi populisti che l’abbandono del contante senz’altro porterebbe: la solita storia dell’anziano in difficoltà o di uno Stato che con occhio minaccioso controlla i propri cittadini, il partito degli evasori è il primo partito in Italia, non scordiamolo mai, la politica non smetterà mai di flirtarci. Il muro contro muro dunque non aiuterebbe e, nell’era della post-verità, esponenti politici più attratti alle loro poltrone che al benessere dei cittadini, finirebbero per delegittimare quella che è mio avviso sarebbe una svolta epocale, forse ancor più dell’introduzione stessa dell’euro.

Inoltre, non vanno trascurati neppure gli effetti sui consumi di una simile misura. L’abbassamento a 1000 euro per i pagamenti in contanti, approvato all’epoca dal governo Monti, determinò una diminuzione dei consumi da parte dei cittadini – sempre per il discorso che il primo partito in Italia è quello degli evasori – quindi del gettito IVA e, più in generale, del PIL. In aggiunta, pare che questa misura comportò anche un calo del turismo estero, soprattutto quello del lusso di matrice russa ed araba; da qui, scaturì la discussa decisione da parte del Governo Renzi di riportarlo a 3000 euro. Inutile dire che la diffusione di qualsiasi dato economico negativo, in Italia soprattutto, causa la storica instabilità dei Governi, comporti aspre critiche dalle opposizioni, anche per questo è necessaria gradualità.

Va però osservato che l’abolizione graduale del contante, com’è intuibile, sarebbe da realizzarsi sull’intera Area Euro, se non, nel caso vi siano le condizioni, mediante un accordo con gli Stati Uniti. Affermo questo perché, tale misura, nell’ottica di contrasto alla criminalità organizzata – se ricordate prima avevo accennato alla possibilità che la criminalità potesse utilizzare un’altra valuta, il dollaro, per esempio, la valuta più scambiata al mondo –  sarebbe molto incisiva.

Inutile aggiungere che se un simile accordo potesse essere realizzato su base G8 o addirittura G20 – ipotesi assai improbabile – coinvolgendo così anche altre valute piuttosto scambiate, leggasi franco svizzero, yen giapponese e dollaro di Hong Hong, la sua efficacia sarebbe eccellente.

E’ giunto il momento di tirare le somme: vi ho convinto? Siete d’accordo con l’idea di abolire il contante? Ora la palla passa a voi, se avete ulteriori spunti vi invito a commentare e, nel caso abbiate trovato interessante questo articolo, vi invito a condividerlo sui vostri social e a regalare un “mi piace” alla mia pagina Facebook. Infine, vi ricordo che inserendo la vostra mail nell’apposito banner sulla destra riceverete una mail ad ogni nuovo articolo pubblicato, grazie!