Mário Centeno.
Il Presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mário Centeno.

Nella serata di ieri, dopo una lunga e travagliata trattativa, i ministri delle finanze europei hanno finalmente raggiunto un accordo sulle misure da adottare per contrastare gli effetti del coronavirus sull’Eurozona.

Tali misure, come vedremo, nonostante vadano nella giusta direzione, rimangono ben lontane da quanto sarebbe stato auspicabile; del resto, se la condizione di emergenza che stiamo vivendo, secondo molti leader la più grave dal secondo dopoguerra, non ha smosso le acque, è lecito cominciare a pensare che quella Europa sognata dai padri fondatori, coesa e solidale e in grado di contrapporsi alle grandi potenze Stati Uniti e Cina, non vedrà mai la luce.

Insomma, quell’appuntamento con la storia di cui il Premier italiano Giuseppe Conte aveva parlato è saltato, alcuni leader europei, su tutti quello olandese, Mark Rutte, ci hanno dato buca.

Va detto che la strategia italiana è stata un fiasco completo.

Probabilmente il Premier italiano avrebbe dovuto prestare maggior attenzione ai suggerimenti arrivati da un’intervista rilasciata al “Corriere della Sera” dal Senatore Mario Monti, il quale, nel corso della Crisi del debito, si ritrovò a trattare con l’Europa in una posizione di uguale svantaggio, figlia del nostro enorme debito pubblico.

Stigmatizzare la posizione dell’altro di fronte alla propria opinione pubblica, dichiarare “Faremo da soli” e continuare ad appendersi all’ottenimento dei coronabond come unico metro del successo negoziale avrebbe finito per ritorcersi contro il nostro Paese, aveva dichiarato l’ex Premier, e così è stato.

Appena tre giorni prima, infatti, il Premier Conte aveva ribadito un deciso “No” al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) e un altrettanto deciso “Sì” agli eurobond, coronabond o come si sarebbe scelto di chiamarli.

Il risultato a cui si è giunti ieri è l’esatto opposto: “Sì” al MES e “No” ai coronabond.

Questo ragionare per etichette, per slogan, che tanto ha portato fortuna al principale partito politico che sostiene la sua maggioranza di Governo, il Movimento 5 Stelle, ha alla fine presentato il conto, radendo al suolo la sua credibilità.

I sovranisti intanto gongolano, Matteo Salvini, leader della Lega, principale partito di opposizione, ha già fatto sapere di esser pronto a presentare una mozione di sfiducia verso il Ministro delle finanze Gualtieri: è da ieri sera che sui social riecheggia l’appellativo di “Traditori della Patria” riferito ai principali esponenti del Governo e improperi di ogni tipo e genere, gli stessi – ancora – che un tempo il M5S riservava ai Governi di cui non faceva parte.

Eppure, se si esce dalla logica degli slogan, se si decide di approfondire, le cose non sono andate poi così male.

È vero, c’è la firma del MES, ma l’accesso al tanto temuto fondo “Salva Stati”, se resosi necessario per il sostentamento delle spese legate all’emergenza sanitaria (massimo 2% del PIL) – e solo in quel caso – sarà spogliato di ogni condizionalità.

Vi è inoltre l’introduzione di una cassa integrazione europea, proposta dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, denominata SURE dal valore di 100 miliardi, altri 200 saranno messi sul piatto dalla BEI (Banca Europea per gli Investimenti) allo scopo di fornire liquidità alle imprese e, infine, una prima bozza sulla proposta francese di creare un fondo denominato “Recovery fund”, che nei piani del Ministro delle finanze Bruno Le Maire dovrebbe arrivare a valere 500 miliardi, finanziato da obbligazioni congiunte per finanziare il rilancio dell’economia dell’area euro.

Come dichiarato ieri in un tweet Commissario all’economia Paolo Gentiloni, siamo di fronte ad un pacchetto di dimensioni senza precedenti nella storia dell’Unione.

Tutto ciò va ad aggiungersi al già approvato PEPP (Pandemic emergency purchase programme), ossia il programma di Quantitative easing studiato ad hoc dalla BCE (Banca Centrale Europea) per combattere la pandemia da ben 750 miliardi, il blocco del “Patto di Stabilità e Crescita” e l’allentamento dei vincoli sugli aiuti di Stato.

Direi che c’è da essere soddisfatti.

Ciò nonostante, gli euroscettici continueranno ad inondare i media di messaggi denigratori verso le Istituzioni europee e di improbabili piani di ritorno alle valute nazionali, senza disdegnare strizzatine d’occhio a Cina e Russia, da cui si teme ricevano finanziamenti; per il futuro dell’Europa e dell’Italia è importante però è necessario che tali atteggiamenti rimangano circoscritte alle opposizioni e non, come osservato in queste settimane, coinvolgano anche i principali esponenti della maggioranza.

Come più volte asserito dal sottoscritto, al fine di tornare a recitare un ruolo di primo piano in Europa ed evitare nuove magre figure come quella collezionata ieri dal nostro Premier, è necessario ritornare ad essere un Paese serio, che rispetta gli impegni e che, quando la pandemia sarà passata, si impegnerà nella riduzione del debito, smettendola di “comprare” consenso attraverso l’assistenzialismo.

L’Europa, purtroppo, al momento, anche per responsabilità a noi imputabili, continua ad essere profondamente spaccata in due, un club di ragazzini rissosi che non si fidano l’uno dell’altro, non certo il clima migliore per costruire i tanti sbandierati “Stati Uniti d’Europa”.

Per invertire la tendenza, come detto, occorrerà serietà e maturità, a tutti i livelli, media inclusi, consci finalmente – si spera – che sbattere porte o denigrare l’altro attingendo dal passato non serve a nulla e che non esiste un futuro fuori dall’Europa.

L’accordo raggiunto ieri avrà bisogno dell’approvazione dei Capi di Stato e di Governo che dovrebbe concretizzarsi già la prossima settimana.

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