Christine-Lagarde-Bce
Christine Lagarde, neo Presidente della Banca Centrale Europea.

La settimana che sta per concludersi, oltre che per le elezioni britanniche, è stata caratterizzata dalle ultime riunioni dell’anno dei board di Federal Reserve e Banca Centrale Europea, quest’ultima presieduta per la prima volta da Christine Lagarde. Con questo articolo proviamo a fare il punto.

Cominciamo dalla Fed.

Dopo un pensiero per l’ex Presidente Paul Volcker, scomparso questa settimana a 92 anni, Jerome Powell, numero 1 della Federal Reserve, ha comunicato la decisione di lasciare inalterato il costo del denaro, frutto del buon andamento dell’economia statunitense – ricordiamo che siamo di fronte al periodo di espansione più lungo della storia americana – ribadendo però il perdurare della debolezza degli investimenti.


A tal proposito, Powell ha tenuto a confermare la bontà delle scelte fatte nel corso dell’anno – tre tagli dei tassi – per qualcuno figlie degli attacchi di Donald Trump, chiarendo che, per il 2020, prima di procedere ad un aumento dei tassi, sarà probabilmente necessario un ulteriore taglio, aggiungendo che “Affinché la Fed muova i tassi verso l’alto, dovrebbe verificarsi un significativo e persistente aumento dell’inflazione.”


La Fed si aspetta inoltre che il mercato del lavoro rimanga forte, con la disoccupazione che nei prossimi anni dovrebbe attestarsi sotto al 4% – “Il mercato del lavoro è in salute al 3.1%” – nonostante l’incremento dei salari – anche qui, a causa della bassa inflazione – resti al palo.
Infine, Powell ha salutato favorevolmente l’eventuale ratifica dell’USMCA, l’accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico che dovrebbe superare il precedente NAFTA, così come la fine della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, rifiutandosi di speculare però sugli effetti che produrrebbe il fallimento di quest’ultimo e l’impeachment di Donald Trump.

Passiamo ora alla riunione della Bce che, come detto, vedeva l’ingresso in società di Christine Lagarde, chiamata a raccogliere l’eredità di Mario Draghi.


L’ex Presidente del Fondo Monetario Internazionale, accolta con un caloroso benvenuto, ha confermato le decisioni su tassi e QE prese in settembre dal suo predecessore; pare infatti che esse abbiano dato buoni segnali in termini di incremento dei salari e dell’occupazione. L’Istituto, a tal proposito, continuerà a monitorare con accuratezza il loro andamento, pronto a reagire a qualsiasi evenienza.

Conferme anche riguardo il tasso di crescita del PIL anno su anno, visto allo 0.2% per il trimestre, le incertezze sul commercio internazionale hanno pesato sugli investimenti ma si intravedono segnali di stabilizzazione.

Di seguito le stime sul PIL per l’Eurozona per i prossimi anni, riviste al ribasso solo per il prossimo anno, causa crescente protezionismo, debolezza dei mercati emergenti e fattori geopolitici:

  • 1.2% nel 2019
  • 1.1% nel 2020
  • 1.4% nel 2021
  • 1.4% nel 2022

Ecco invece le nuove stime sull’inflazione, riviste al rialzo per il 2020 e al ribasso per il 2021, pesano in questo caso l’aumento del prezzo dei prodotti energetici:

  • 1.2% nel 2019
  • 1,1% nel 2020
  • 1,4% nel 2021
  • 1,6% nel 2022

Lagarde, ribadendo la necessità di continuare con una politica monetaria espansiva, ha poi richiamato, come del resto era solito fare Draghi, i Governi dei Paesi membri a fare di più sul piano delle riforme e della finanza pubblica, condizioni necessarie all’aumento del potenziale di crescita dell’Eurozona: “Non ci siamo ancora ma ci arriveremo nel medio termine”.

Infine, il neo numero 1 dell’Eurotower si è concessa qualche minuto – i più interessanti a mio avviso – per cominciare a dare una propria impronta di quella che sarà la sua Presidenza.

Innanzitutto, pur consapevole che gran parte dei presenti avrebbe fatto paragoni con il suo predecessore, ha esortato a non farne: “Ogni Presidente ha il suo modo di comunicare, non interpretate più del dovuto, io sarò me stessa e sarò probabilmente diversa.

Ha dato poi appuntamento a Gennaio – “Non chiedetemi esattamente quando” – per delineare una nuova Strategy Review che dovrebbe terminare entro la fine del 2020.

L’ultima c’è stata nel 2003, dopo 16 anni è giusto averne una nuova” e coinvolgerà, nei piani di Lagarde, ogni aspetto, tra i quali l’innovazione tecnologica, il cambiamento climatico e le disuguaglianze.

Per ora nessuna ulteriore dettaglio, occorrerà aspettare.

Spazio poi alle domande dei giornalisti, verso i quali Lagarde ha manifestato profondo rispetto per il loro lavoro.

Alla domanda di un giornalista austriaco, il quale le chiedeva se la BCE era consapevole dei rischi connessi al perdurare di tassi negativi per lunghi periodi, tema piuttosto sentito dai Paesi del nord Europa, spesso critici con le soluzioni messe in atto da Draghi, Christine Lagarde ha immediatamente risposto: “Non sono né un falco, né una colomba, cercherò di tirar fuori il meglio da ogni membro del board” aggiungendo che “Ciò che è stato fatto è sempre stato agire sotto il nostro mandato” e ribadendo poi l’assoluta importanza di avere una Banca Centrale indipendente dalla politica.

Una giornalista italiana le ha poi chiesto quale misura tra i bassi tassi e il QE prediligeva, anche qui la risposta di Lagarde è stata decisa ma non netta: “La mia opinione è che le singole misure formano un unico pacchetto, operano insieme” e sulla possibilità di utilizzo di nuovi ed ulteriori strumenti “Il board deciderà in base al contesto”.

Un breve accenno è stato fatto sui rischi della guerra commerciale USA-Cina, su cui Lagarde ritiene che “La situazione sembra migliorare”, su Brexit, ricordiamo che il voto era in corso proprio in quelle ore, e sui bitcoin, nello specifico sui stablecoin, per i quali, seppur ci sia “Una domanda alla quale rispondere”, occorrerà prima individuare gli obiettivi di un progetto del genere.

Infine, una domanda sulle polemiche in Italia riguardanti la riforma sul MES, a cui il nuovo numero 1 dell’Eurotower ha risposto chiarendo che trattasi di un progetto per stabilizzare l’Eurozona, nulla che voglia danneggiare un singolo membro dell’area “Credere che la riforma sia pensata per colpire un Paese direttamente è completamente errato“.

Christine Lagarde ha concluso la conferenza stampa augurando buone feste ai presenti e dando appuntamento al 2020, quando comincerà a mostrarci la sua visione di Europa.

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