Qualche mese fa vi avevo parlato dell’India e della stretta sul contante del suo primo ministro, Narendra Modi, il quale, l’8 novembre scorso, a sorpresa, annunciò la messa fuorilegge dalla mezzanotte del giorno stesso di tutte le banconote da 500 e 1000 rupie in circolazione – i tagli più diffusi – obbligando i cittadini indiani a recarsi in banca entro fine anno per sostituirle con delle nuove, sia di taglio uguale, sia di taglio superiore, nel nuovo taglio da 2000 rupie.
Tale piano si poneva 4 ambiziosi obiettivi:
Combattere l’enorme evasione fiscale (si stimava che il sommerso fosse circa il 50% dell’economia indiana).
Limitare la corruzione, in particolare nella politica, con i partiti che in passato avevano acquisito voti tra le fasce più povere della popolazione con piccole somme di denaro.
Lotta al terrorismo, in particolare quello di matrice pakistana, nemico storico dell’India.
Sconfiggere il proliferare di banconote false, assai diffuse tra i mercati di periferia.
“Tutto come da previsione”, si potrebbe sintetizzare così quanto espresso ieri dal n.1 della Federal Reserve, Janet Yellen, nella consueta conferenza stampa a margine del board della banca centrale americana, la cui diretta, per chi mi segue, ho provveduto a condividere sulla mia pagina Facebook.
Il primo aumento dei tassi, allo 0.75-1% – ricordiamo che la Fed, a differenza della Bce, (altro…)
A sinistra il Premier britannico Theresa May, a destra quello scozzese, Nicola Sturgeon.
La Camera dei Lord ce l’aveva messa tutta per provare a mettere i bastoni tra le ruote alla Brexit, in particolare attraverso due emendamenti: il primo, mirava ad impegnare l’Esecutivo May a riconoscere, sin da subito, il diritto dei cittadini europei residenti nel Regno Unito (altro…)
Ieri si è tenuta la consueta riunione del consiglio direttivo della BCE, la quale, come saprete, ogni sei settimane valuta gli andamenti economici e monetari in modo da assumere le corrette decisioni in materia di politica monetaria.
In particolare, l’esito di questo board aveva sollevato le attenzioni degli addetti ai lavori in quanto l’incremento del tasso di inflazione fatto registrare nell’ultimo periodo, a più riprese sottolineato dai falchi tedeschi, aveva fatto temere un cambiamento della strategia (altro…)
Sono passati ben 25 anni dal Trattato di Maastricht, era infatti il 7 febbraio del 1992, giorno nel quale i dodici Paesi membri dell’allora Comunità Europea, oggi Unione Europea, fissarono le regole politiche ed i parametri economici e sociali necessari all’ingresso degli Stati in questo nuovo organismo sovranazionale. Le aspettative erano altissime, il sogno degli Stati Uniti d’Europa cominciava finalmente a prendere forma, a distanza di 25 anni, cosa è rimasto di quel sogno e, soprattutto, quali prospettive ha quel sogno di potersi ancora realizzare? Ancora, in un’Europa dilaniata dai populismi ed egoismi, con un tasso di consensi ai minimi termini (36%), la soluzione è un’Unione a due o più velocità o anche detta a geometria variabile? (altro…)