Brexit, Parlamento inglese

Chi segue con passione la Brexit ricorderà la sentenza della Corte Suprema Britannica del 24 gennaio scorso, la quale, mettendo un po’ i bastoni tra le ruote all’Esecutivo May, sentenziò sulla necessità da parte del Parlamento inglese di esprimersi sulla Brexit, dato che il famoso referendum del giugno scorso aveva natura esclusivamente consultiva.

Bene, ieri sera, con la terza lettura alla Camera dei Comuni, il primo step per il via libera da parte del Parlamento inglese alla Brexit è stato mosso. L’esito positivo del pronunciamento, seppur ampiamente previsto, è andato oltre le aspettative (494 voti a favore, 122 quelli contrari), complice il benestare del Partito Laburista, il cui leader, Jeremy Corbyn, sebbene schieratosi per il fronte del “remain” lo scorso giugno, ha dichiarato la non volontà di contraddire l’esito del referendum.

Una parte del suo partito, però, va detto che un tentativo l’ha prodotto, provando ad obbligare l’Esecutivo ad un nuovo scrutinio vincolante sui contenuti dell’accordo che Londra produrrà con Bruxelles, ipotesi rispedita al mittente (326 no, 293 sì), con i laburisti costretti ad accontentarsi di un semplice “Sì” o “No” a contrattazioni ultimate.

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Ora la palla passa alla Camera dei Lord, quella dei non eletti, la quale dovrebbe pronunciarsi il prossimo 7 marzo e che, proprio in virtù del suo essere un organo non elettivo, potrebbe offrire una qualche sorpresa, ipotesi, è bene intenderci, assai, assai remota.

Se sorprese non ve ne saranno, l’invocazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona dovrebbe rispettare il termine previsto da Theresa May qualche mese fa, ossia la fine di marzo.

Ad ogni modo, anche se la Camera dei Lord dovesse presentare qualche eccezione al Piano della May, proponendo, per esempio, degli emendamenti, la palla tornerebbe alla Camera dei Comuni che dovrebbe ri-pronunciarsi, a sua volta, in via definitiva; ciò porterebbe sì ad un ritardo della procedura, non certo ad una rinuncia, la Brexit è ormai un processo inarrestabile.

Infine, una nota di colore: il Parlamento scozzese, nella giornata di martedì, con 90 voti contrari su 129, ha detto no all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. La consultazione, purtroppo per gli scozzesi, non avrà alcuna conseguenza, si è trattata di una votazione simbolica, dato che, nella sentenza citata all’inizio di quest’articolo, la Corte Suprema del Regno Unito aveva negato la necessità di approvazione dei cosiddetti “devolved parliaments”, ossia dei Parlamenti di Galles, Irlanda del Nord e, appunto, Scozia.