“Tutto come da previsione”, si potrebbe sintetizzare così quanto espresso ieri dal n.1 della Federal Reserve, Janet Yellen, nella consueta conferenza stampa a margine del board della banca centrale americana, la cui diretta, per chi mi segue, ho provveduto a condividere sulla mia pagina Facebook.

Il primo aumento dei tassi, allo 0.75-1%ricordiamo che la Fed, a differenza della Bce, non utilizza un valore puntuale, bensì un corridoio – dei tre previsti per il 2017, annunciati lo scorso dicembre, c’è stato e, con esso, la conferma di quanto il massimo organismo di politica monetaria americana preferisca, almeno per il momento, navigare a vista anziché, come sarebbe auspicabile, soprattutto per l’economia reale, seguire una regola monetaria ben delineata.

“There is great uncertainty about the timing, the size and the character of policy changes that may be put in place,” e, ancora, “I don’t think that’s a decision or set of decisions that we need to make until we know more about what policy changes will go into effect.”, insomma, Janet Yellen, attende di comprendere come si tradurranno i proclami di politica fiscale espansiva del neo presidente Donal Trump prima di provare a stabilizzare l’economia americana.

È chiaro che, fino ad allora, la finanza avrà di che occuparsi, con effetti sull’economia reale difficilmente prevedibili.

Ma c’è un altro tema, già toccato dal sottoscritto in passato, che “costringe” la Fed nell’alea della discrezionalità: la non indipendenza dalla politica, figlia della duplicità degli obiettivi assegnatigli dal mandato che è chiamata a perseguire.

A differenza della Bce, infatti, la Fed, oltre che la stabilità dei prezzi, ha il compito di incentivare la crescita economica, due obiettivi che, per certi versi, stridono; ed è per questo che la Yellen, ieri, ha sottolineato come un tasso di inflazione del 2% sia un obiettivo, non un tetto, e che esso potrebbe essere superato temporaneamente.

In soldoni, il Governatore della Fed è nominato dal Presidente americano, se quest’ultimo dà luogo a politica fiscali estremamente espansive, io Governatore posso evitare la creazione di una bolla aumentando il costo del denaro fino ad un certo punto, poi, però, sono costretto ad accettarlo, sia perché, come detto, è lui a nominarmi, sia perché, come da mandato, oltre che preoccuparmi del tasso di inflazione, ho il compito di incentivare la crescita.

È questo l’estremo paradosso della politica monetaria americana, per evitarlo, occorre buon senso, quello che Trump non sembra avere.