Narendra Modi è il migliore

Qualche mese fa vi avevo parlato dell’India e della stretta sul contante del suo primo ministro, Narendra Modi, il quale, l’8 novembre scorso, a sorpresa, annunciò la messa fuorilegge dalla mezzanotte del giorno stesso di tutte le banconote da 500 e 1000 rupie in circolazione – i tagli più diffusi – obbligando i cittadini indiani a recarsi in banca entro fine anno per sostituirle con delle nuove, sia di taglio uguale, sia di taglio superiore, nel nuovo taglio da 2000 rupie.

Tale piano si poneva 4 ambiziosi obiettivi:

  • Combattere l’enorme evasione fiscale (si stimava che il sommerso fosse circa il 50% dell’economia indiana).
  • Limitare la corruzione, in particolare nella politica, con i partiti che in passato avevano acquisito voti tra le fasce più povere della popolazione con piccole somme di denaro.
  • Lotta al terrorismo, in particolare quello di matrice pakistana, nemico storico dell’India.
  • Sconfiggere il proliferare di banconote false, assai diffuse tra i mercati di periferia.

I media e le opposizioni non lesinarono critiche a questa iniziativa, seppur gli obiettivi fossero lodevoli, i disagi creati da questa stretta, soprattutto in virtù dell’importanza del contante per un’economia sì in forte espansione ma comunque ad uno stadio rurale, avrebbero potuto essere devastanti: da un giorno all’altro gran parte della popolazione indiana si ritrovò impossibilitata a svolgere un qualsiasi pagamento; le piccole aziende, inoltre – quasi il 40% dell’intera economia indiana – furono costrette a fronteggiare crisi di liquidità, senza trascurare il rischio deflazione, data la morìa di denaro in circolazione, e la perdita permanente di ricchezza subìta da coloro i quali scelsero di non dichiarare il loro patrimonio cash. Per tali ragioni venne stimato un calo del PIL nel breve periodo tra il quarto ed il mezzo punto percentuale rispetto ad un tasso di crescita medio del 7% annuo, il più alto al mondo.




Le elezioni tra l’altro incombevano, da lì a pochi mesi si sarebbe votato nello Stato più popoloso e povero dell’India, l’Uttar Pradesh, 220 milioni di abitanti, il rischio che questo azzardo potesse ripercuotersi sulle possibilità di rielezione di Modi erano reali, invece…

Il partito nazionalista del Premier Modi, Bharatiya Janata, ha stravinto le elezioni, conquistando 311 dei 403 seggi disponibili. Gli indiani hanno evidentemente compreso la bontà del piano Modi o, più semplicemente, accolto il principio etico esposto dal leader indiano durante la campagna elettorale, secondo cui “I corrotti avrebbero ricevuto la giusta punizione”. Ad ogni modo, la motivazione che ha guidato tale successo conta poco, ciò che importa davvero è che il Premier Modi potrà continuare la sua coraggiosa opera di modernizzazione del Paese.

A tal proposito, è stato indirettamente raggiunto un altro importante obiettivo, quello di accrescere il numero di depositi bancari detenuto dai cittadini indiani; l’obbligo di trasferimento del contante, infatti, sia esso detenuto lecitamente o meno – in questo ultimo caso dunque riemerso – ha contribuito alla creazione di un più solido sistema bancario, passo fondamentale per la crescita di un Paese. Il doversi recare in banca per sostituire i contanti detenuti, infatti, nonché alcuni limiti ad esso correlati – tetto di 4mila rupie per volta oltre che di 20mila rupie settimanali – ha certamente avvicinato il cittadino indiano a strumenti finora ai più sconosciuti. Il prossimo passo da questo punto di vista sarà incentivare i pagamenti elettronici, soprattutto quelli via smartphone, i quali, con una popolazione superiore al miliardo, rappresenteranno per le aziende del settore, negli anni a venire, un business da non lasciarsi sfuggire.

Anche dal punto di vista del prelievo fiscale la situazione sta migliorando, l’introduzione di un’imposta sui consumi è lì a dimostrarlo. Attraverso il nuovo gettito, il Governo indiano potrà accelerare sugli investimenti infrastrutturali, altro punto chiave nel percorso di crescita di un’economia emergente.

Insomma, tirando le somme, gli indiani si stanno fidando del loro Premier mostrando una maturità che fa invidia alle economie più sviluppate, travolte, in questa epoca storica, da populismi fini a se stessi. La stabilità degli Esecutivi, come più volte sottolineato dal sottoscritto, rappresenta la condicio sine qua non per la riuscita di un qualsiasi programma politico, gli indiani l’hanno capito.

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