Feb 15, 2015 | Altro
In molti avranno notato in questi mesi una vera e propria campagna mediatica che si sta consumando in difesa Fabrizio Corona, culminata ieri sera con l’ospitata al festival di Sanremo del comico, o pseudo tale, Giorgio Panariello, il quale, nel corso del suo intervento, ha espressamente criticato la giustizia italiana, denunciando un vero e proprio accanimento della stessa verso il famoso fotografo dei vip per, a suo dire “Quattro fotografie”.
Partendo dal presupposto che troverei aberrante se una persona, così lautamente pagata, non impiegasse del tempo per documentarsi prima di fornire una sintesi, seppur con elementi di satira, così lontana dalla realtà, mi viene da pensare che quello consumatosi ieri sera sia tutt’altro che una posizione figlia dell’ignoranza, ma che ci sia dietro qualcosa di ben più grosso e che noi, purtroppo, possiamo soltanto presumere.
Trovo inoltre assurdo che si sia alzato un polverone per una battuta di pessimo gusto di Alessandro Siani nei confronti del bambino obeso mentre, quest’altro fatto, ben più grave, sia passato del tutto sotto traccia. O forse no, visto che la nostra giustizia, seppur mostri dei limiti, non è ancora comparabile a quella della Namibia, a differenza della nostra libertà di stampa.
Dato l’incombente affiorare in questi mesi di status, tweet e articoli di discutibile provenienza, a favore di Fabrizio Corona, è mia premura riportare un po’ di verità in questa vicenda.
Per farlo, non fornirò opinioni, quelle sono spesso opinabili, e neppure eccessivi tecnicismi la cui comprensione potrebbe scoraggiare la lettura dei più, mi limiterò soltanto ad elencare i reati commessi con sentenze passate in giudicato, questo perché ritengo che i processi debbano essere riportati nel loro habitat naturale, il tribunale.
Dunque, a Fabrizio Corona è stata comminata una pena di 13 anni e 2 mesi per aver commesso i seguenti reati dal 2002 al 2014:
- Aggressione a pubblico ufficiale.
- Estorsione e tentata estorsione.
- Estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali.
- Detenzione e spendita di banconote false.
- Detenzione e ricettazione di una pistola.
- Violazione di domicilio e appropriazione indebita.
- Falso.
- Corruzione.
- Bancarotta fraudolenta.
- Evasione fiscale.
Inoltre, vi sono ulteriori procedimenti in corso che lo riguardano per diffamazione, truffa, oltraggio a magistrato e falsa testimonianza, violazione di misure cautelari e detenzione di armi.
Sì, insomma, quattro fotografie…
Feb 12, 2015 | Hi-Tech
Dopo il bel riscontro ottenuto con l’articolo “Quale smartphone mi consigli?”, a proposito, colgo l’occasione per ringraziare voi lettori e chi si è prodigato nella sua diffusione, ho accolto con piacere la richiesta di scriverne uno incentrato sul mondo tablet.
Dunque, a mio modo di vedere, prima dell’acquisto di un tablet bisogna farsi due semplici domande: la prima, “Quale utilizzo ne farò?” e, la seconda, conseguente alla prima, “Di quali dimensioni del display necessito?”
È importante fare questo tipo di premessa in quanto il tablet non risponde ad una esigenza di utilizzo ben precisa, diciamo che esso è nato allo scopo di far confluire in un unico dispositivo funzioni che fino a qualche anno fa espletavamo attraverso lo smartphone, il computer ecc.
Riguardo l’utilizzo, sfatiamo subito un tabù: i tablet non sono idonei alla lettura; se avete bisogno di un dispositivo atto alla lettura di libri, non è di un tablet che avete bisogno, bensì di un ebook reader. Questi dispositivi, di cui il Kindle di Amazon rappresenta il leader indiscusso, hanno uno schermo in scala di grigi capace di riprodurre l’effetto della carta, con il risultato che una lettura prolungata non vi causerà problemi alla vista, cosa che invece vi capiterebbe utilizzando un tablet o un qualsiasi altro display, essendo questi ultimi muniti di schermi retroilluminati. Dato che il prezzo di partenza degli ebook reader, sia del Kindle che dei suoi competitor, è piuttosto basso (59 euro), il mio consiglio è, nel caso siate appassionati lettori, di regalarvene uno ed affiancarlo al tablet che avete intenzione di acquistare.
Poi, certo, se la lettura di libri è solo uno dei tanti utilizzi che intenderete fare con il vostro nuovo tablet, magari tra i più marginali, il consiglio è, quando lo fate, di abbassare al minimo la luminosità del display e, se possibile, leggere “bianco su nero”, caratteristiche presente, per esempio, nell’app Kindle disponibile su tutte le piattaforme, ossia caratteri bianchi su sfondo nero e non viceversa, come si è soliti fare, sbagliando.
Riguardo invece le dimensioni del display, beh, a mio modo di vedere, un tablet con dimensioni del display sotto i 10”, ad oggi, non ha più grosse ragioni di esistere: ormai abbiamo un po’ tutti smartphone con display da circa 5”, dunque, prendere un tablet da 7”, per esempio, non aggiungerebbe molto alla fruibilità dei contenuti finendo per diventare un doppione del vostro smartphone. Poi, certo, se il vostro smartphone ha una batteria poco prestante, oppure credete che il vostro tablet sarà utilizzato soprattutto fuori casa, esigenze di portabilità e praticità potrebbero smentire ciò che vi ho appena suggerito.
Visto che ho citato l’utilizzo “on the road”, apriamo una parentesi: molte persone, al momento dell’acquisto, si chiedono se sia il caso di optare per un tablet dotato anche di connettività 3 o 4G, mi riferisco quindi alla possibilità di inserimento della sim e di un piano dati ad esso dedicato. A mio modo di vedere, trovo questa opportunità superflua, perché addossarsi un altro abbonamento se con la maggior parte degli operatori è possibile, attraverso la funzione “tethering”, condividere quello di cui già disponiamo sullo smartphone? Poi, ribadisco, si tratta di esigenze: tale funzione ha il limite di succhiare molta batteria al vostro smartphone, quindi lunghe sessioni potrebbero essere un problema, ciò però potrebbe essere risolto mediante l’acquisto di una Powebank, ossia di un caricabatterie portatile, ne esistono di molto economiche. Inoltre, molti tablet Android hanno la possibilità, non solo di navigare, ma persino di utilizzare in tutto e per tutto il vostro tablet come cellulare, quindi di effettuare telefonate, inviare sms e quant’altro, per assurdo, se non avete problemi di portabilità, potreste persino abbandonare il vostro smartphone ed utilizzare a tempo pieno un tablet, magari con auricolare bluetooth al seguito, di persone intente a telefonare con un tablet vorrei non vederne più…xD
Infine, chiaramente, se i soldi non sono un problema o il vostro operatore mi fa un’offerta allettante, vada per i due piani dati, per quanto mi riguarda, però, ribadisco quanto detto in precedenza: meglio risparmiare, sia sull’acquisto iniziale del tablet, sia per quanto concerne l’abbonamento che ne seguirà, optando per un terminale “Wi-fi only”.
Fatte le dovute premesse, adesso passiamo ad analizzare quelli che sono, a mio avviso, i migliori prodotti attualmente presenti sul mercato, tenendo chiaramente conto di quello che è il nostro budget.
Come osservato nel precedente articolo relativo alla scelta dello smartphone, anche nel mercato tablet possiamo optare tra diversi sistemi operativi:
– iOS di Apple, che equipaggia il dispositivo che ha portato al successo questa categoria di prodotti, l’iPad, adesso giunto alla versione denominata “Air 2”, per quanto concerne i 10” (per la precisione 9.7”) , e “Mini 3”, per quella che attiene gli 8” (7,9” ad essere precisi).
– Android di Google, il quale, nelle sue diverse versioni, è installato su una miriade di dispositivi, dai tablet cinesi da poche decine di euro, a quelli costosi di colossi dell’elettronica quali Samsung, Sony, Lg ecc. Google, inoltre, come accade nel mercato smartphone, ha anche una propria linea di tablet denominata “Nexus” che produce servendosi, di volta in volta, di una delle maggiori aziende del settore, un tempo Asus, nell’ultima release, il Nexus 9, HTC.
– Windows di Microsoft, la quale, presenta una una duplice versione del suo OS: 8.1 RT ed 8.1 Pro. Un osservatore poco attento non noterà differenze tra le due, ma alcune differenze ci sono, su tutte, l’impossibilità, sulla prima di installare i programmi x86, ossia quelli che siamo soliti utilizzare sui comuni PC. Questo, per un uso tablet, non presenta un problema, in quanto la versione RT ha un proprio store dal quale scaricare le applicazioni, mentre, se l’obiettivo è quello di sostituire in tutto e per tutto un computer, il consiglio è scegliere la versione Pro dell’OS di Microsoft, i cui prodotti, hanno un prezzo di norma ben più alto. Anche Microsoft, oltre a fornire su licenza il suo sistema operativo a tutte le più grandi aziende del settore, ha sviluppato una propria linea di prodotti le cui ultime incarnazioni sono Surface 2, per quanto concerne Windows RT, e Surface Pro 3 per quanto attiene la versione Pro.
Dunque, quale scegliere?
In primo luogo, va detto che Apple conserva tutti i pregi e difetti che abbiamo già osservato nel suo iPhone in occasione del precedente articolo “Quale smartphone mi consigli?”, quindi, certamente avrete un prodotto costruito benissimo, molto facile da utilizzare e funzionale alle esigenze dell’utente poco esperto, ma, nel contempo, unito ad un pessimo rapporto qualità/prezzo e, sotto certi aspetti, piuttosto limitante: assenza di flash player, memoria non espandibile, assenza di una porta usb e così via.
Se ritenete di poter passar su a queste, ed altre limitazioni, magari avete già provato con soddisfazione un iPhone, il consiglio è scegliere tra un iPad Air 2 o, il suo predecessore, l’iPad Air.
Questi ultimi due prodotti hanno alzato di molto l’asticella delle prestazioni e, optare per un modello meno recente, potrebbe risultare un rischio per le prossime release di iOS, il quale appare, a differenza che in passato, piuttosto esoso di risorse. Ci sarebbero poi anche le versioni Mini di cui parlavo in precedenza, ossia quelle dotate di display da 7.9”. Nell’ultimo keynote Apple ha messo le carte in tavola svelando un iPad Mini 3 che ha presentato soltanto lievi miglioramenti rispetto al “Mini retina”, poi ribattezzato “Mini 2”, che l’aveva preceduto. La sensazione è che Apple voglia convincere la sua clientela ad acquistare il ben più costoso iPhone 6 Plus, soppiantando così la categoria Mini. Dunque, il mio consiglio è, se volete optare per un iPad Mini, prendete l’iPad Mini 2 anziché il 3, in modo da risparmiare qualche soldo mentre, per quanto detto circa la maggior richiesta di risorse delle ultime release di iOS, evitate, l’ancor presente in catalogo iPad Mini, ormai obsoleto.
Nel caso degli smartphone, avevo espresso chiaramente il mio favore verso i dispositivi Android rispetto a quelli Apple, in questo caso, invece, la scelta si fa un pochino più complessa.
I tablet Android non offrono ancora quella stabilità e quella varietà di applicazioni sviluppate ad hoc per questo tipo di prodotti che è propria degli iPad, i quali, giunti prima sul mercato, possono contare su una maggior base installata, quindi maggior sviluppatori al seguito; intendiamoci, tutti i vantaggi funzionali e di flessibilità della piattaforma Android restano, è solo che vanno commisurati ai plus della piattaforma Apple appena citati. Certo è che se possedete uno smartphone Android, con Apple potreste sentirvi un po’ in gabbia, in questo caso, il mio consiglio è scegliere tra Samsung Galaxy Tab S (da 8.4” o 10.5”) e Sony Xperia Z3 Tablet Compact (8”). Il primo è, come da tradizione Samsung, parecchio dotato a livello tecnico, quindi display con risoluzione fantastica, ultimissimo processore, 3Gb di RAM, a cui si aggiungono un’interfaccia, la famosa TouchWiz, con qualche lag di troppo, e una batteria che, dato tale hardware, per forza di cose ne risente. Riassumendo in due parole: scarsa ottimizzazione. Il Sony invece presenta caratteristiche più nella norma, condite dal plus dell’impermeabilità e da un design, a mio avviso, impareggiabile. Il tutto, però, gira molto bene, complice un’interfaccia, magari non bellissima, ma molto funzionale.
A questi due va aggiunto, a mio avviso qualche spanna più sotto, il Nexus 9 (9”); Google sembra aver abbandonato la strada dei prodotti low cost, Nexus 7 (insieme al GPad di LG, ancora una discreta soluzione) nei tablet e Nexus 4 e 5 nel mercato smartphone, decidendo di porsi nel segmento hi-end. Se nel mercato smartphone il nuovo Nexus 6 costruito in partnership con Motorola appare essere un ottimo prodotto, questo non è del tutto vero per quanto riguarda il tablet Nexus 9, affetto ancora da qualche difetto di gioventù. C’è da scommetterci che nuovi aggiornamenti che, ricordo, giungono sempre prima sui terminali Nexus, miglioreranno la situazione, ma, ad oggi, il prezzo elevato non è pienamente giustificato.
Nel caso, invece, il vostro budget sia basso, il mio consiglio è di preferire i tablet di Amazon (Sì, oltre agli ebook reader produce anche tablet, la serie Kindle Fire) rispetto alle soluzioni cinesi o ai rebrand italiani di prodotti cinesi, per esempio i Mediacom, tanto in voga nei centri commerciali.
In realtà i Kindle Fire, che hanno un prezzo di partenza di 99 euro, non sono equipaggiati da Android vero e proprio, ma da una personalizzazione dello stesso, denominata Fire OS. Questo non rappresenta un problema, anzi, per gli utenti poco esperti potrebbe rappresentare persino un plus, fermo restando che il web è pieno di tutorial su come installare una versione stock di Android e relativo Play Store. Oltre che all’ottimo rapporto qualità prezzo di tutte le versioni, la politica di Amazon è infatti quella di lucrare sui contenuti offerti, i quali rappresentano il vero core business dell’azienda, questi tablet hanno dalla loro la garanzia offerta dal più grande store online esistente, Amazon stessa: scordatevi quindi di dover buttare il vostro tablet di marca sconosciuta dopo pochi mesi per l’assenza di un’assistenza adeguata.
Infine c’è Microsoft ed il suo Windows. Se desiderate un tablet votato alla produttività, non troverete di meglio. La versione RT, utilizzata quasi esclusivamente da Surface e Surface 2, non presenta una grosse mole di applicazioni ma, a mio avviso, la bontà dell’OS, permette di sopperire a tutto; infatti, su entrambi i tablet appena citati, troverete un browser davvero completo, con il quale potrete godervi, per esempio, un film in streaming, possibilità non disponibile altrove. Sono inoltre entrambi dotati, di una porta usb standard, rispettivamente 2.0 e 3.0, alla quale è possibile connettere tanto una porta usb, quanto un mouse o una tastiera, trasformandoli in mini PC, di supporto a DLNA (caratteristica condivisa con diversi tablet android), trasferire ciò che stiamo vedendo sul nostro tablet in un attimo sulla nostra TV è davvero comodo, ma, soprattutto, hanno preinstallato l’intero pacchetto Office. Ora, è vero che il nuovo CEO di Microsoft, Nadella, ha da qualche mese aperto alla distribuzione degli applicativi Word, Excel e Powepoint anche ad altre piattaforme più o meno gratuitamente, resta il fatto che si tratta di un plus non da poco.
Lo scarso successo di questa piattaforma giunta purtroppo in ritardo rispetto ai competitors ed accompagnata da recensioni alquanto discutibili, al limite del tragicomico oserei dire, ha tagliato un po’ le ali a questo, a mio avviso, ottimo OS; per tali motivi, oltre che, probabilmente, per limiti tecnici, Microsoft ha annunciato che il futuro Windows 10 non supporterà appieno questi dispositivi; ciò significa che saranno integrate solo alcune delle mirabolanti nuove funzionalità annunciate e, ad oggi, non è dato sapere quali. Ciò non vuol dire che essi debbano essere scartati, anzi, per l’utente medio vuol dire che c’è la possibilità, oggi o nel futuro prossimo, di reperire ricorrendo all’usato un prodotto, che fa sembrare giocattoli gli altri competitors, ad un prezzo molto buono, nell’ordine dei 200 euro.
Infine, occupiamoci di quelli che sono dei veri e propri computer travestiti da tablet, i cui precursori sono stati la linea Surface Pro di Microsoft, giunta alla terza versione, il Surface Pro 3, per l’appunto.
Nel caso specifico si tratta di un prodotto che si pone in concorrenza con gli Ultrabook, il Macbook Air, per esempio, ossia quei prodotti che, in virtù di dimensioni e leggerezza da record, unite a processori che permettono una lunga autonomia, si pongono come successori di quelli che una volta definivamo notebook. In più però essi aggiungono uno schermo touch e, nel caso della linea Surface Pro, una stilo capacitiva, ottima, per esempio, per prendere appunti.
Chiaramente i prezzi sono ben più alti dei classici tablet, al punto che ci sarebbe da chiedersi se sono assimilabili a questa categoria di mercato, il Pro 3 base con processore Intel i3, SSD da 64gb e Ram da 4gb, per esempio, parte da circa 800 euro (a cui vanno aggiunti i 134 euro della tastiera opzionale, mentre la penna capacitiva è inclusa nella confezione), salvo arrivare a quasi 2000 mila euro per la versione più prestante con i7, SSD da 512gb e 8gb di Ram.
Altro ottimo esponente di questa gamma di prodotti è il Lenovo Yoga 3 Pro, il cui prezzo però risulta ancora superiore.
Esistono però anche alternative meno costose, per esempio alcuni Asus della linea Transformer, che partono da circa 300 euro.
Capirete bene che, alla stregua di quanto è possibile osservare per i PC, si tratta di un mercato sconfinato, impossibile quindi analizzare tutte le proposte, sta a voi quindi scegliere quale prodotto sia più rispondente alle vostre esigenze, pratiche ma soprattutto di portafogli.
Spero con questo articolo di aver fugato i vostri dubbi ed aver adempiuto alle vostre richieste, rinnovo quindi il mio ringraziamento alle persone che mi leggono dandovi appuntamento al prossimo articolo, ciao!
Gen 15, 2015 | Altro
La morte è una leva di marketing incredibile e il massacro avvenuto qualche giorno fa alla testata di Charlie Hebdo ne è solo l’ennesima riprova. Sono bastate 12 vittime per far lievitare la tiratura di una rivista dai contenuti spesso deprecabili, da 60mila a circa 5 milioni, e nei prossimi giorni sono attese nuove ristampe.
Trovo ci sia un filo conduttore che lega questa strage ed ormai tutte quelle del nostro tempo: basti pensare all’omicidio di Sarah Scazzi con i passanti intenti a scattare una foto davanti all’ingresso dello zio Michele, o alla Costa Concordia, con fior di turisti accorsi per scattare la propria foto ricordo o, ancora, al selfie con la salma di Pino Daniele.
L’idea di poter far soldi sulle tragedie altrui è tanto becera quanto geniale, sembra che quel misto tra paura e rispetto che una una volta si nutriva verso la morte sia ormai superato, il business prima di tutto, d’altronde, come direbbe qualche vecchietto del mio paesino “Il problema è di chi muore…”, e sembra che l’umanità abbia ormai ben afferrato il concetto.
Si è fatto un gran parlare dello scopo benefico dell’iniziativa, per esempio, in Italia il “Fatto quotidiano” si è subito prodigato di far sapere che il ricavato dell’iniziativa sarà devoluto ai parenti delle vittime, ciò nonostante, nutro forti dubbi che l’intero ricavato delle vendite di questa rivista, che è ormai divenuto un cult in tutto l’Occidente, finisca nelle tasche dei congiunti delle vittime, senza contare poi i risvolti in termini di pubblicità che questa decisione porterà al giornale, probabilmente incalcolabili.
Mettendo da parte quest’aspetto, la cosa che più mi fa rabbia è il veder mortificata un’iniziativa che sarebbe da lodare ma che, una volta diventata mainstream, finisce per essere tremendamente svilita: bisognerebbe spiegare ai nuovi lettori che questa campagna non ha la funzione di lodare una rivista che, come detto, ha spesso fatto discutere per i suoi contenuti, e neppure quello di poterla esibire sui social, magari con i tanto in voga selfie, quanto, piuttosto, quella di difendere l’opinione altrui, qualunque essa sia, soprattutto se essa rappresenta la minoranza; ciò rappresenta la base di ogni democrazia, insomma come direbbe Evelyn Beatrice Hall «I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it».
In conclusione, con un velo di amarezza, dico che mi piacerebbe diventasse mainstream, e quindi economicamente profittevole, anche ciò che sta accadendo in Nigeria, dove bambine di dieci anni vengono riempite di esplosivo e fatte esplodere nelle piazze, e così di seguito per tutte le tragedie che accadono ogni giorno in posti più lontani e meno famosi dell’Occidente. Purtroppo, il mondo e la storia insegnano che le guerre si fanno quando c’è da guadagnare, gli scopi umanitari sono spesso un pretesto più che una causa di un intervento militare, ma se non si recupera un pizzico di umanità quando di mezzo ci sono delle piccole anime, allora quando?
Dic 7, 2014 | Hi-Tech
Per chi come me è appassionato di hi-tech, la domanda “Quale smartphone mi consigli?” è praticamente all’ordine del giorno, figuriamoci nel periodo natalizio, dove ciascuno di noi pare attratto dalla magia del consumismo, una magia che ha davvero poco a che fare con quella più sacra e pura del Natale, ma, per guarirne, vi consiglio qualche buon libro di psicologia o sociologia, non certo di rivolgervi al sottoscritto.
Ora, aldilà delle preferenze e delle esigenze che ciascuno di noi ha, l’obiettivo di questo articolo è fornire una visione chiara e articolata del mercato della telefonia mobile, con l’auspicio che, al termine del quale, abbiate le idee più chiare, poi, ognuno con i propri soldi acquista ciò che gli pare e amen.
Per i meno esperti, facciamo una premessa: nel mercato esistono ad oggi 4 principali sistemi operativi:
- iOS (si pronuncia AiOS, sono stufo si sentirlo letto come lo vedete scritto) di Apple che equipaggia gli iPhone.
- Windows Phone, che equipaggia essenzialmente i nuovi Nokia, anzi, da adesso, Microsoft, visto che l’azienda americana ha acquisto la divisione smartphone della casa finlandese e i futuri smartphone, dall’appena lanciato Lumia 535, vedrà la scomparsa del marchio Nokia sostituito da quello Microsoft (I più attenti avranno notato che nella pubblicità dell’830 il marchio Microsoft ha infatti sostituito quello Nokia.)
- BlackBerry 10, che equipaggia gli omonimi smartphone dell’azienda canadese.
- Android, installato su praticamente tutti gli altri smartphone presenti sul mercato, quindi Samsung, HTC, Sony, LG, Motorola e via discorrendo.
Faccio questa premessa perché siamo pieni zeppi di persone che alla domanda “Quale OS utilizzi?” rispondono “Samsung, Sony, LG ecc.” o che, peggio ancora, sovrappongono il sistema operativo al produttore. Esiste un sistema operativo, Android, che è utilizzato da molti produttori, alla stregua di quanto avviene in ambito computer dove troverete Windows installato su computer Asus, HP, Dell e così via.
La differenza è che negli smartphone ciascun produttore personalizza l’interfaccia iniziale, il cosiddetto launcher, ma di fondo il sistema operativo resta il medesimo.
Dunque, rivolgendoci alla fascia bassa del mercato, ossia quella che va dai 100 ai 200 euro, il mio consiglio è quello di orientarsi su un Windows Phone ed in particolare sulla serie Lumia di Nokia, adesso Microsoft; la casa di Redmond, seppur giunta in questo settore in ritardo rispetto alla concorrenza, è riuscita a costruire un sistema operativo molto stabile e veloce, con un’interfaccia accattivante. Il ritardo a cui accennavo, però, porta con sé uno store di applicazioni che, seppur in crescita, resta tutt’ora distante dal PlayStore di Google e dall’AppStore di Apple. Ma, servono davvero così tante applicazioni per questa fascia di mercato? A mio avviso no, chi si rivolge a questa fascia di mercato probabilmente viene da terminali non touch o comunque piuttosto attempati, persone che hanno poca dimestichezza con la tecnologia e che resteranno sicuramente soddisfatti dalle nuove funzionalità che questi nuovi dispositivi sono in grado di offrire. Poi, mi preme sottolineare una cosa a cui noi giovani non prestiamo attenzione: l’interfaccia dei Windows Phone è colorata e personalizzabile: chi ha problemi di vista credo riuscirà a districarsi meglio tra i suoi menu.
Per quanto concerne Apple, dispositivi in questa fascia di prezzo non sono disponibili e, per favore, non prendete iPhone 3G, 3GS, e neanche 4, usati perché attratti da un prezzo vantaggioso: si tratta di dispositivi ampiamente superati, pavoneggiarsi di avere un iPhone vecchio di diversi anni vi farà fare bella figura al cospetto dei vecchietti, ma non vi semplificherà la vita, ossia la ragione per la quale essi sono concepiti.
Rivolgendo invece la nostra attenzione al mercato Android, l’OS di Google offre una miriade di alternative, persino cinesate da poche decine di euro, che, però, a mio modo di vedere, data l’esosità di risorse richieste dall’OS di Mountain View, sono da scartare: molte volte mi sono ritrovato amici che avevano difficoltà persino nel rispondere ad una chiamata da un Samsung Galaxy Ace, che, seppur nei primi giorni sembrava essere un buon acquisto, nel tempo hanno finito per pentirsene, rinnegando, dopo quella triste esperienza, l’intero mondo Android. Il vero problema di Android è dato dai launcher che i vari produttori utilizzano per la personalizzazione della scarna interfaccia di Android stock: la TouchWiz di Samsung, per esempio, è tra le più pesanti da gestire e, in terminali di fascia bassa, determina una lentezza generale dello smartphone, se non addirittura una latenza nei comandi, che ne inficia l’utilizzo. Quindi, meglio un Nokia Lumia 520 (da preferire rispetto al più nuovo 530), meglio un Lumia 630, meglio un Lumia qualsiasi che un Samsung di fascia bassa. Poi, se proprio volete un Android, date uno sguardo al Moto G, Motorola ha fatto un bel lavoro di ottimizzazione, o ad un Huawei, un’azienda cinese che si sta facendo largo nel settore proponendo prodotti dall’ottimo rapporto qualità-prezzo.
Spostandoci invece su dispositivi di fascia media, orientativamente dai 250 ai 400 euro, il mio consiglio è di scegliere un Android perché, ad oggi, resta il sistema operativo più completo, insomma, quello che offre maggiori possibilità. In questa fascia, il mio consiglio è quello di preferire un top di gamma dello scorso anno e che ha visto il suo prezzo calare in virtù dell’uscita del rispettivo successore, anziché un dispositivo lanciato ad hoc per coprire questa fascia di mercato; dico questo in quanto, per esperienza, un ex top di gamma avrà sicuramente un supporto maggiore, ufficiale e non, rispetto a dispositivi che, sin dall’uscita non avevano l’obiettivo di essere dei flagship. Samsung Galaxy S4, HTC One M7, Sony Xperia Z1 (anche Xperia Z) ed LG G2 rappresentano sicuramente ottime scelte, con una preferenza verso gli ultimi due, in particolare il G2, data l’inarrivabile autonomia, vero tallone d’Achille dei cosiddetti “cellulari intelligenti”.
C’è poi l’alternativa Nexus 5, il dispositivo concepito da Google stessa, in collaborazione con LG, validissimo, ma che sento di consigliare soltanto agli utenti più smaliziati, i frequentatori di XDA, per intenderci.
Riguardo i dispositivi Top, quindi quelli che vanno dai 500 ai 700 euro, mi riferisco, in particolare, a Samsung Galaxy S5, HTC One M8, Sony Xperia Z2 e, dai più recenti LG G3, Sony Xperia Z3, la mia scelta ricade su questi ultimi due, con una preferenza verso quello della casa giapponese.
Ma, procediamo con ordine; il Galaxy S5 è probabilmente il più completo, ha una miriade di funzioni, molte delle quali persino futili, al quale però si aggiunge un design che trovo davvero brutto, e una costruzione generale non da top di gamma.
L’HTC One M8 è probabilmente il più bel cellulare in commercio, design eccellente, materiali stupendi, l’interfaccia Sense, inoltre, ne rende davvero piacevole l’utilizzo; l’unico neo importante è dato dalla fotocamera: la scelta degli Ultrapixel produce sì immagini piacevoli in condizioni di scarsa luce ma, nel complesso, la qualità degli scatti resta inferiore a tutti gli altri top di gamma e non solo.
L’LG G3, è probabilmente il BestBuy tra i top di gamma, sia per lo street price a cui è possibile acquistarlo, sia per alcune feature esclusive, quali il display 2K e l’autofucus laser che velocizza la messa a fuoco rispetto ai competitors, sia per l’inarrivato rapporto tra la grandezza del display e le dimensioni generali del dispositivo: avrete un display da 5,5” in dimensioni in cui i competitors riescono ad inserire al massimo un 5”. Ha però uno switch lento tra le reti, se siete utenti 3 potrebbe essere un problema, sia qualche lag nell’interfaccia qua e là, lo scotto da pagare per avere un’interfaccia molto personalizzabile. È stato il primo smartphone a ricevere ufficialmente l’ultima release del sistema operativo di Google, Android Lollipop, in Italia arriverà entro l’anno.
Sony Xperia Z3, restyling dello Z2 uscito soltanto 6 mesi prima (la politica attuale Sony prevede un top di gamma ogni sei mesi a differenza di altri produttori che si sono più o meno allineati all’anno) è l’ultimo flagship dell’azienda giapponese. Terminale stupendo, soprattutto nella colorazione rame, materiali curati, in linea con il prestigio del marchio, uno smartphone che bada alla sostanza senza troppi fronzoli e con il plus dell’impermeabilità. Ad essere onesti, l’interfaccia, seppur molto completa, è esteticamente bruttina, è auspicabile che la casa giapponese intervenga su questo aspetto.
Volendo allargare il cerchio ai phablet, le dimensioni non dovrebbero più essere un problema visto che giriamo ormai tutti con smartphone di dimensioni generose, e non lo è neppure il budget, la migliore scelta in ambito Android, se non in assoluto, è l’ultimissimo arrivato: Samsung Galaxy Note 4; se volete il top è questo lo smartphone da scegliere in quanto il pennino (S Pen) offre sicuramente nuovi spunti votati alla produttività.
Qualcuno avrà sicuramente notato l’assenza di iPhone; bene, per lo smartphone di Apple, che ha da qualche mese festeggiato il suo settimo anniversario dal lancio, è opportuno fare un discorso a sé stante; il dispositivo di Cupertino ha sicuramente molti pregi: è stato il precursore della moderna concezione dello smartphone, se siete degli utenti poco esperti, difficilmente vi pentirete della scelta: è sempre stato nella concezione di Apple rendere la tecnologia alla portata di tutti. Questo, però, porta, per forza di cose, al sacrificio di alcune funzionalità che il cliente tipo neppure noterà ma che, all’utente più esperto, non possono non far storcere il naso. Considerando questo, il prezzo a cui esso viene offerto appare eccessivo, se prima tale differenza poteva avere un suo perché, allo stato attuale, i passi avanti fatti dalla concorrenza rendono la scelta di questo prodotto, ormai diventato di culto tra i giovani e non, sempre meno appetibile. Accontentarsi quindi di un iPhone 4 o 4s, solo per il gusto di poter dire “Ho un iPhone” risulta deleterio; se proprio si vuole puntare ad un iPhone spendendo poco, bisogna puntare al 5 o al 5S, con il primo però che a seguito del rilascio di iOS8 ha cominciato a perdere qualche colpo. Il 5C, esperimento tentato da Apple e poco riuscito, è da sconsigliare: si tratta di un iPhone 5, lanciato l’anno successivo con materiali meno nobili, molto meglio il 5.
Riguardo invece gli ultimi arrivati, 6 e 6 Plus, che hanno visto Apple piegarsi alle logiche del mercato che impone display sempre più grandi per una maggiore fruibilità, direi che, come già descritto qualche riga più su, l’esborso richiesto dall’azienda di Cupertino sia ormai fuori dal mondo.
I nuovi terminali hanno un design a mio avviso peggiore dei precedenti, un’ottimizzazione delle dimensioni piuttosto deficitaria (un iPhone 6 con display da 4,7” ha dimensioni molto simili ad un LG G3), funzionalità che non fanno certo gridare al miracolo (molte delle implementazioni sono prese dal mondo Android), insomma i nuovi terminali della mela sembrano più mettersi al pari con la concorrenza anziché settare nuovi standard come in passato Apple ci aveva abituati. Sono però da apprezzare i primi tentativi di apertura dell’OS alle terze parti, per esempio in ambito tastiere, ma permangono alcune politiche incomprensibili, su tutte la non espansibilità della memoria che costringe ad esborsi enormi al momento dell’acquisto, quando con la concorrenza, per poche decine di euro, si acquistano ormai Micro SD anche da 64 gb. Volendo sintetizzare il mio pensiero in 5 parole: non ne vale la pena.
Infine, voglio spendere qualche riga per BlackBerry ed il suo OS, BB10. Ho saputo che qualche negoziante, alla richiesta di terminali della casa canadese, risponde con un laconico “È fallita…”
Questa è assolutamente una bugia (Ah, non l’ho ancora scritto, non fidatevi mai di commessi e negozianti, nella migliore delle ipotesi vogliono vendervi ciò che vogliono, nella peggiore sono delle capre immonde che vivono di luoghi comuni), la casa canadese è viva e vegeta e il nuovo CEO ha compiuto grossi sforzi per risanare la compagnia che più di tutte aveva subito l’entrata in scena di Apple nel settore, passando dall’essere leader del mercato a quote vicine all’1%. Il nuovo sistema operativo di BlackBerry è per molti versi avveniristico, con alcune trovate davvero eccellenti, su tutte il “BlackBerry Hub”; purtroppo, l’azienda canadese paga il ritardo nella messa in commercio dei suoi primi dispositivi equipaggiati con BB10, Z10 e Q10; lo scarso successo commerciale ha più che dimezzato il prezzo di tali dispositivi, il che, per converso, li rende davvero appetibili per chi bada più alla sostanza (stabilità, ottima ricezione, qualità costruttiva, sicurezza) che ai fronzoli (applicazioni). Tra i due è da preferire il Q10, terminale touch ma dotato di tastiera fisica (tra l’altro il suo successore, il Classic, è atteso per questo mese) soprattutto per la scarsa autonomia dello Z10: se volete un terminale full touch meglio optare invece per lo Z30, anch’esso ormai acquistabile a circa 300 euro.
Gli appassionati della mora e della telefonia mobile in generale, però, opteranno sicuramente per il nuovo BlackBerry Passport, vera novità in un mercato che appare ormai stantio.
Spero di non avervi annoiato e, soprattutto, di aver raggiunto l’obiettivo di aiutarvi nella scelta del vostro prossimo dispositivo, adesso la scelta spetta soltanto a voi.
P.S. Nel caso abbiate apprezzato, mi sareste d’aiuto se condivideste questo articolo sulle vostre pagine Facebook e Twitter.
Grazie per la lettura
Simone
Ott 30, 2014 | Sport
Se è vero che assegnare un premio all’unanimità sia difficile, lo è certamente meno scegliere una rosa di papabili dalla quale poi attingere il nome del vincitore; in questo caso, infatti, c’è la possibilità di far contenti un po’ tutti, soprattutto quando i parametri su cui si basa la valutazione sono piuttosto aleatori.
Chiunque abbia letto la lista dei 23 candidati al pallone d’oro avrà storto il naso alla lettura del francese Pogba, talento della Juventus, che ad oggi ha alternato qualche buona prestazione ad altre piuttosto incolore; intendiamoci, ciò è fisiologico in un ventenne, la continuità si acquista con l’esperienza, il ragazzo ha indubbie qualità e certamente si farà, ma, inserirlo oggi in una lista così prestigiosa, lascia quantomeno perplessi.
È pur vero che questo premio ha sempre fatto discutere, soprattutto per l’assenza di parametri oggettivi di valutazione: va votato chi ha fatto meglio nell’ultima stagione? va votato il miglior calciatore in assoluto? chi ha vinto di più con la propria squadra? deve essere un premio alla carriera? Non è dato saperlo, ed il bello è che neppure i giurati stessi lo sanno.
Il punto comunque è che, qualsiasi siano i parametri scelti, Pogba in quella lista non dovrebbe esserci mai! La Juventus nell’ultima Champions venne eliminata ai gironi dai turchi del Galatasaray e il talento francese non ha neppure ancora segnato un gol nella massima competizione continentale.
Dando uno sguardo alla lista, volendo valutare l’ultima stagione, fa sorridere l’assenza di molti calciatori dell’Atletico Madrid, protagonista di un’annata sorprendente oltre che esaltante, che ha visto la squadra allenata dal Cholo Simeone, trionfare in Liga e in vantaggio fino a pochi minuti dalla fine, nella finale di Champions, poi vinta dal Real. Volendo inserire nel computo il Mondiale, sorprende l’assenza di Higuain o Aguero, finalisti con l’Argentina, o quella di Sami Khedira, l’unico ad aver vinto sia la Champions che il Mondiale nella passata stagione. Se invece si fosse voluto valutare il talento, aldilà del rendimento stagionale, impossibile non trovare nella rosa dei 23, calciatori del calibro di Robin Van Persie, Wayne Rooney, Robin Lewandowsky o Radamel Falcao. La scelta che però più lascia basiti è l’assenza della scarpa d’oro Luis Suarez, colui che nella scorsa stagione è stato in grado di fare più gol di Ronaldo e Messi, tirando meno rigori e, soprattutto, giocando meno partite, in un campionato, la Premier, sicuramente più impegnativo della Liga spagnola. E poco importa se nell’ultima rassegna mondiale si sia reso protagonista di un episodio discutibile, il famoso morso a Chiellini, in occasione di Italia vs Uruguay, ciò magari gli avrebbe negato la vittoria finale del premio, non certamente la presenza nei 23 che se lo contenderanno. Nel 2006, il francese Zidane, protagonista di un Mondiale sontuoso, a causa della celeberrima testata a Materazzi dovette accontentarsi sì del quinto posto, ma non fu certamente trattato da appestato! Eppure quell’episodio ebbe una rilevanza mediatica ancora superiore visto che si trattava della finale dei mondiali, non di una partita del girone eliminatorio.
Che c’entri allora la solita autoreferenzialità francese, quella stessa autoreferenzialità che li induce a tradurre qualsiasi parola estera, o almeno cambiarne la pronuncia, pur di difendere la propria lingua? Non scordiamoci infatti che il cosiddetto “Ballon d’Or” è assegnato dalla rivista francese France Football e che solo negli ultimi anni è stata affiancato dalla Fifa. Se a questo poi aggiungiamo che a capo della principale confederazione associata alla Fifa, cioè la Uefa, c’è il francese Michel Platini, quello che prima poteva sembrare un dubbio, assume sempre più i contorni di una certezza.
Allora, cugini francesi, sapete cosa c’è? Questo Pallone d’Oro tenetevelo per voi, chi ama il calcio non se ne fa nulla di un premio nel cui albo d’oro figurano i nomi di Blochin, Summer e Owen e non quelli di Maradona, Pelè e Baresi.
Di seguito la lista dei 23 calciatori in lizza per il Pallone d’Oro:
Gareth Bale (Galles), Karim Benzema (Francia), Diego Costa (Spagna), Thibaut Courtois (Belgio), Cristiano Ronaldo (Portogallo), Angel Di Maria ( ), Mario Goetze (Germania), Eden Hazard (Belgio), Zlatan Ibrahimovic (Svezia), Andres Iniesta (Spagna), Toni Kroos (Germania), Philipp Lahm (Germania), Javier Mascherano (Argentina), Lionel Messi (Argentina), Thomas Mueller (Germania), Manuel Neuer (Germania), Neymar (Brasile), Paul Pogba (Francia), Sergio Ramos (Spagna), Arjen Robben (Olanda), James Rodriguez (Colombia), Bastian Schweinsteiger (Germania), Yaya Toure (Costa d’Avorio).
Ott 24, 2014 | Sport
Con le dimissioni di Massimo Moratti dalla presidenza onoraria dell’Inter, il calcio italiano perde un altro dei mecenati che hanno contribuito, con la propria passione, ma, soprattutto, con le proprie tasche, a fare grande il calcio italiano. In realtà ciò era già avvenuto, formalmente, mesi orsono con il passaggio di consegne delle quote di maggioranza della società all’imprenditore indonesiano Erick Thohir, ma, a mio avviso, l’addio consumatosi nella giornata di ieri, ha un significato ben più importante, in quanto mette un punto sulla passione di un uomo, ben più importante di qualsiasi cessione di quota azionaria e relativo esborso economico.
Il nostro calcio perde, prima di tutto, una persona per bene, una persona che ha sì sbagliato tanto, ma a cui va dato atto di aver sempre anteposto la passione agli affari, qualità che cozza profondamente con la concezione di calcio moderno, quel calcio moderno che calpesta storia e colori, quel calcio moderno in cui sembra non esserci spazio per il romanticismo e per la passione, quel calcio moderno in cui il vil denaro viene prima di ogni cosa.
I motivi che hanno spinto Moratti a questa dolorosa, e sicuramente non facile, decisione non sono ancora ben chiari, in quanto l’ormai ex Presidente, braccato dai cronisti, si è trincerato dietro un “poi capirete perché”; in realtà ci sarebbe ben poco da capire: Moratti non avrebbe digerito le parole, prima del tecnico Mazzarri, il quale alle critiche sulla non esaltante momento dell’Inter aveva replicato con un irrispettoso “Non perdo energie per rispondergli”, poi del CEO Bolingbroke, il quale durante l’ultima assemblea dei soci, a seguito di un passivo di 100 milioni, ha, senza troppi giri di parole, addossato le colpe alla precedente gestione, dimenticando che la nuova proprietà ha avuto per mesi sottomano i libri contabili della società e che, se non avesse ritenuto profittevole l’operazione, avrebbe avuto tutte le possibilità di tirarsi indietro.
Tutto ciò, a mio avviso, si sintetizza nella parola “irriconoscenza”; di fronte ad essa, le persone per bene spesso scappano via e, a mio avviso, è proprio ciò che ha fatto Moratti; l’ex presidente nerazzurri, scottato da questo attacco incrociato, ha preferito fare un passo indietro, non avvertendo nella nuova dirigenza quella passione che, come dicevo, guidava il suo agire e quello dei suoi collaboratori.
È probabile che questo nuovo corso dia risultati migliori della passata gestione, se non sportivi, sicuramente dal punto di vista finanziario, ciò non toglie che, da appassionato di sport, preferirò sempre quelle persone che investono nel calcio perché guidati dall’amore verso dei colori, perché magari da bambino il proprio papà portava loro allo stadio a vedere la squadra del cuore, a quelle che, invece, acquistano una società per diversificare il proprio business, monetizzando quella che è prima di tutto una passione, almeno per me.
