Con le dimissioni di Massimo Moratti dalla presidenza onoraria dell’Inter, il calcio italiano perde un altro dei mecenati che hanno contribuito, con la propria passione, ma, soprattutto, con le proprie tasche, a fare grande il calcio italiano. In realtà ciò era già avvenuto, formalmente, mesi orsono con il passaggio di consegne delle quote di maggioranza della società all’imprenditore indonesiano Erick Thohir, ma, a mio avviso, l’addio consumatosi nella giornata di ieri, ha un significato ben più importante, in quanto mette un punto sulla passione di un uomo, ben più importante di qualsiasi cessione di quota azionaria e relativo esborso economico.
Il nostro calcio perde, prima di tutto, una persona per bene, una persona che ha sì sbagliato tanto, ma a cui va dato atto di aver sempre anteposto la passione agli affari, qualità che cozza profondamente con la concezione di calcio moderno, quel calcio moderno che calpesta storia e colori, quel calcio moderno in cui sembra non esserci spazio per il romanticismo e per la passione, quel calcio moderno in cui il vil denaro viene prima di ogni cosa.
I motivi che hanno spinto Moratti a questa dolorosa, e sicuramente non facile, decisione non sono ancora ben chiari, in quanto l’ormai ex Presidente, braccato dai cronisti, si è trincerato dietro un “poi capirete perché”; in realtà ci sarebbe ben poco da capire: Moratti non avrebbe digerito le parole, prima del tecnico Mazzarri, il quale alle critiche sulla non esaltante momento dell’Inter aveva replicato con un irrispettoso “Non perdo energie per rispondergli”, poi del CEO Bolingbroke, il quale durante l’ultima assemblea dei soci, a seguito di un passivo di 100 milioni, ha, senza troppi giri di parole, addossato le colpe alla precedente gestione, dimenticando che la nuova proprietà ha avuto per mesi sottomano i libri contabili della società e che, se non avesse ritenuto profittevole l’operazione, avrebbe avuto tutte le possibilità di tirarsi indietro.
Tutto ciò, a mio avviso, si sintetizza nella parola “irriconoscenza”; di fronte ad essa, le persone per bene spesso scappano via e, a mio avviso, è proprio ciò che ha fatto Moratti; l’ex presidente nerazzurri, scottato da questo attacco incrociato, ha preferito fare un passo indietro, non avvertendo nella nuova dirigenza quella passione che, come dicevo, guidava il suo agire e quello dei suoi collaboratori.
È probabile che questo nuovo corso dia risultati migliori della passata gestione, se non sportivi, sicuramente dal punto di vista finanziario, ciò non toglie che, da appassionato di sport, preferirò sempre quelle persone che investono nel calcio perché guidati dall’amore verso dei colori, perché magari da bambino il proprio papà portava loro allo stadio a vedere la squadra del cuore, a quelle che, invece, acquistano una società per diversificare il proprio business, monetizzando quella che è prima di tutto una passione, almeno per me.





