Real vs Juve: le mie considerazioni.

da | Mag 14, 2015 | Sport | 1 commento

Sarebbe facile, anzi, mica tanto, vista la mia avversione verso la Juventus, incensare l’impresa compiuta ieri sera dagli uomini di Max Allegri al Santiago Bernabeu. Aldilà della mia diversa fede calcistica, quando parlo di calcio, mi piace affrontare l’argomento in un modo che esula dal tifo, in quanto prima ancora che tifoso del Milan, mi ritengo un appassionato di calcio.

Premesso ciò, credo che ci siano una serie di considerazioni da fare.

La prima, a mio avviso, ha a che vedere con i diversi stimoli che le due squadre avevano, soprattutto per quanto concerne la gara di andata. Sembra assurdo parlare di mancanza di stimoli al cospetto di una semifinale di Champions, se però osserviamo i dati o disponiamo di una discreta memoria, scopriamo che il Real era alla quinta semifinale consecutiva e veniva dallo storico successo della Décima appena un anno fa. Persino i tifosi delle merengues hanno mostrato un interesse tiepido con la Casa Blanca costretta a restituire circa 1200 tagliandi per il match d’andata allo Juventus Stadium.

Al contrario la Juve non disputava una semifinale dal 12 anni, occasione in cui la squadra allora allenata da Marcello Lippi sfiorò il successo battuta ai rigori dal Milan. Se invece guardiamo all’ultima vittoria, bisogna tornare indietro alla stagione 95/96, 19 anni fa, in quell’occasione i rigori sorrisero ai bianconeri che si imposero nella finale di Roma sull’Ajax.

Capirete che sul piano degli stimoli non c’era partita e la disponibilità al sacrificio, a certi livelli conta, eccome se conta.

Una seconda considerazione va fatta dal punto di vista tattico. In molti hanno denunciato un Real sfilacciato dimostrando di seguire poco il calcio internazionale; si sa, in questo noi italiani siamo molto autoreferenziali, ci sono ancora milioni di persone in questo Paese che ritengono il nostro campionato il più duro e persino il più difficile e bello. Dico questo perché Il Real ha dovuto rinunciare per gran parte di questa stagione, compresa la doppia sfida alla Juve, a Luka Modrić, vero metronomo del centrocampo madridista e collante delle due fasi. Senza il suo ordine e le sue geometrie, il Real è apparso molto slegato tra i reparti, poco rapido nel rintanarsi quando c’era da difendere e meno capace del solito nel rifornire in velocità, e con giusti palloni, i fuoriclasse assoluti che ha davanti. Certo, quando si ha la disponibilità economica  e la rosa del Real sembrerebbe bislacco nascondere un insuccesso dietro un’assenza, va però ricordato che in una squadra strapiena di talento ma probabilmente assemblata male, l’assenza di un cucitore di gioco, un uomo che tenga la squadra più corta e che faccia da collante tra difesa ed attacco è ben più importante dell’assenza di qualsiasi altro dei talenti in campo, CR7 escluso.

Sicuramente poi alcune scelte di Carlo Ancelotti non hanno convinto, su tutte quella di schierare Sergio Ramos nella gara d’andata in mezzo al campo. Questo, a mio avviso, è sintomo di una  divergenza di vedute tra Florentino Perez ed il mister italiano. L’impressione è che Perez abbia due chiodi fissi: quello di prendere il campione di turno ogni anno, infischiandosene delle reali esigenze della squadra, e  quello di rendere il Real più spagnolo, seguendo la strada tracciata dal Barcellona.

Il primo capriccio ha portato agli arrivi negli ultimi anni di Gareth Bale, sacrificando Mesuth Özil, finito all’Arsenal, e quello di James Rodriguez che ha preso il posto di Ángel Di María, accasatosi al Manchester United. Riguardo Bale, l’impressione è che giochi troppo avanti e che ciò gli impedisca di sprigionare la sua immensa progressione, insomma, è come se gli avessero tarpato le ali. Riguardo James Rodriguez, invece, la mia impressione è che il suo modo di far calcio cocci con quello di Cristiano Ronaldo, leader tecnico e carismatico della squadra: il colombiano, talento eccellente, è un 10 vecchia scuola, ossia tanta tecnica ma scarsa progressione, a mio modo di vedere Di Maria era un calciatore più adatto per questo Real, persino quando veniva schierato a centrocampo. Diciamo che è un errore che Florentino Perez commise anche all’epoca dei galácticos, dove si rifiutava categoricamente di prendere difensori di livello preferendogli l’ennesimo talento da schierare sulla trequarti. Per gli esteti del calcio, così così per gli uffici marketing, le scelte di Perez fanno sognare, peccato si rischi di tanto in tanto di svegliarsi tutti sudati in preda al panico. Fanno sorridere poi i rimpianti della stampa spagnola su Morata, il talento spagnolo in questo Real non giocherebbe mai, così come non giocherebbe praticamente nessuno dell’attuale rosa della Juve, il problema non sono certamente il livello dei calciatori in rosa.

Il secondo capriccio di Perez, come dicevo, attiene al rendere più spagnolo il suo Real. Florentino dovrebbe capire che i veri artefici dei successi della Spagna campione del mondo e d’Europa o hanno la maglia blaugrana, o sono ad oggi copie sbiadite di quello che furono. Mi riferisco essenzialmente a Casillas, anche ieri non impeccabile nell’occasione del gol di Morata e protagonista di una stagione tutt’altro che memorabile. Capisco la riconoscenza, ma una squadra come il Real non può permettersi un portiere del genere, non scordiamo che lo stesso portiere 12 mesi fa, con una sua papera, stava per regalare la coppa agli acerrimi nemici dell’Atletico. Inutile dire, poi, che l’aver regalato Diego Lopez al Milan, anch’egli spagnolo ma poco in vista sia dai media che dagli addetti ai lavori, sia stato un errore da dilettante, soprattutto se per sostituirlo è arrivato Keylor Navas, discreto portiere contraddistintosi al mondiale per parate più figlie della fortuna che del talento. Il sogno di rendere più spagnolo il Real porta in dote anche calciatori come Carvajal, resosi protagonista all’andata dello stupido fallo da rigore su Tevez, prodotto della Cantera del Real, il Real Madrid Castilla, che anche il prossimo anno giocherà in Segunda B, ossia l’equivalente della nostra Serie C italiana, nonostante investimenti a sei zeri, o come Illarramendi, prelevato dalla Real Sociedad due estati fa per 39 milioni di euro, mai giustificati dalle sue prestazioni in campo, al punto da preferirgli un difensore come Sergio Ramos nel suo ruolo naturale.

In questi errori di valutazione credo abbia influito il profilo aziendalista di Ancelotti, uno che non si è mai fatto comprare i calciatori dal presidente di turno puntando i piedi, insomma, non un Mourinho o un Mancini. Ricordo che alla prima stagione al Chelsea, dichiarò che non gli serviva nessuno, la squadra era buona così, suscitando lo stupore dei media e di Abramovich; quella squadra, in Inghilterra vinse il double, tanto per ricordarlo.

Infine, non va a mio avviso trascurato il fato. Odio parlare di cabala, l’esoterismo mi affascina ma rapportato al calcio quasi mi infastidisce, preferisco dare una qualche logicità alle cose anche se la notte di Istanbul mi ha insegnato, ahimè, che non a tutto può essere data una spiegazione. Ieri si è parlato di una Juve che se l’è giocata alla pari e che ha avuto anche grandi chance di vincere. Riguardando la partita però si può evincere che nel primo tempo il Real ha avuto sei palle gol nitide contro le zero della Juve e che nel secondo tempo, le due uniche e vere occasioni della Juve, quelle di Marchisio e Pogba, alternate alle numerose opportunità delle merengues, sono arrivate dopo il pareggio bianconero, viziato, tra l’altro, da un fallo di Chiellini su Casillas, ossia quando il Real si è lanciato disperatamente in avanti per portare la partita almeno ai supplementari. Va dato atto alla Juve di essersi difesa bene, ma il Real deve prima di tutto rimproverarsi delle tante occasioni sciupate. Continuando con la cabala, è probabile che il Real abbia pagato dazio dopo il rocambolesco finale di partita della finale dello scorso anno, scusate il gioco di parole, che gli permise di conquistare la sua decima Coppa Campioni della propria storia.

L’arbitraggio, infine, è stato di buon livello, manca probabilmente un secondo rigore al Real per fallo sul Chicharito Hernández ma nel complesso la prestazione offerta da Eriksson è stata senza dubbio superiore a quanto mostrato da Atkinson, resosi protagonista all’andata di diverse interpretazioni contestabili da ambo le parti.

Appuntamento allora a Berlino per 6 Giugno, dove il Barcellona di Messi, Suarez e Neymar sfiderà la Juve in un match che appare, anche stavolta, senza storia. Alla squadra di Allegri l’onere e l’onore di dimostrare di non essere arrivati lì quasi per caso, grazie ad un’urna mai così utilizzata (In passato i sorteggi erano stati effettuati soltanto per gli ottavi ed i quarti) nel corso di un’edizione della Champions.

 

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Due foto emblematiche della notte di Madrid: in alto la delusione di Cristiano Ronaldo, in basso la corsa della Juve sotto la curva per ringraziare i tifosi.

 

 

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