Singapore, l’inflazione fa capolino in Asia (e non sarà transitoria).

da | Gen 26, 2022 | Politica economica | 0 commenti

Negli scorsi mesi abbiamo lungamente parlato del dilemma inflazione, in particolare delle difficoltà legate all’interpretazione del fenomeno da parte dei banchieri centrali di tutto il mondo, ossia sul suo essere o meno transitoria.

Il 2021 si era concluso con una presa di coscienza abbastanza netta: l’inflazione è qui per restare.

E se qualcuno avesse avuto ancora dubbi a riguardo, ecco arrivare la certificazione di Monetary Authority of Singapore (MAS), la Banca Centrale della città-stato asiatica, tra gli istituti più coerenti nel panorama internazionale, che nella giornata di ieri ha annunciato a sorpresa un inasprimento del tasso di apprezzamento della sua fascia di policy.

Si è trattato del primo intervento anti-ciclico da sette anni: il precedente risale al gennaio del 2015, quando il MAS operò un allentamento della sua politica monetaria per fronteggiare il crollo del prezzo del petrolio.

L’ampiezza della banda, nota anche come tasso di cambio effettivo nominale (S$NEER), e il livello a cui è centrata rimarranno invece invariati.

Una breve digressione: la massima autorità di politica monetaria di Singapore, a differenza di tante altre banche centrali, gestisce la politica monetaria attraverso l’impostazione del tasso di cambio e non dei tassi di interesse, lasciando, in altre parole, che il dollaro locale oscilli nei confronti delle valute dei suoi principali partner commerciali all’interno di una fascia non divulgata.

Con questa mossa, come detto improvvisa, il MAS mira ad anticipare quanto la Federal Reserve dovrebbe annunciare nelle prossime ore e quanto, più o meno esplicitamente, si avviano a fare gran parte dei banchieri centrali, con l’obiettivo ultimo di proteggere l’economia del Paese, estremamente votata al commercio, e dunque altamente suscettibile alle oscillazioni dell’inflazione globale.

In realtà, vi sarebbero anche motivazioni di natura interna: lunedì, un rapporto del governo ha mostrato come i prezzi al consumo abbiano raggiunto il massimo da otto anni. In particolare, a destare preoccupazione sono i costi dell’energia e dei prodotti alimentari.

A tal proposito, il MAS prevede che l’inflazione core sia del 2,0-3,0% quest’anno, rispetto all’1,0-2,0% previsto lo scorso ottobre. L’inflazione complessiva dovrebbe invece essere nell’ordine 2,5-3,5%, la precedente previsione parlava di 1,5-2,5%.

Molti economisti prevedono un ulteriore passo in questa direzione già in aprile.

L’impressione generale è che i timori inflazionistici, lo scorso anno circoscritti ad Europa e Stati Uniti, stiano rapidamente facendo capolino in Asia, persino in Giappone, Paese affetto, ormai da due decenni, da una incurabile deflazione.

Il 2022 dovrebbe essere per Singapore l’anno del rientro, sia per quanto concerne la politica monetaria, che quella fiscale, con il Governo che, per contrastare gli effetti della pandemia, ha messo in campo negli ultimi due anni oltre cento miliardi di dollari australiani.

Dopo il tonfo del 2020 (-5.4%), il rimbalzo nel 2021 è stato importante (+7.2%), la crescita più alta registrata in oltre un decennio, e per il 2022 ci si attende una ulteriore crescita nell’ordine dei 3-5 punti percentuali, in linea con quanto ipotizzato in precedenza.

La crescita, finora guidata dal commercio e dai servizi, dovrebbe infatti estendersi quest’anno ai settori a orientamento domestico e ai viaggi, man mano che le restrizioni COVID-19 saranno allentate. A tal proposito, si ricorda che Singapore ha vaccinato l’88% dei suoi 5,5 milioni di abitanti e il 55% ha già ricevuto la dose di richiamo.

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