Proprio così, l’inversione della politica monetaria è cominciata.
La maggior parte delle banche centrali del mondo stanno lentamente allontanandosi dalle loro posizioni estremamente accomodanti resesi necessarie per combattere gli effetti della pandemia.
Lo scorso giovedì è stato il turno della Corea del Sud, che segue quanto già prodotto il giorno precedente dalla Nuova Zelanda ed il mese scorso dal Canada. Nel frattempo le aspettative di Bank of England sono passate da tagli dei tassi entro la fine del 2022 ad un loro aumento, Reserve Bank of Australia ha fissato a luglio la scadenza per decidere se estendere ulteriormente gli acquisti, mentre gli investitori hanno quasi abbandonato la previsione di ulteriori riduzioni della Banca Centrale Europea, da cui, al contrario, ci si aspetta una flebile stretta alla fine del 2023. In attesa che la Federal Reserve faccia le sue mosse dopo gli incoraggianti dati economici statunitensi.

Una decisione a mio modo di vedere corretta, le prospettive di crescita dell’economia mondiale migliorano, gli sforzi compiuti sul fronte vaccini stanno dando i risultati sperati, è dunque giunto il momento di un’uscita ordinata dalla precedente impostazione emergenziale.
Com’è prassi, tale inversione coinvolgerà innanzitutto la riduzione degli acquisti di obbligazioni e degli altri asset, successivamente sarà la volta di un aumento dei tassi.
Si tratterà di un processo graduale e piuttosto lungo, il rischio che un’inversione troppo frettolosa possa soffocare la crescita non è da sottovalutare, così come sarà importante monitorare il tanto agognato ritorno dell’inflazione, da molti visto soltanto come transitorio.
Se le cose procedono meglio di quanto previsto tra i Paesi sviluppati, lo stesso non si può dire degli emergenti, in cui il quadro, complice il processo vaccinale più lento, appare più frammentato.
Così, mentre Russia, Turchia e Brasile hanno già invertito la tendenza – probabilmente esagerando – e la banca centrale ungherese ha recentemente dichiarato di essere pronta ad un inasprimento monetario, People’s Bank of China ed altre continuano a mantenere una linea più attendista, complice anche un nuovo aumento dei contagi.
Se la Fed, come sembra, dovesse accelerare sul tapering, la situazione per loro rischia di diventare ancor più complicata.
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