Coronavirus, la trasformazione di Christine Lagarde in Mario Draghi è in atto.

da | Mag 1, 2020 | Coronavirus, Politica economica | 0 commenti

Christine Lagarde
Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea.

È una Christine Lagarde diversa dal solito quella andata in scena ieri durante la consueta conferenza che segue la riunione mensile del board della Banca Centrale Europea.

La Presidente della BCE è infatti apparsa ansiosa, molto concentrata nella scelta delle parole e, per questo, eccessivamente ingessata nella lettura dei fogli che aveva davanti, riducendo al minimo qualsiasi velleità di parlare a braccio.

La volontà era chiara, non commettere errori nella comunicazione. Vocaboli ed espressioni, su tutti quel “Believe me”, sono sembrati essere presi in prestito dal suo predecessore Draghi, da cui, nella sua prima conferenza stampa alla guida dell’Eurotower, Christine Lagarde dichiarò di volersi discostare.

E così, mentre circa due mesi fa l’ex Presidente del Fondo Monetario Internazionale dichiarava “We are not here to close spreads”, scatenando una bufera senza precedenti nella seppur breve storia dell’Istituzione, ieri, riferendosi ai programma APP (asset purchase programme) e PEPP (Pandemic emergency purchase programme), si affrettava a dire che essi proseguiranno “By as much as necessary and for as long as needed”. Un’inversione netta, ad U, impossibile da non notare.

In altri termini, dunque, Il messaggio dato ieri da Christine Lagarde agli investitori non è stato dissimile dal “Whatever It takes” di Draghi: qualunque cosa accada durante l’epidemia di Covid-19, la Banca Centrale Europea è pronta ad adeguare i suoi strumenti finanziari per assicurare che i Governi possano continuare a finanziarsi a tassi ragionevoli e le banche possano continuare a pompare credito nell’economia reale.

Per il momento, la scelta operata dalla BCE è stata quella di concentrarsi esclusivamente sul sistema bancario, riducendo il tasso di finanziamento di 25 punti base a un minimo dell’1%, per quanto riguarda i prestiti a basso costo concessi alle banche, anche note con l’acronimo di TLTRO III (Targeted Longer Term Refinancing Operations), e lanciando un nuovo programma, definito PELTRO (Pandemic Emergency Longer Term Refinancing Operations), il quale consisterà in 7 operazioni di rifinanziamento addizionali in partenza da maggio, che si occuperà di prestare denaro a un tasso di 25 punti base al di sotto dei tassi applicati attualmente sulle operazioni di rifinanziamento principali (adesso 0%).

Fonte: Bloomberg

Obiettivo di questo nuovo dispiegamento di forze, come chiarito dalla stessa Presidente dell’Eurotower, è finanziare l’economia reale; bisognerà capire se, e in che misura, le banche accoglieranno l’invito a prestare denaro, senza temere che un’eccessiva esposizione non spaventi gli investitori circa la loro solvibilità, soprattutto quando la crisi sarà finita.

Restano per il momento invariati i tassi di interesse: il tasso di rifinanziamento principale, cosiddetto “refi” resta fermo allo 0%, quello sui prestiti marginali allo 0,25% e quello sui depositi a -0,50%.

Stesso discorso per il programma di Quantitative Easing da 750 miliardi di euro, ribattezzato un mese fa PEPP (Pandemic emergency purchase programme), sottolineando però come l’Istituzione sia pronta a sfruttarne la flessibilità o ampliarlo in dimensione, sia in durata che nella sua composizione.

Alla luce del declassamento dell’agenzia Fitch operato nei confronti dell’Italia, portando il giudizio circa la solvibilità del nostro debito pubblico a BBB-, un solo livello sopra lo status “junk”, la BCE ha poi suggerito di essere disposta a prendere in considerazione l’acquisto persino di obbligazioni cosiddette “spazzatura”.

Come detto in precedenza, la BCE ha comunicato di essere disposta a fare tutto quanto è in suo potere per sostenere l’Eurozona.

Del resto, i dati economici dell’Eurozona sono disastrosi: -3,8% nel primo trimestre rispetto al precedente, con un crollo previsto del PIL per il 2020 che dovrebbe andare da -5% fino a -12%. Anche il tasso di inflazione è visto allo 0,4%, dunque assai distante dal target “al di sotto ma vicino al 2%”, consentendo quindi all’Istituzione di mantenere una politica monetaria estremamente accomodante.

Che tutto ciò sarà sufficiente al momento è difficile dirlo, del resto, la crescita economica non rientra tra gli obiettivi previsti dal suo statuto – ricordiamolo, l’unico obiettivo previsto dal mandato è la stabilità dei prezzi – spetta ai Governi agire in tal senso.

Sicuramente gli sforzi della BCE nel tenere bassi gli spread permetteranno ai Governi maggiormente indebitati di risparmiare denaro sul costo degli interessi, liberando così risorse per combattere l’emergenza, ciò nonostante, come detto per le banche, i problemi potrebbero arrivare dopo, quando l’emergenza sarà conclusa.

La discussione sul “Recovery Fund”, infatti, lo strumento che dovrebbe scongiurare proprio questo, è ancora in alto mare, tra chi ritiene che esso debba assumere la forma di sovvenzioni (Francia, Italia, Spagna e Portogallo) e chi di semplici prestiti (Germania e Olanda). Inutile dire che, se dovesse prevalere questa ultima tesi, ad emergenza conclusa, il già enorme debito pubblico del nostro Paese, che l’emergenza coronavirus renderà con ogni probabilità insostenibile, sarà certamente un problema, e non solo per l’Italia.

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Note: per la trascrizione completa della conferenza clicca qui.

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