Fed-Powell
Il Presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.

Cambia la strategia. Può essere riassunto così l’esito della riunione del board della Fed conclusasi ieri.

Di quanto era stato previsto in dicembre non rimane granché.

Dei due aumenti dei tassi previsti per quest’anno non c’è più traccia (11 voti su 17) mentre dei successivi due in programma tra il 2020 ed il 2021 ne resta soltanto uno.

Osservando i “dots” si evince che la mediana è calata a 2.625%, corrispondente ad un intervallo dei tassi al 2.50-2.75% (ricordiamo sempre che la Fed, a differenza della BCE, usa un intervallo, non un valore puntuale) e che il livello neutrale dei tassi rimane a 2.75%, quando invece, in dicembre, si ipotizzava che esso sarebbe salito a 3-3.25% nel 2021.

Fed-dots
Fonte: Bloomberg

Detto del cambio di prospettiva sui tassi, l’altro annuncio importante della Fed attiene alla conferma della fine in settembre della riduzione del suo vasto portafoglio di asset (4mila miliardi di dollari), eredità del piano di Quantitative Easing resosi necessario per combattere la crisi finanziaria del 2008, con un primo ridimensionamento in programma già in maggio.

In sintesi, la parola d’ordine per Powell, seguendo a ruota quanto dichiarato da Draghi nell’ultima riunione della BCE, è “prudenza”.

A differenza infatti di quanto queste decisioni farebbero pensare, l’economia americana continua ad andar bene: le proiezioni di crescita, occupazione e inflazione non hanno subìto rilevanti modifiche rispetto alle precedenti rilevazioni; permangono invece le incertezze sul fronte internazionale (rapporti commerciali con la Cina e Brexit su tutti) che non consentono al momento né di continuare con strette, come era stato ipotizzato nei mesi scorsi, né ripercorrere la strada degli allentamenti.

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