Mario-Draghi
Il Governatore della BCE, Mario Draghi.

Si è tenuta ieri la consueta riunione mensile della BCE da cui sono emerse importanti novità sulla politica monetaria dell’Eurozona per i mesi a venire.

Le tensioni tra Stati Uniti e Cina, il nodo Brexit, nonché la recessione italiana e il difficile periodo per l’industria automobilistica tedesca, sono i principali motivi addotti da Draghi per giustificare le decisioni prese all’unanimità dal board che hanno sorpreso gli investitori, i quali non si aspettavano un cambio di passo così repentino.

Proviamo ad analizzarle punto per punto.

Tassi fermi.

Rispetto a quanto previsto in precedenza, i tassi resteranno invariati fino alla fine del 2019, prorogando dunque la precedente scadenza fissata per il prossimo settembre. Draghi, dunque, concluderà il suo mandato che, ricordiamolo, si concluderà il prossimo 31 ottobre, con un curioso record, quello di essere il primo governatore della storia della BCE a non aver mai alzato il costo del denaro.

Nominato il 1 novembre 2011, con il tasso di riferimento all’1.5% – l’ultima stretta fu del suo predecessore, Jean-Claude Trichet, (da 1.25 a 1.5%), per altro assai criticata perché secondo gli osservatori non seppe leggere l’incombente crisi dell’Eurozona – Draghi ha da allora operato ben otto tagli, fino a portarlo, il 16 marzo 2016, a zero e quello sui depositi addirittura sotto zero, a -0.4%.

Con questa mossa Draghi ha di fatto allineato la forward guidance a quanto già scontato dai mercati finanziari che non prevedevano rialzi dei tassi fino al 2020.

Da questa decisione scaturisce anche il conseguente spostamento in avanti del reinvestimento integrale del capitale rimborsato sui titoli in scadenza del Quantitative Easing, dato che esso era previsto per “un prolungato periodo successivo al primo rialzo dei tassi.”

Tltro III

Le stime riviste al ribasso riguardo la crescita reale dell’Eurozona (1.1% rispetto all’1.7% di dicembre) hanno portato alla vera e propria sorpresa di giornata: il ritorno delle Tltro.

Le Tltro (long term refinancing operation) sono uno strumento non convenzionale di politica monetaria della BCE che consiste nella concessione di prestiti alle banche a condizioni più favorevoli di quelle offerte dal mercato, allo scopo di aumentare l’erogazione di prestiti a famiglie e imprese.

Dopo quella del 2014, messa in campo per riparare la frammentazione del mercato, e quella del periodo giugno 2016 – marzo 2017, consistita in 4 aste, ciascuna con scadenza a 4 anni, che ha erogato complessivamente 720 miliardi, 240 dei quali a banche italiane, ecco la Tltro III: 7 aste dal settembre 2019 a marzo 2021, ciascuna delle quali con scadenza a 2 anni.

I dettagli di questa nuova tranche di rifinanziamenti saranno resi noti nei mesi a seguire ma appare chiaro sin da subito che l’obiettivo è evitare che le banche utilizzino, come in passato, tale strumento per accrescere gli investimenti in titoli del Tesoro, sì meno rischiosi ma meno utili alla ripresa.

L’obiettivo è l’economia reale, far sì che dei tassi bassi beneficino soprattutto famiglie e imprese, spronando così la crescita e la convergenza dell’inflazione sul target di medio termine fissato, com’è noto, ad un livello prossimo al 2%.

Tirando le somme, la BCE continua ad essere accomodante lasciando presagire che la normalizzazione della propria politica monetaria avverrà soltanto dopo la normalizzazione dell’inflazione.

Le reazioni.

I falchi, da un lato, contestano questa decisione, ritenendo che dopo un’espansione monetaria decennale, solo una normalizzazione dei tassi (stretta monetaria) possa aiutare una normalizzazione dell’economia dell’Eurozona; le colombe, dall’altro, la contestano a loro volta, credendo che siano necessarie forme di espansione monetaria ancor più aggressive, come l’innalzamento dell’obiettivo inflazionistico, un aumento della liquidità creata o ulteriori riduzioni del livello dei tassi.

La BCE resta dunque nel mezzo, proseguendo la via della pazienza: solo quando l’espansione monetaria avrà generato effetti duraturi sull’economia reale (aumento salari nominali e sui prezzi al consumo) sarà possibile valutare il da farsi. A tale scopo è importante che la BCE mantenga la sua credibilità, che agli annunci seguano provvedimenti e che gli impegni siano di volta in volta rivisti alla luce di nuovi dati, insomma, ciò che magistralmente sta facendo Mario Draghi.

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