Mark-Carney

Mark Carney, Governatore di Bank of England.

Bank of England ha deciso di rompere gli indugi e, con una stretta di un quarto di punto, nella giornata di ieri, ha riportato i tassi ai massimi dal 2009, allo 0.75%.

La decisione, seppur ampiamente prevista, non ha mancato di far discutere in quanto, oltre al rebus Brexit, ancora lontano dall’essere risolto, si è ora aggiunta la guerra commerciale tra USA e Cina, che rischia di minare la crescita globale.

Insomma, la decisione presa quest’oggi dal board di BoE, per altro, a sorpresa, con voto unanime (9 voti a 0), è stata vista dai critici come un azzardo data la già balbettante crescita fatta registrare dal Regno Unito nel primo trimestre dell’anno.




La mia impressione è che Mark Carney, Governatore di Bank of England, si sia stufato di essere di fatto dipendente dall’operato del governo di Theresa May, il quale, salito in carica con il compito di tener fede al risultato emerso dal referendum, sta in realtà dimostrando, mediante dimissioni e passaggi a vuoto, quanto fossero inconsistenti le mirabolanti promesse fatte dai fautori del “leave”, al punto da far aleggiare l’ipotesi che un nuovo referendum, magari più incentrato sulla realtà dei fatti che sulla propaganda, sia necessario.

In fondo, ciò che viene richiesto ai banchieri centrali nella moderna teoria economica è la stabilità dei prezzi, se nel Regno Unito l’inflazione, a causa dell’incremento dei salari, ai massimi da 42 anni, è vista in rialzo, perché egli dovrebbe evitare di tener fede al proprio statuto impelagandosi in questioni politiche che non gli competono?

Ciò nonostante, Carney ha ammesso che ulteriori movimenti nei prossimi 6-8 mesi – ricordiamo che il termine ultimo per Brexit è fissato per il 29 marzo 2019 – appaiono improbabili e che un nuovo incremento dei tassi dovrebbe avvenire dunque solo nel primo trimestre del 2020.

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Qualcun altro, poi, ha visto questo rialzo come un segnale di fiducia al buon esito dei negoziati su Brexit, come a dire, nonostante tutto, un accordo alla fine si troverà.




Nessuno però, ad oggi, può avere certezze a riguardo, un accordo, a meno che con esso non si intenda una vera e propria resa all’UE, appare a mio avviso improbabile, né tantomeno si possono conoscere quante e quali insidie il futuro riserverà al Regno Unito e al mondo intero, come amo spesso ripetere,  in un mondo globalizzato, qualsiasi fatto o evento rischia di avere ripercussioni importanti sul resto dell’economia globale.

Dunque, anziché star qui ad avanzare ipotesi campate in aria, forse è meglio aspettare il corso degli eventi, noi, a differenza del povero Carney, possiamo permettercelo.

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