Brexit, il nodo Irlanda: facciamo il punto.

da | Mag 2, 2018 | Politica economica, Tutto Su Brexit | 0 commenti

Cartina-Irlanda

Uno dei maggiori nodi da sciogliere nella trattativa Brexit: il confine tra Repubblica d’Irlanda ed Irlanda del Nord.                  Credits: Bloomberg

Uno dei nodi più difficili da sciogliere riguardo la vicenda Brexit, sul quale, per altro, ho già abbondantemente scritto in passato, è rappresentato dal confine tra l’Irlanda, membro dell’Unione Europea e dell’Eurozona, e l’Irlanda del Nord, membro del Regno Unito, il quale rappresenta l’unica frontiera “fisica” tra le due parti in causa. A circa un mese dalla scadenza che UE e Regno Unito si sono date per dirimere la questione – giugno 2018 -proverò con questo articolo a fare il punto sulla questione. Innanzitutto, un po’ di storia: da dove nasce il confine tra il sud ed il nord Irlanda?

L’isola fu divisa nel 1921 come parte di un accordo di pace tra il governo britannico e i ribelli irlandesi in cerca di indipendenza. Come parte dell’accordo –  l’Irlanda del Nord, dove la popolazione è maggiorenne protestante, rimase con Inghilterra, Scozia e Galles parte del Regno Unito mentre la parte meridionale dell’isola, per lo più cattolica, divenne lo stato irlandese libero e raggiunse la piena indipendenza nel 1948. Quest’ultima, nel 1999, a differenza del Regno Unito e quindi dell’Irlanda del Nord, decise di abbandonare la sterlina e adottare l’euro come propria valuta. Il confine tra le due Irlanda, che si snoda attraverso la campagna per circa 500 km dividendo fiumi, campi e persino alcune case è aperto, insomma, è un non-confine, in quanto le persone e le merci sono libere di attraversare avanti e indietro. Gli unici cambiamenti di cui ci si accorge sono i segnali stradali e, come detto, la diverse valuta. Con la vittoria del fronte del “leave”  al referendum su Brexit del 23 giugno di quasi due anni fa, la condizione di un confine osservabile soltanto sulle cartine geografiche, pare destinata a cambiare.

Il dibattito.

L’Unione Europea, per bocca del responsabile dei negoziati sulla Brexit, Michel Barnier, vorrebbe che l’Irlanda del Nord restasse nell’Unione Doganale, in modo da non compromettere i fitti scambi commerciali vigenti tra il nord ed il sud del Paese. Questa soluzione è assai sgradita al Governo di Sua Maestà, al punto da essere vista come una minaccia alla tenuta costituzionale del Regno Unito. “Irricevibile!” – questa l’espressione utilizzata dal Premier Theresa May, impossibilitata dall’accettare soluzioni diverse per i membri del Regno Unito, l’Irlanda del Nord da una parte, che, come detto, resterebbe membro dell’Unione Doganale, e Inghilterra, Scozia e Galles, dall’altra, che ne resterebbero fuori. L’alternativa proposta dall’UE, nel caso di mancato accordo, è la lapidaria creazione di un confine di frontiera. Come ammesso dalla stessa May qualche settimana fa, spetta al Regno Unito offrire soluzioni percorribili. Al momento, secondo beni informati, le opzioni sul tavolo sarebbero le seguenti:

Opzione A.

La soluzione preferita dal Regno Unito – nota come opzione A – consisterebbe nell’utilizzare un nuovo accordo di libero scambio e doganale con l’UE per evitare la necessità di tariffe e controlli delle merci al confine tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord. Tale accordo, secondo il Governo inglese, dovrebbe coinvolgere il Regno Unito nella sua interezza, di diverso avviso Bruxelles, che mira ad una soluzione da applicarsi esplicitamente all’Irlanda del Nord, solo successivamente si potrà discutere di un accordo con il Regno Unito.

Opzione B.

Nel caso di fallimento (prevedibile) dell’opzione B, il Regno Unito prospetterà soluzioni tecnologiche al fine di ridurre al minimo i controlli sulle merci alla frontiera. Così si intenda per “soluzioni tecnologiche” – si è parlato per esempio di droni – non è ancora chiaro, più probabile che si arrivi ad una proposta a metà tra le due opzioni.

Al momento, l’UE, seppur Barnier dica di star lavorando notte e giorno al buon esito delle trattative, appare ferma alla posizione di partenza, poco disposta a raggiungere soluzioni di compromesso. Per tali ragioni le autorità europee insistono sulla necessità di un “backstop”, ossia di un punto di non ritorno nel caso in cui le proposte portate sul tavolo dal Regno Unito non dovessero soddisfare. Del resto, chi ha preso la decisione di uscire dall’Unione Europea è stato il Regno Unito, non viceversa. Per restare informati su Brexit e per non perdere le future pubblicazioni, vi invito ad iscrivervi alla newsletter o a mettere un like alla mia pagina Facebook, grazie! SalvaSalva SalvaSalva

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