Svezia, gli effetti collaterali del cashless.

da | Mar 9, 2018 | Politica economica | 0 commenti

Stefan-Ingves-Riksbank-Svezia

Il Governatore di Riksbank, la banca centrale svedese, Stefan Ingves.

Circa un anno fa scrissi un articolo dal titolo “Aboliamo il contante!” descrivendo, con dovizia di particolari, gli innumerevoli vantaggi che un provvedimento del genere avrebbe portato all’economia italiana, a fronte di pochi e transitori disguidi.

Quante volte vi siete imbattuti in un negoziante che ha storto il naso alla vista della vostra carta chiedendovi se era possibile ricevere quanto dovuto in contanti? Io spesso, al punto da sentirmi a disagio se non ho abbastanza cash nella tasche.

C’è un Paese in Europa, invece, il primo ad introdurre, nel 1661, le banconote, in cui le cose stanno esattamente all’opposto; un Paese in cui la maggior parte delle filiali bancarie ha smesso di gestire denaro contante e dove non è raro osservare all’entrata dei negozi un cartello su cui campeggia la scritta “No cash accepted”: la Svezia.

Il denaro in circolazione, infatti, è sceso al livello più basso dal 1990 ed ha superato di oltre il 40% il picco fatto registrare nel 2007. Per altro, il 2016 ed il 2017 erano già stati gli anni in cui i cali erano stati i più alti mai registrati. Secondo un sondaggio di Insight Intelligence dello scorso mese, citato da Bloomberg, solo il 25% degli svedesi ha pagato in contanti almeno una volta alla settimana nel 2017, rispetto al 63% di soli quattro anni fa, mentre il 36% ha già smesso completamente di utilizzarlo o lo utilizza una o due volte l’anno.

Svezia-cashless-riduzione utilizzo contante

Fonte: Bloomberg.

In Svezia è comune l’utilizzo della moneta elettronica persino per le offerte in Chiesa!

Il ritmo a cui il contante sta scomparendo dalle tasche degli svedesi è così sostenuto da cominciare a destare preoccupazione nel Governatore della Riksbank (la banca centrale svedese) Stefan Ingves, il quale sta cominciando a valutare l’ipotesi di obbligare le banche a fornire cash ai propri clienti.




Ma da cosa scaturisce questa preoccupazione?

Tra le motivazioni più evidenti c’è il rischio che una parte della popolazione, quella in età più avanzata, si ritrovi esclusa da questa nuova era digitale.

Ci sono poi questioni meno osservabili, in quanto non attengono alla vita di tutti  giorni, ma che l’operatore pubblico non può permettersi di trascurare; per esempio, il deciso andamento verso il cashless sta di fatto minacciando l’intera infrastruttura di cassa del Paese: in caso di calamità naturale o, più semplicemente, di una qualche defiance del sistema elettronico dei pagamenti, i cittadini si troverebbero impossibilitati persino ad acquistare generi di prima necessità, gettando l’intero Paese nello scompiglio!

Piuttosto interessante, infine, è la considerazione di Ingves sul fatto che la moneta, un mezzo di pagamento pubblico, sia sempre più controllato dai privati, un aspetto da non sottovalutare, che potrebbe persino diventare un problema in situazioni di crisi. A tal proposito, seguendo l’esempio del Venezuela – per cause, va detto, del tutto differenti – sarebbe allo studio della Riksbank l’introduzione di una moneta digitale, la e-krona, che andrebbe ad affiancare e non sostituire ciò che resta delle banconote della corona svedese.

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