Da bambini, quando i nostri genitori volevano impedirci di fare qualcosa, per metterci paura, ci raccontavano che sarebbe arrivato il lupo cattivo o l’uomo nero, oggi, quando il Governo vuole suscitare un effetto analogo su noi cittadini, tira fuori l’ipotesi di una patrimoniale.
Ogni qual volta la sostenibilità del nostro enorme debito pubblico comincia a preoccupare, ecco che una certa parte politica, quella sinistra che, almeno a parole, dice di essere dalla parte degli ultimi, ricicla la proposta di introdurre una patrimoniale, infervorando le destre, da sempre ancorate allo slogan del “Basta mettere le mani nelle tasche degli italiani”.
Com’è ormai noto, il coronavirus, oltre agli effetti drammatici in termini di vite umane direttamente correlati al protrarsi della pandemia, sta avendo conseguenze importanti anche sulla tenuta economica dei Paesi, tanto tra quelli sviluppati, quanto, e soprattutto, tra quelli in via di sviluppo.
È il caso dello Zambia, il primo Paese a rischiare il default a causa della pandemia.
Dalla riunione del board della BCE tenutasi ieri, sebbene conclusasi con un nulla di fatto e con un rimando alla prossima, che si terrà il prossimo 10 dicembre, emerge un segnale chiaro ed inequivocabile: la Banca centrale europea farà di tutto per sostenere l’economia dell’Eurozona.
L’accordo sul Next Generation EU – ex Recovery Fund – raggiunto nella mattinata di ieri dai 27 rappresenta un vero e proprio spartiacque per la storia dell’Unione Europea.
Questo perché, per la prima volta, l’UE, dopo una lunga ed estenuante trattativa, ha deciso di indebitarsi in maniera consistente per finanziare dei trasferimenti verso i propri stati membri, in particolare quelli più colpiti dalla pandemia da Covid-19.
Tv e giornali, con l’ormai detestabile, almeno dal mio punto di vista, linguaggio da stadio tanto in voga sui social, si sono immediatamente interrogati su quale Paese, partito o leader politico abbia vinto o perso questa partita, un approccio che sicuramente farà click e condivisioni, dunque soldi, ma che spoglia il dibattito dell’analisi seria di cui questo storico accordo necessiterebbe.
Sgombriamo dunque immediatamente il campo, non ci sono vincitori né vinti: l’accordo, come sempre accade, è frutto di diversi compromessi che questo articolo si prefigge di raccontare.
Andy Haldane, capo economista del Monetary Policy Commitee di Bank of England.
Il board di Bank of England, riunitosi ieri, con 8 voti contro 1, ha votato per il potenziamento del programma di quantitative easing di ulteriori 100 miliardi di sterline portandolo a 745 miliardi.
Ieri si è tenuta la consueta riunione del board della Federal Reserve statunitense da cui è emersa la decisione unanime di mantenere i tassi invariati (intervallo 0-0.25%) fino alla fine del 2022 allo scopo di contenere gli effetti negativi generati dal Covid-19.