Andy Haldane, capo economista del Monetary Policy Commitee di Bank of England.

Il board di Bank of England, riunitosi ieri, con 8 voti contro 1, ha votato per il potenziamento del programma di quantitative easing di ulteriori 100 miliardi di sterline portandolo a 745 miliardi.

Mai come in questa occasione è importante sottolineare la mancata unanimità in quanto ad essersi schierato contro questo ulteriore alleggerimento monetario è stato il capo economista del Monetary Policy Commitee, Andy Haldane, il quale, evidentemente, ritiene che quanto fatto finora dall’Istituzione sarebbe stato sufficiente a sostenere la ripresa economica del Regno Unito.

È opinione parecchio diffusa infatti che la crisi che stiamo vivendo possa avere un andamento a V, nel senso che, salvo una nuova ondata di contagi, potremmo assistere nei prossimi mesi ad una ripresa piuttosto forte.

Ad ogni modo il dibattito resta aperto, in quanto, è opinione altrettanto diffusa che sarebbe meglio amplificare gli sforzi adesso, anche oltre il dovuto – vedi quanto fatto da BCE, Fed e BoJ – per por ritrarsi se le stime di crescita dovessero migliorare, che affrettarsi successivamente in nuove e probabilmente meno efficaci rincorse.

Di questo avviso sembrano essere gli investitori, i quali, nonostante la promessa del board di far di più, se necessario, hanno disinvestito: il rendimento del Gilt a 10 anni è salito al massimo da sei giorni allo 0.233% e la borsa di Londra ha fatto registrare -0.80%.

Unanime invece la decisione di lasciare i tassi inalterati allo 0.1%.

Ricordiamo che dall’inizio della pandemia Bank of England aveva già tagliato per ben due volte i tassi di interesse portandoli dallo 0.75% allo 0.1%.

Intanto il rapporto debito pubblico – PIL ha superato quota 100 (100.9%) il dato più alto fatto registrare dal 1963, frutto degli enormi sforzi compiuti dal Governo inglese per tamponare gli effetti del coronavirus: si stima che Downing Street stia pagando gli stipendi di ben 12 milioni di cittadini e non sono esclusi ulteriori stimoli in termini di agevolazioni fiscali e investimenti infrastrutturali che potrebbero ulteriormente far lievitare il disavanzo che, per il momento, dati gli sforzi compiuti da Bank of England, resta gestibile.

L’andamento del rapporto debito pubblico – PIL del Regno Unito. Fonte: Bloomberg

La situazione, come più volte ribadito, resta profondamente complessa, non dimentichiamo infatti che le incertezze derivanti dai rischi di una nuova ondata di coronavirus, vanno a sommarsi al rebus che attanaglia ormai da anni il Regno Unito: Brexit.

Mancano soltanto sei mesi per poter trovare un nuovo accordo circa i nuovi rapporti commerciali tra Regno Unito e Unione Europea. Al momento i negoziati hanno fatto registrare scarsi progressi e Oltremanica fanno sapere di non essere intenzionati ad una nuova estensione del periodo di transizione, la cui richiesta, nel caso, dovrà pervenire a Bruxelles entro il 1 luglio.

Insomma, se da un lato gli effetti della pandemia potrebbero impedire una stima puntuale degli effetti derivanti da Brexit, aiutando in questo modo il racconto del Premier Boris Johnson, secondo il quale il Regno Unito otterrà enormi benefici dall’uscita dall’UE, dall’altro il loro mix potrebbe gettare il Paese in una crisi senza precedenti.

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